L’automotive riduce la domanda di acciaio europeo ma i prezzi non crollano

Analisi del prezzo dell'acciaio europeo e delle principali forze di mercato in gioco

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Ferrosi Determinanti dei prezzi

A maggio si è delineato lo scenario che vede l’industria siderurgica europea in affanno a causa della contrazione della domanda, a cui però non sono corrisposte riduzioni importanti nei prezzi di import.
In una situazione di debolezza del mercato ci si aspetterebbe un’importante riduzione del prezzo (se non addirittura un crollo), che però, ad oggi, non è si ancora manifestata. La motivazione risiede nel bilanciamento delle forze in gioco su questo mercato: se da un lato l’automotive, che è l’industria principale che impiega acciaio come input nelle linee di produzione, riduce la domanda di acciaio per via di un mercato debole, dall’altra i produttori tagliano prontamente l’offerta così da sostenere (non si sa per quanto) i prezzi, aiutati anche dall’aumento del prezzo del minerale di ferro.

Grafico 1: Confronto Coils laminati a caldo e quotazione minerali di ferro Spot (CME)

Confronto Coils laminati a caldo e quotazione minerali di ferro Spot (CME)

Dal grafico proposto emerge chiaramente come il prezzo in euro dei coils laminati a caldo importati in Europa sia generalmente più stabile rispetto a quello del suo principale “ingrediente”, ovvero il minerale di ferro (deviazione standard quasi quadrupla se consideriamo le serie dal 2005). I coils, a maggio, si trovano ancora sul trend di lungo periodo iniziato nella prima metà del 2016, tendenza che sembra non essersi interrotta nonostante la lieve flessione congiunturale fatta registrare lo scorso mese (-2,93%). Il minerale di ferro spot invece sconta ancora lo shock negativo dell’offerta, che da dicembre a maggio ne ha incrementato il valore in euro del +43,15%.

Le forze di mercato

La contrazione della domanda

Secondo un recente rapporto pubblicato da ACEA (European Automobile Manufacturers’ Association), tra gennaio e aprile di quest’anno le vendite di automobili in Europa sono diminuite del -2,6% rispetto allo stesso periodo del 2018.

Come mostrato nel grafico, la Germania è il primo esportatore mondiale di autoveicoli (automobili, autobus e roulotte), con vendite per un valore di quasi 160 miliardi di dollari nel 2018 (fonte Exportplanning). Il comparto tedesco dell'automotive, dopo il Dieselgate e il ritardo nella conversione della produzione verso i veicoli elettrici e ibridi, sta oggi attraversando una fase critica caratterizzato dalla riduzione della domanda, e che si traduce nella conseguente riduzione della domanda di acciaio da impiegare nei processi industriali.

I tagli all'offerta

A controbilanciare l’effetto che avrebbe dovuto avere la riduzione della domanda sul prezzo dell’acciaio sono stati i tagli tempestivi nella produzione. L’impresa leader mondiale nella produzione di acciaio, ArcelorMittal,secondo quanto riportato da Bloomberg nell’articolo “Steelmaker ArcelorMittal Cuts Production on Slumping Demand” e da Reuters nell’articolo “ArcelorMittal makes deeper cuts to steel production in Europe”, avrebbe ridotto per la seconda volta nello stesso mese la produzione negli impianti dislocati in Francia, Germania e Spagna. ArcelorMittal, la cui produzione è localizzata per il 47% in Europa, ha fatto sapere, per voce del suo responsabile della sezione europea, Geert van Poelvoorde, che i tagli sono misure temporanee dovute alla debolezza del mercato e che la produzione tornerà a regime quando le condizioni di mercato miglioreranno.
Sempre secondo Bloomberg, a tentare di deprimere i prezzi dell’acciaio europeo sembra contribuire l’import a basso costo dalla Turchia e dalla Russia.

L'aumento del costo degli input di produzione

L’aumento del prezzo del minerale di ferro, feedstock chiave dell’acciaio, corrode il margine dei produttori, che vedono aumentare il costo dell'input principale e che sono dunque “costretti” a rifletterlo sul prezzo finale. Gli incidenti che negli scorsi mesi hanno coinvolto la brasiliana Vale (primo produttore mondiale di minerale di ferro) di cui si è parlato in un precedente articolo hanno fatto incrementare il prezzo del ferro anche nel mese di maggio sostenendo indirettamente il prezzo finale dell’acciaio.