La guerra dei prezzi dei materiali da costruzione

Il ciclo lungo di produzione impone regole condivise di adeguamento dei prezzi a fronte di aumenti non previsti dei costi

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Ferrosi Non Ferrosi Acciaio Materiali da costruzione Determinanti dei prezzi

Il settore edile è in forte sofferenza per gli aumenti dei prezzi dei materiali da costruzione. Ance, l'associazione dei costruttori, dichiara aumenti dei costi mai prima sperimentati. Il problema è particolarmente grave nel settore delle opere pubbliche, dato il lungo periodo che intercorre tra la gara di appalto, in cui sono fissati i prezzi dell'opera da realizzare, e il periodo di esecuzione dell'opera, in cui l'impresa costruttrice acquista i materiali necessari. Se tra il momento di fissazione del valore dell'opera e la fase di acquisto dei materiali, il loro prezzo registra aumenti elevati non prevedibili (o semplicemente non previsti), l'impresa di costruzione può trovarsi in gravi difficoltà, tanto da essere costretta a bloccare i cantieri. Molti appaltatori dichiarano la situazione ormai insostenibile e paventano il pericolo di un blocco dell'edilizia pubblica proprio nella fase in cui stanno partendo molti progetti finanziati con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Le misure del governo

Per evitare questo pericolo è intervenuto il Governo che ha definito delle misure di compensazione degli aumenti dei prezzi subiti, da richiedersi alle stazioni appaltanti, che a loro volta possono richiedere i relativi fondi al Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili (MIMS). Il problema tecnico più spinoso, sorto per l'applicazione di queste misure, è stata la rilevazione delle variazioni di prezzo a cui commisurare i rimborsi. A questo scopo è stata costituita presso il Ministero una Commissione con il compito di monitorare le variazioni dei prezzi di un campione di 56 materiali (qui è possibile consultare il campione), segnalando quelli la cui variazione, rispetto alla media del 2020, ha superato la soglia dell'8%. Nel primo semestre 2021, i prezzi che hanno superato questa soglia sono risultati 26 (su 56); nel secondo semestre 54 (su 56) prodotti hanno registrato variazioni dei prezzi superiori a questa soglia.

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I risultati di questa Commissione sono stati contestati dall'Ance (Associazione delle imprese di Costruzione), sulla base di due argomentazioni: significative differenze tra le indicazioni di prezzo fornite dalle tre fonti utilizzate (Provveditorati delle Opere Pubbliche, Unioncamere e Istat) e sottostima delle variazioni di prezzo fornite dalla Commissione rispetto alle rilevazioni fatte direttamente da Ance presso i propri associati.

La rilevazione dei prezzi

La rilevazione della variazione del prezzo di uno specifico bene è un problema reso complesso dai seguenti fattori:

  • disomogeneità del bene, sia tecnica che estetica, che consente ai produttori di applicare strategie di differenziazione, finalizzate a servire meglio il mercato in cambio di un premium-price.
  • turbolenze del mercato che impediscono la formazione di un prezzo unico, con dispersione elevata dei prezzi.

I materiali da costruzione presentano disomogeneità diverse a secondo del bene. Tra i beni più omogenei si collocano, ad esempio, i tondini per cemento armato; all'opposto tra i più differenziabili troviamo le ceramiche e le pietre ornamentali. Nel corso del 2021-2022, a questo fattore di disomogeneità, si è aggiunta la forte turbolenza del mercato, dovuta ad una crescita della domanda per molti versi inattesa e ad aumenti dei prezzi delle materie prime mai storicamente sperimentati.

Rilevare le variazioni dei prezzi in queste condizioni è oggettivamente difficile.

Un contributo alla misurazione delle variazioni dei prezzi può essere dato dai prezzi doganali, non solo in termini di variazione effettiva, ma anche in termini di dispersione del prezzo. I dati doganali, infatti, rilevando in modo distinto gli scambi di importazione ed esportazione dei 27 paesi UE verso un campione di 151 paesi partner, consentono di registrare non solo il prezzo medio in ciascun mese, ma anche lo scarto medio tra i prezzi dei singoli flussi. L'ipotesi di fondo è che più elevata è la dispersione dei prezzi e più incerte risultano le possibili misure della loro variazione.

Il confronto con i prezzi doganali

Considerando il medesimo campione dei 56 prodotti oggetto del monitoraggio della Commissione del MIMS, abbiamo calcolato la loro dispersione di prezzo e la loro variazione tra la media del 2020 e la media della seconda metà del 2021. Abbiamo quindi confrontato queste variazioni con quelle indicate dalla Commissione e calcolato lo scarto assoluto tra le due variazioni. L'ipotesi di lavoro è che se all'aumentare della dispersione dei prezzi diventa sempre più difficile la misurazione delle loro variazioni, allora anche lo scarto tra le sue diverse misurazioni (Commissione versus Prezzi doganali) tenderà a crescere. I prodotti sono stati raggruppati in tre categorie, sulla base del livello di dispersione mensile medio dei prezzi:

  • C1: considera i prodotti la cui dispersione è inferiore al 20%;
  • C2: considera i prodotti la cui dispersione è tra 20%-50%;
  • C3: considera i prodotti la cui dispersione è superiore al 50%.

Categoria di dispersione Scarto assoluto medio tra le due rilevazioni della variazioni dei prezzi
C1 11.1
C2 18.6
C3 26.2

La tabella riporta lo scarto assoluto medio tra quanto rilevato dalla Commissione e quanto misurato tramite i prezzi doganali, per le tre categorie di prodotti considerati.
È evidente come al crescere della dispersione di prezzo, aumenta lo scarto medio tra le due rilevazioni, segnale che effettivamente la dispersione rende oggettivamente difficile ottenere una misura robusta della reale crescita media dei prezzi.
Date queste premesse, ci si poteva attendere un grado di contestazione dei risultati della Commissione da parte dei costruttori ancora più elevato di quello effettivamente realizzatosi.

Alcuni casi di esempio

L'analisi specifica di alcuni casi può aiutare ad approfondire alcuni aspetti della problematica.

Prezzo doganale e dispersione del prezzo dei fili di rame conduttore
Figura 1: Fili di rame conduttore

 

Prezzo doganale e dispersione del prezzo del legno di abete
Figura 2: Legno di abete

 

I due grafici riportano la mediana e la dispersione di prezzo dei fili di rame conduttore e del legno di abete. È evidente la limitata dispersione dei prezzi per i fili di rame (dovuta principalmente al ruolo di benchmark svolto dalle quotazioni del rame al LME) a fronte di una dispersione significativa per il prezzo del legno di abete. Naturalmente, nel caso dei fili di rame, tutte le possibili misure della forte variazione di prezzo sono tra loro perfettamente allineate, mentre presentano più incertezza le misure della variazione di prezzo del legno di abete. Questa incertezza risulta poi massima per i prodotti altamente differenziabili, quali le piastrelle o la rubinetteria, dove la dispersione effettiva dei prezzi è così elevata da rendere facilmente contestabile qualsiasi misurazione di variazioni di prezzo.

Una possibile soluzione

Data la rilevanza dei risultati delle variazioni di prezzo, possono essere adottati alcuni accorgimenti che portino a una riduzione del grado di incertezza.
Questi accorgimenti sono di due tipi, a seconda della composizione del bene in esame.
Se il bene in esame è il risultato dalla trasformazione di un unica materia prima (come ad esempio le tavole di legno di abete usate nelle costruzioni), l’accorgimento consiste nel considerare diverse variazioni di prezzo, in funzione delle diverse fasce in cui il prezzo del bene può essere suddiviso.
Da questo punto di vista, i prezzi doganali possono risultare molto utili, perché, a fronte di prezzi dispersi, consentono di calcolare le variazioni per diverse fasce di prezzo, individuando casi tra loro diversi in termini di pressione dal lato dei costi. È evidente, infatti, che in presenza di un prezzo disperso, le pressioni dal lato dei costi risultano più intense se gli aumenti dei prezzi si distribuiscono su tutte le fasce, rispetto al caso in cui coinvolgono prevalentemente le fasce alte. In questo secondo caso, infatti, la pressione dal lato dei costi potrebbe essere mitigata spostandosi verso le fasce di prezzo minori.

La tecnica dello should cost

Molto più importante, per limitare le possibili contestazioni, è però il secondo accorgimento che fa riferimento alle tecniche di should cost, utilizzate dai buyer industriali.
Per quei beni che sono frutto della combinazione di più materie prime, di più prodotti di base o di più componenti, la tecnica dello should cost consiste nel misurare l’aumento di prezzo ragionevole del bene finale, come media pesata degli aumenti registrati dai prezzi degli input di produzione.
Data la maggior omogeneità degli input di produzione, la rilevazione delle loro variazioni risulta molto più facile e meno contestabile. Allo stesso tempo, l’incidenza del costo di ciascun input può essere definita in una fase precedente, prima che i prezzi degli input siano variati, eliminando tutti gli elementi di tensione che nascono quando le scelte si traducono in chiari vantaggi per l’una o l’altra parte.
Ad esempio, nel caso del prezzo delle piastrelle monocottura, la cui dispersione è elevata data la forte differenziabilità del bene, la sua variazione potrebbe essere calcolata come media pesata delle variazioni del prezzo del gas, dell’energia elettrica, delle argille e dei loro costi logistici, dei diversi beni che compongono gli smalti, del lavoro e dei servizi. Le variazioni del prezzo di questi due input potrebbero essere calcolate semplicemente in termini in inflazione media generale.
Il risultato che si otterrebbe sarebbe una variazione del prezzo delle piastrelle monocottura meno incerto e, soprattutto, meno contestabile rispetto al tentativo di una sua rilevazione diretta sul mercato.