Aiuti e caro energia

La strategia basata su aiuti pubblici agli utenti finali è risultata costosa e inefficace per limitare il caro energia

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Gas Naturale Caro energia PUN Previsione

Con il decreto legge n. 115 del 9 agosto 2022 (Decreto Aiuti Bis), il governo è intervenuto nuovamente in materia energetica con l'obiettivo di limitare gli effetti negativi sui bilanci di famiglie e imprese degli aumenti dei prezzi delle materie prime energetiche. Nella presentazione del decreto, il governo ha dichiarato che, a fronte del preoccupante aumento dei prezzi delle materie prime energetiche, ha ritenuto di dover porre maggior attenzione alle famiglie più vulnerabili, limitandosi, per le imprese, a prorogare:

  • al quarto trimestre 2022 l'azzeramento degli oneri di sistema sulle bollette di gas ed energia elettrica:
  • al 20 settembre la riduzione di 25 centesimi sulle accise per benzina e gasolio per autotrazione;
  • al terzo trimestre 2022, i crediti d'imposta:
    • del 25% sulla componente energia del costo del gas per tutte le imprese;
    • del 25% e 15% sulle componente energia del costo dell'elettricità, rispettivamente per le imprese energivore e le imprese non energivore con potenza installata maggiore o uguale a 16.5 Kw.

A fronte di una sempre più ampia consapevolezza che il prezzo del gas sul mercato finanziario del TTF continuerà a rimanere su livelli elevatissimi (ieri, mercoledì 24 agosto, si è avvicinato allo stratosferico livello di 300 euro per Mwh), gli interventi del governo suggeriscono tre ordini di approfondimenti, riguardanti:

  • la sostenibilità in termini di bilancio pubblico di questi interventi;
  • la loro efficacia nel limitare i costi per le imprese;
  • l'esistenza di altre strade percorribili.

Sostenibilità degli interventi

Le uscite pubbliche per gli interventi decisi con il decreto Aiuti Bis sono pari a 4 miliardi di euro al mese. Poichè il prezzo del gas difficilmente scenderà sotto i 200 euro/Mwh nei prossimi 18 mesi (sempre lunedì il prezzo del gas per consegne a 18 mesi è stato di 233 euro per Mwh), se la strada perseguita per contenere gli effetti di questa crisi energetica è quella degli aiuti pubblici, questi interventi dovrebbero coprire l'intero biennio 2022-2023, con un costo complessivo di quasi 100 miliardi di euro. Questa strada è chiaramente insostenibile, per una molteplicità di motivi tra cui:
  • l'elevata improduttività di questa spesa;
  • la scarsa efficacia dei risultati, come descritto nel paragrafo successivo;
  • la sproporzione rispetto ad altre voci della spesa pubblica. Si consideri, ad esempio, che la spesa pubblica annuale per Istruzione è pari a poco più di 70 miliardi di euro.

Inefficacia degli interventi

Purtroppo, l'aumento del prezzo del gas naturale al TTF e, di conseguenza, del Prezzo Unico Nazionale (PUN) dell'energia elettrica sono stati di entità tale da rendere marginali gli effetti dovuti agli aiuti pubblici.

Prezzo del gas

Nel grafico che segue è riportata la dinamica del prezzo, al netto Iva, di tre ipotesi di contratti di gas: con consumi inferiori o superiori a 1.2 milioni di m3 e ad altro consumo di gas, secondo i parametri definiti dal Decreto n. 541 del 21 dicembre 2021 del Ministero della Transizione Ecologica.
Tariffe gas per tipologia di contratto
Tariffe gas per tipologia di contratto

E' evidente il fortissimo aumento del prezzo del gas nelle diverse tipologie di contratto nella seconda parte del 2021 e, in modo ancora più accentuato, nelle seconda parte del 2022. Tra aprile 2021 e agosto 2022, il prezzo del gas al TTF è aumentato del 750%. Gli aiuti statali riusciranno a malapena a contenere al 500% gli aumenti medi, tra primavera 2021 e autunno 2022, dei prezzi del gas nelle diverse tipologie di contratti. Questi aumenti di prezzo del gas agli utenti finali segnalano l'efficacia limitata degli aiuti statali.

Prezzo dell'energia elettrica

Nel grafico che segue è riportato il prezzo all'ingrosso dell'energia elettrica (PUN) e il prezzo agli utenti finali, al netto IVA, in tre diverse ipotesi di contratto: per bassa e media tensione e per imprese energivore.

Tariffe elettriche per tipologia di contratto
Tariffe elettriche per tipologia di contratto

Come si vede chiaramente dal grafico, gli interventi statali, a fronte della fortissima crescita del PUN, sono riusciti a limitare solo parzialmente la crescita dei prezzi nei diversi contratti, non riuscendo a evitare un aumento a luglio 2022 di oltre il 170% rispetto al corrispondente mese del 2021 per i contratti a media e bassa tensione e del 110% per i contratti delle imprese energivore (che possono beneficiare del credito d'imposta del 25%). Se si considera che nella media di agosto il PUN supererà i 500 euro/Mwh, con un ulteriore aumento mensile del 15%, e che questo si scaricherà interamente sui prezzi finali, è chiara la scarsa efficacia degli aiuti statali per contenere gli effetti del caro energia sui prezzi finali dell'energia elettrica.

Soluzioni diverse dagli aiuti

In questi giorni sta aumentando l'attenzione per contrastare il caro energia attraverso tre strade alternative rispetto agli aiuti agli utenti finali:
  • cap price: consiste nel porre un limite massimo al prezzo dell'energia;
  • disaccoppiamento: consiste nel disaccoppiare il prezzo dell'energia elettrica da quello del gas;
  • riduzioni dei consumi e della domanda dei prodotti con il prezzo fuori controllo.

Cap Price

Questo intervento sul prezzo del gas può avere diverse soluzioni operative. Un limite al prezzo del gas può infatti essere messo sui prezzi finali pagati dagli utenti, oppure sui prezzi del gas importato. A sua volta questa seconda ipotesi può essere attuata ponendo il limite sul prezzo del gas importato da uno o più paesi, oppure da tutti i paesi. L'ipotesi che il governo italiano ha presentato al vertice straordinario del Consiglio Europeo del 30-31 maggio scorso prevede un cap price solo sul gas importato dalla Russia. Per poter attuare questo intervento sarebbe necessario che la Commissione Europea risultasse l'unico acquirente europeo autorizzato ad importare gas dalla Russia. In questo modo la Commissione avrebbe un forte potere contrattuale nei confronti degli esportatori russi che, di fatto, hanno nell'Europa il loro principale mercato estero.

Alternativamente il limite può essere imposto sul prezzo del gas agli utenti finali. Un'ipotesi è quella di prezzi amministrati, come quella avanzata in questi giorni da Enrico Letta.

Secondo gli esperti, tutte le ipotesi hanno dei pro e dei contro. Quella che sembra migliore, in termini di fattibilità e possibili risultati finali, è l'ipotesi di un unico acquirente UE per il gas russo, in grado di contrattare da una posizione di forza le importazioni di tutta l'UE e limitare, quindi, il prezzo del gas fin dalla sua origine.

Disaccoppiamento

Questo intervento si pone l'obiettivo di eliminare l'effetto diretto che il prezzo del gas ha sul prezzo diretto dell'energia elettrica. Questo effetto è dovuto alla regola, utilizzata dalla maggior parte dei mercati elettrici nazionali della UE, di fissazione del prezzo uguale al costo marginale del produttore meno efficiente.

I mercati nazionali dell'energia elettrica, disegnati per garantire lo sviluppo dell'energia rinnovabile, hanno mostrato gravi limiti in questa crisi energetica dove la fonte energetica più costosa è sempre risultata il gas, creando un forte allineamento tra il prezzo finanziario del gas (quotato al TTF olandese) e il prezzo dell'energia elettrica.

A fine luglio, la Grecia ha fatto una proposta formale all'Unione Europea con l'obiettivo di disaccoppiare i prezzi del gas e dell'energia elettrica. Questa proposta parte dalla constatazione che i costi unitari di produzione di elettricità con energia nucleare, solare, eolica o idroelettrica sono inferiori a 100 euro/Mwh. Inoltre questi costi sono molto meno variabili rispetto ai costi di produzione dell'energia elettrica da fonti fossili. La proposta prevede la distinzione del mercato elettrico in due segmenti: uno riguardate l'energia da fonti rinnovabili e nucleare; l'altro riguardante l'energia prodotta da combustibili fossili.

Anche in questo caso non mancano i problemi. Inoltre alcuni specialisti temono che le soluzioni tecniche che verranno attuate possano limitare l'efficacia del mercato elettrico nel suo complesso, attenuando la chiarezza dei segnali inviati agli utenti finali.

Riduzioni consumi

E' evidente che una eventuale riduzione significativa del consumo del gas nella UE potrebbe riportare in equilibrio il mercato del gas europeo. A luglio 2022 il prezzo del gas naturale, a parità di potere calorifero, è risultato 10 volte più elevato del carbone e 4 volte più elevato dell'olio combustibile. Quindi, in assenza di squilibri tra domanda e offerta, il prezzo del gas naturale dovrebbe ridursi "naturalmente" a valori pari ad un quarto, scendendo sotto i 50 euro per Mwh.

Poichè è possibile che la Russia interrompa completamente le sue esportazioni di gas verso l'UE, la riduzione dei consumi, tali da garantire un equilibrio del mercato del gas, dovrebbe essere commisurata all'incidenza che il gas importato dalla Russia ha sui consumi europei. Nel 2021, l’Unione Europea ha importato dalla Russia 155 miliardi di metri cubi di gas naturale, pari a circa il 45% delle importazioni di gas dell’UE e vicino al 40% del suo consumo totale di gas. Considerando i possibili aumenti dell'offerta di gas da altre fonti, è difficile che una riduzione dei consumi di gas inferiore al 20% riporti in equilibrio il mercato del gas europeo.
Da questo punto di vista il regolamento sulla riduzione della domanda di gas adottato dal Consiglio Europeo il 5 agosto sembra insufficiente. Questo regolamento prevede una riduzione, su base volontaria dei singoli paesi, dei consumi di gas, nel periodo 1 ottobre 2022 - 31 marzo 2023, del 15% rispetto ai consumi nei 5 periodi invernali precedenti. Questa riduzione potrà diventare vincolante in caso di attivazione dello "stato di allarme dell'Unione".

Conclusioni

L'Unione Europea e molti dei singoli paesi non sembrano aver ancora maturato la netta consapevolezza che la Russia sta usando l'arma del gas contro l'Unione con l'obiettivo di creare più danni possibili all'economa europea. A fronte di questa strategia russa, solo un piano drastico di riduzione di consumi di gas europei può dare la garanzia di riportare in equilibrio il mercato, con un prezzo del gas che ritorni sotto ai 50 euro/Mwh e un prezzo dell'energia elettrica prossimo ai 100 euro/MWh.
Le strade del cap price e del disaccoppiamento sono strade rischiose, irte di problemi, con elevati costi e risultati incerti. Hanno però, nell'immediato, minori costi politici rispetto ad un piano di forte riduzione dei consumi. Questo le rende più attrattive agli occhi dei policy maker.

In questi giorni il governo italiano ha annunciato di perseguire l'obiettivo di completa indipendenza dal gas russo per ottobre 2024, confermando che non ritiene possibile "disarmare" la Russia in tempi più rapidi.
Per questi motivi ci sembrano del tutto ragionevoli le quotazioni future al TTF che implicano una previsione del prezzo del gas abbondantemente sopra i 200 euro/Mwh fin oltre la primavera 2024.