Gli approvvigionatori si confrontano con la necessità di garantire i materiali necessari all’impresa.

In questa fase eccezionale di crisi dell’economia mondiale il prezzo d’acquisto della materie prime sta diventando secondario rispetto alla disponibilità di materiali

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La settimana scorsa si è svolto via teleconferenza il tradizionale workshop Adaci di verifica del budget. L’incontro è stato particolarmente interessante non solo per le analisi presentate sulle dinamiche dei prezzi ma anche per l’emergere di un ruolo spesso scordato che il buyer riveste in azienda: il primo obiettivo per un approvvigionatore è quello di garantire a magazzino i materiali necessari alle linee di produzione; solo dopo che la disponibilità di materiale è garantita, allora diventa importante il prezzo d’acquisto.

Lo scenario che è emerso dai diversi interventi effettuati si è caratterizzato infatti di crolli forti della domanda a cui corrispondono spesso riduzioni significative dell’offerta, tali da contenere la flessione dei prezzi, ma sopratutto da rendere incerti i tempi di consegna e la conseguente disponibilità.

La previsione di Prometeia sul PIL mondiale è di una significativa contrazione. Il recente scenario di previsione del Fondo Monetario Internazionale è andato oltre portando la probabile flessione del PIL mondiale nella media del 2020 al -3%, con un primo semestre drammatico e un recupero nella seconda parte dell’anno. E’ ovvio che a fronte di questa dinamica dei livelli di attività, la domanda di materie prime potrebbe registrare crolli a due cifre nella prima parte dell’anno per poi riprendersi gradualmente dopo l’estate. Le dinamiche dell’offerta sono però molto più incerte, diverse da prodotto a prodotto, rendendo difficile la valutazione sulla probabile dinamica dei prezzi.

Il caso del prezzo del petrolio è emblematico da questo punto di vista con i prezzi del WTI che sono scesi sotto i 20 $ quando l’offerta era sembrata incapace di organizzare una riduzione della produzione e un veloce recupero quando è sembrato prossimo un accordo tra i membri di Opec+.
Un caso opposto è quello dei semiconduttori la cui offerta sta risentendo sia del lockdown di alcuni paesi (Malesia e Filippine, ad esempio) sia della riduzione del 50% del trasporto di merci via aerea. Questa situazione ha portato ad un generalizzato aumento nei tempi di consegna, ad una stabilità nei prezzi per alcuni tipologie di beni, quali i circuiti integrati, e ad un aumento in altri (ad esempio per i condensatori ceramici multistrato MLCC).
La riduzione della capacità di trasporto non riguarda solo la via aree. Atrettanto importanti sono le riduzioni della capacità di trasporto di container, sulle lunghe distanze, e su strada nella medie distanze. Molti armatori infatti preferiscono, in questa fase, mantenere nei cantieri le navi per manutenzioni straordinarie piuttosto che offrire servizi di trasporto. Inoltre quando offrono servizi, il trasporto è soggetto a possibili dichiarazioni di blank sailing delle compagnie marittime (ovvero la cancellazione di partenze navi) e agli obblighi di quarantena anche in porti diversi per le navi in arrivo. I trasporti tra paesi via terra stanno risentendo fortemente dei blocchi alle frontiere, tanto che quasi la metà delle ditte di trasporto hanno sospeso la loro attività. Il risultato è un flessione dei noli molto modesta e una crescente incertezza sui tempi.
L’unico trasporto merci che sembra garantire i tempi di consegna è il quello su rotaia, sia nelle tratte nazionali che internazionali.

La situazione è molto complessa nel mondo chimico. A monte si stanno registrando crolli nei prezzi che però non si trasferiscono a valle a causa della chiusura involontaria (lockdown in India) o volontaria (limitazione dell’attività in Europa) degli impianti di trasformazione. Il crollo del prezzo del petrolio è tale, tuttavia, che nella filiera petrochimica i prezzi sono prevalentemente al ribasso. In alcuni casi la caduta supera le due cifre. Anche tra gli utilizzatori finali di materie plastiche il principale problema sono diventati i rischi nella disponibilità di materiale. Il rischio riguarda tutta la filiera della plastiche dai produttori ai distributori, dai compounders ai trasformatori. Il maggior rischio riguarda prevalentemente le piccole e medie imprese di trasformazione e deriva sia dalla possibile chiusura di impianto per non rispetto dei prossimi protocolli sanitari sia per possibili fallimenti.

Anche il mondo dei metalli presenta una situazione molto variegata. Il prezzo dell’acciaio sta continuando a diminuire lungo il trend che aveva già caratterizzato la seconda parte del 2019. In flessione anche i prezzi dei metalli non ferrosi, anche se i livelli non raggiungeranno i minimi del 2009, a causa della riduzione dell’offerta. Nel mondo dell’alluminio, il processo di produzione e raccolta di rottami e loro raffinazione si è in larga parte interrotto, portando ad una forte riduzione dell’offerta di alluminio secondario.