Dalla filiera fisica alla struttura economica della filiera
L'impatto della chiusura dello Stretto di Hormuz sulla filiera benzene-nylon
Pubblicato da Luigi Bidoia. .
Chimici Organici Petrolchimica Determinanti dei prezzi
Tra i prodotti chimici più esposti alle conseguenze della chiusura dello Stretto di Hormuz figura il cicloesano, uno degli intermedi chiave della filiera benzene-nylon: la complessa catena del valore che collega il benzene alla produzione delle principali poliammidi industriali.
La rilevanza del tema deriva dal ruolo crescente che l'Arabia Saudita ha assunto negli ultimi anni nel commercio internazionale di questo prodotto. La riduzione dei flussi provenienti dall'Arabia Saudita ha infatti determinato una situazione di forte tensione sul mercato del cicloesano, alimentando aspettative di significativi aumenti di prezzo.
Osservando la filiera da una prospettiva puramente tecnologica, la conclusione sembrerebbe quasi inevitabile. Se il cicloesano rappresenta un passaggio essenziale nella trasformazione del benzene in poliammidi, un forte aumento del suo prezzo dovrebbe trasferirsi progressivamente agli intermedi e ai prodotti posti a valle della catena produttiva. In questa lettura, la trasmissione degli aumenti appare come una conseguenza diretta della sequenza dei processi industriali.
I dati relativi al commercio internazionale e ai prezzi delle commodity suggeriscono tuttavia come la realtà possa essere più articolata.
Commercio internazionale della filiera benzene-nylon
La tabella seguente riporta i dati relativi agli scambi internazionali delle commodity che compongono la filiera benzene-nylon negli ultimi venticinque anni. La catena produttiva parte dal benzene, materia prima di base, e prosegue con il cicloesano, principale intermedio della filiera. Dal cicloesano si ottiene il cicloesanone e, attraverso successive trasformazioni, si sviluppano due distinti rami produttivi: quello del caprolattame, da cui deriva il Nylon 6, e quello dell'acido adipico, precursore del Nylon 6.6.
Scambi internazionali dei prodotti della filiera benzene-nylon (migliaia di tonnellate)
| Prodotto | 2000 | 2005 | 2010 | 2015 | 2020 | 2025 |
|---|---|---|---|---|---|---|
| Benzene | 4905 | 5875 | 6396 | 8895 | 8667 | 9703 |
| Cicloesano | 1371 | 1721 | 1319 | 1155 | 360 | 320 |
| Cicloesanone | 366 | 328 | 322 | 323 | 272 | 273 |
| Caprolattame | 1547 | 1599 | 1683 | 1348 | 1018 | 751 |
| Acido Adipico | 510 | 691 | 764 | 843 | 838 | 745 |
| Poliammide 6, 6.6 e 12 | 1935 | 2693 | 3421 | 3718 | 3484 | 3625 |
Il dato che emerge con maggiore evidenza dalla tabella è la forte divergenza tra l'evoluzione del commercio internazionale del benzene e quella di alcuni dei principali intermedi della filiera.
Mentre gli scambi internazionali di benzene risultano pressoché raddoppiati tra il 2000 e il 2025, il commercio mondiale di cicloesano registra una contrazione particolarmente marcata, passando da oltre 1.3 milioni di tonnellate a poco più di 300 mila tonnellate. Una riduzione significativa interessa anche il caprolattame, mentre cicloesanone e acido adipico evidenziano dinamiche sostanzialmente stabili. Nello stesso periodo, gli scambi internazionali di poliammidi si mantengono su livelli elevati e nettamente superiori a quelli osservati all'inizio degli anni Duemila.
Nel loro insieme, questi dati suggeriscono che la crescente internazionalizzazione della filiera non si sia tradotta in un aumento degli scambi di tutti i suoi intermedi. Al contrario, la forte riduzione del commercio di alcuni prodotti, e in particolare del cicloesano, indica che una quota crescente delle trasformazioni produttive potrebbe avvenire all'interno di strutture industriali integrate, riducendo la necessità di ricorrere al mercato per acquistare gli intermedi necessari alla diverse fasi della catena del valore.
Pur non consentendo di dimostrare direttamente questa ipotesi, la dinamica degli scambi appare difficilmente compatibile con una rappresentazione della filiera come semplice successione di operatori indipendenti che acquistano e rivendono sul mercato ciascun prodotto intermedio. Viceversa, essa sembra riflettere un progressivo processo di riorganizzazione industriale orientato verso una maggiore integrazione verticale.
Se questa interpretazione è corretta, allora la struttura economica della filiera potrebbe differire significativamente dalla sua struttura fisica. In particolare, la presenza di operatori integrati lungo più fasi del processo produttivo tende a ridurre il numero delle transazioni di mercato e, di conseguenza, l'importanza dei prezzi degli intermedi come meccanismo di trasmissione degli shock lungo la catena del valore.
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Variazione dei prezzi internazionali della filiera benzene-nylon
Anche l'evoluzione dei prezzi lungo la catena del valore fornisce indicazioni particolarmente interessanti. Nonostante le forti tensioni che caratterizzano il mercato del cicloesano, i prezzi degli intermedi e dei prodotti a valle mostrano dinamiche che appaiono maggiormente allineate all'andamento del benzene piuttosto che a quello del cicloesano stesso.
Variazione % dei prezzi della filiera benzene-nylon da febbraio 2026
| Prodotto | UE | Cina | Giappone | CCIAA Milano |
|---|---|---|---|---|
| Benzene | 24.4 | 20.1 | 23.5 | |
| Benzene da catrame | 26.5 | |||
| Cicloesano | 14.9 | 36.2 | ||
| Cicloesanone | 6.5 | 11.5 | 17.5 | 44.5 |
| Caprolattame | 4.8 | 5.6 | 31.5 | |
| Acido adipico | 9.7 | 14.8 | 17.9 | 42.8 |
| Poliammide Nylon 6 | 17.1 | 9.1 | 3.2 | 45.1 |
| Poliammide Nylon 6.6 | 2.5 | 15.6 | 22.7 |
La tabella riporta le variazioni di prezzo osservate nel 2026 per le principali commodity della filiera benzene-nylon sulla base di diverse fonti informative: le quotazioni internazionali rilevate nei mercati dell'Unione Europea, della Cina e del Giappone e le rilevazioni della Commissione Prezzi dei Prodotti Chimici Industriali della Camera di Commercio di Milano.
Una prima evidenza riguarda il benzene, il cui prezzo registra aumenti molto simili nelle diverse aree geografiche, compresi tra il 20% e il 25%. Tale andamento risulta coerente con gli aumenti attesi nei prodotti derivati dal petrolio a seguito del rialzo del prezzo del greggio.
Più articolato appare invece il comportamento dei prodotti a valle. Nelle quotazioni internazionali, gli aumenti di prezzo dei derivati del benzene risultano generalmente compresi tra il 5% e il 20%, senza evidenziare una sistematica amplificazione dello shock lungo la filiera. In diversi casi, i tassi di crescita osservati per cicloesanone, caprolattame, acido adipico e poliammidi risultano addirittura inferiori a quelli registrati per il benzene.
Un segnale differente emerge dalle rilevazioni della Camera di Commercio di Milano. In questo caso, gli aumenti di prezzo dei principali derivati del cicloesano risultano sensibilmente superiori a quelli osservati per il benzene e mostrano una dinamica maggiormente coerente con l'ipotesi di una trasmissione progressiva dello shock sul mercato del cicloesano alle fasi a valle della filiera.
Le due evidenze non consentono di stabilire quale modello descriva meglio il funzionamento della filiera. Esse suggeriscono tuttavia che fonti informative differenti possano cogliere aspetti diversi del processo di formazione dei prezzi. Se le quotazioni internazionali sembrano riflettere gli equilibri effettivamente espressi dai mercati, le rilevazioni camerali appaiono invece maggiormente coerenti con le aspettative degli operatori circa la trasmissione degli aumenti lungo la catena del valore.
Più che fornire una risposta definitiva, il confronto tra le diverse fonti mette in evidenza la complessità dei meccanismi di formazione dei prezzi e la necessità di interpretare ogni indicatore alla luce del fenomeno economico che esso intende rappresentare.
Conclusioni
Le evidenze presentate in questo articolo non consentono di trarre conclusioni definitive sulla struttura industriale della filiera benzene-nylon. Esse pongono tuttavia una questione rilevante: è corretto interpretare la trasmissione degli aumenti di prezzo esclusivamente attraverso la sequenza fisica delle trasformazioni produttive?
L'ipotesi qui avanzata è che, in alcuni casi, la rappresentazione della filiera come semplice successione di prodotti possa risultare insufficiente per comprendere i meccanismi di formazione dei prezzi. Accanto alla filiera fisica esiste infatti una struttura economica della filiera, determinata dalle modalità con cui gli operatori si approvvigionano delle materie prime, organizzano i processi produttivi e gestiscono le relazioni tra le diverse fasi della catena del valore.
Nel caso della filiera benzene-nylon, l'analisi congiunta dei flussi commerciali e delle dinamiche di prezzo suggerisce che questa struttura economica possa svolgere un ruolo importante nel determinare come uno shock localizzato sul mercato di un intermedio venga effettivamente trasmesso — oppure attenuato — lungo il resto della filiera.
La forte contrazione degli scambi internazionali di cicloesano osservata negli ultimi venticinque anni appare infatti coerente con l'ipotesi di una crescente integrazione verticale tra le diverse fasi produttive. In tale contesto, la riduzione delle transazioni di mercato sugli intermedi potrebbe limitare la capacità di uno shock localizzato di propagarsi automaticamente all'intera catena del valore.
D'altra parte, i prezzi rilevati dalla Camera di Commercio di Milano appaiono maggiormente coerenti con un modello di trasmissione diretta dello shock attraverso i diversi passaggi della filiera. Questa divergenza non consente di formulare conclusioni definitive, ma suggerisce che le diverse fonti informative possano cogliere aspetti differenti del processo di formazione dei prezzi: da un lato le aspettative e le valutazioni espresse dagli operatori, dall'altro gli aggiustamenti che emergono dalle dinamiche effettive dei mercati e dei flussi commerciali.
Più che fornire una risposta conclusiva, le evidenze analizzate invitano quindi a superare una lettura esclusivamente tecnologica della filiera. Comprendere come uno shock si trasmetta lungo una catena del valore richiede infatti di considerare non solo i legami fisici tra i prodotti, ma anche l'organizzazione economica che collega i diversi operatori.
In questa prospettiva, la filiera non appare soltanto come una sequenza di trasformazioni produttive, ma come un sistema economico complesso nel quale struttura industriale, integrazione verticale, relazioni commerciali e meccanismi di mercato contribuiscono congiuntamente alla formazione dei prezzi.