PUN energia elettrica: non solo gas e certificati CO2

I prezzi sul mercato dell'energia elettrica italiano sono spesso risultati maggiori anche dei costi variabili del produttore meno efficiente

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Energia elettrica PUN Determinanti dei prezzi

Il mese di luglio si è chiuso con un prezzo unico nazionale (PUN) medio mensile di 441 €/MWh. La crisi del mercato elettrico italiano, iniziata da non più di un anno, è sempre più grave. Se si considera che nella scorsa primavera il PUN è stato di 60 €/MWh, è chiara l'intensità dell'aumento accusato dal prezzo all'ingrosso dell'energia elettrica in Italia.
A fronte di questo aumento netto di 380 €/MWh, il governo italiano ha prima ridotto e poi azzerato, dal 1 gennaio 2022, gli oneri generali di sistema, al fine di calmierare gli effetti sui costi delle famiglie e imprese. Tuttavia, gli oneri, prima degli interventi, avevano un livello inferiore a 50 €/MWh. Il loro azzeramento è risultato quindi ben poca cosa rispetto all'aumento del PUN. Per questo motivo nel decreto Aiuti bis, il governo sta cercando di introdurre altre misure volte a salvaguardare:

  • le famiglie in maggior difficoltà (a basso reddito o maggiormente vulnerabili), aumentando gli importi di decontribuzione sull'Irpef;
  • le imprese energivore, attraverso un credito d'imposta del 25% sulla spesa delle componente energia delle tariffe elettriche.

I vincoli di bilancio pubblico, tuttavia, renderanno difficile protrarre al terzo trimestre 2022 anche i crediti d'imposta di cui hanno beneficiato, nel secondo trimestre, le imprese non energivore con potenza installata superiore a 16.5 Kw. Per la maggior parte delle imprese, oltre che per le famiglie, la spesa di energia elettrica nel terzo trimestre 2022 risulterà molto onerosa.
Per un ipotetico utente non domestico in bassa potenza, con un consumo elettrico annuo di 200 MWh,

il prezzo al netto IVA dei consumi di luglio sarà di 550 €/MWh, un valore pari a 3 volte il prezzo pagato a luglio 2021.

Alla base degli attuali prezzi del PUN ci sono certamente gli aumenti del prezzo del gas alla borsa olandese del TTF. Il grafico che segue aggiorna quello pubblicato nell'articolo Determinanti del PUN, in cui il livello del PUN è scomposto nelle sue determinanti principali: gas, emissioni di CO2, altri costi variabili.

Dall'analisi del grafico è chiaro il forte effetto del prezzo del gas sul PUN.
Allo stesso modo è chiaro come sia aumentata anche la componente CO2. In questo caso però il suo peso risulta molto marginale, soprattutto se paragonato con le variazioni indotte dall'aumento del prezzo del gas.

Extra profitti delle imprese elettriche

Osservando con più attenzione il grafico, tuttavia, si notano delle aree bianche tra il prezzo del PUN e la somma delle componenti di costo. Queste aree indicano periodi in cui il prezzo del PUN risulta maggiore delle sue determinanti, ossia periodi in cui altri fattori hanno concorso a determinare significativamente il suo livello. Poichè questi fattori non rientrano tra i costi di produzione, queste fasi possono essere considerate come periodi in cui anche i produttori di energia elettrica con i costi variabili maggiori (quelli che producono energia con gas acquistato al prezzo spot del TTF) hanno generato extraprofitti.
Al fine di approfondire questo aspetto, abbiamo considerato esplicitamente la differenza tra il prezzo PUN e la somma dei costi dei produttori di energia elettrica con gas pagato al prezzo spot del TTF. Il grafico che segue riporta questa differenza.

Nel corso del mese di luglio 2022, ci sono stati alcuni giorni il cui il PUN è risultato di 200 €/MWh più elevato di quanto spiegato dai costi di produzione. Nella media di luglio 2022 questo differenziale è stato di 62 €/MWh, un livello maggiore dei 50€ di oneri di sistema, azzerati dal governo. Gli operatori e gli analisti economici hanno giustificato questo livello di extraprofitto con le ondate dei calore di questa estate, che da un lato hanno aumentato la domanda di energia elettrica per raffreddamento degli ambienti e, dall'altro, hanno ridotto, via carenza d'acqua, alcune fonti elettriche.
Questa interpretazione contiene certamente elementi di verità, ma non sembra sufficiente a spiegare tutti gli aumenti di prezzo. Infatti, le ondate di calore non possono spiegare quanto è successo nei mesi precedenti a luglio. Si sono iniziati a registrare livelli anomali di questo differenziale già a settembre del 2021, con punte che, a dicembre 2021 e a marzo 2022, hanno superato i 100 €/MWh. Tra il primo settembre 2022 e il 30 giugno 2022, la media di questo differenziale è risultata di 14 €/MWh, con un aumento di oltre 8€, dalla media di 5.8€ relativa ai sette anni precedenti.

Conclusioni

I livelli eccezionali del PUN a luglio 2022 trovano certamente la loro determinante principale nell'aumento del gas al TTF. Tuttavia, essi sono imputabili anche ad un funzionamento del mercato elettrico non ottimale, che, diversamente da quanto atteso, non sembra sempre in grado di garantire un prezzo unico nazionale dell'energia elettrica uguale ai costi marginali del produttore meno efficiente. Alla critica di generare elevati extraprofitti per i produttori che possono produrre energia elettrica con fonti meno costose del gas, si aggiunge quindi quella di non essere in grado di garantire un prezzo uguale ai costi marginali del produttore meno efficiente.

Oltre al fallimento del mercato del gas europeo, ostaggio di Gazprom, sull'economia italiana grava anche il parziale fallimento del mercato dell'energia elettrica.