L’economia mondiale decelera, quella europea rallenta

Metalli non ferrosi LME - Commento del 02 aprile 2019

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Analisi settimanale LME

DINAMICA SETTIMANALE

Performance dei singoli metalli (future 3 mesi $)
Da inizio anno Performance a 1 anno
Ultima settimana Performance a 1 settimana

 

Nella scorsa settimana c’è stato un deciso rialzo dei prezzi che ha interessato 4 metalli su 6 anche. In evidenza il rialzo dello zinco che ha segnato il nuovo massimo da luglio 2018. La chiusura LMEX è salita fino a toccare quota 3060$. L’indicatore di momentum che misura la forza del trend in atto si trova in zona neutra ma in rialzo. Non molto buona la correlazione col cambio del dollaro (che è si è leggermente apprezzato su tutte le principali valute). La correlazione tra metalli e petrolio resta nella norma, ma il rialzo del prezzo del petrolio non sta contagiando allo stesso modo i singoli metalli come si è visto anche nell’ultima settimana.

COMMENTO MACROECONOMICO

Gli ultimi dati pubblicati dal World Trade Monitor nei giorni scorsi, evidenziano una contrazione del commercio globale dell’1,8%, nel periodo tra novembre e gennaio rispetto ai tre mesi precedenti, ovvero il peggior risultato da maggio 2009. Le proiezioni su febbraio-marzo 2019 non appaiono migliori. In Italia, il Centro Studi di Confindustria (CSC) nel suo ultimo rapporto, diffuso nei giorni scorsi, ha rivisto al ribasso le stime sul PIL italiano per il 2019 e il 2020. Quest’anno la crescita sarà a zero e l’anno prossimo a +0,4%. Alla fine anche il ministro dell’economia ha ammesso che il tasso di crescita è vicino allo zero. Le cose potrebbero peggiorare ulteriormente se l’export dovesse ridursi ulteriormente. La recessione sarebbe inevitabile. Per gli industriali, le due misure simbolo del governo (reddito di cittadinanza e quota 100) non solo non porteranno alcun beneficio reale all’economia italiana, ma finiranno solo per aggravare ulteriormente il debito pubblico (già cresce al ritmo di 6 miliardi di euro al mese) che chiuderà l’anno al 133,4% rispetto al PIL mentre il rapporto deficit/Pil si attesterà al 2,6%. Un debito fuori controllo che fa salire vertiginosamente la cifra che l’Italia paga in conto interessi sui titoli pubblici che emette ogni mese. Il gap di crescita tra la nostra economia e quella del resto dell’Europa va allargandosi e ci troviamo ormai in fondo alla classifica.
Tra gli elementi negativi evidenziati dal CSC ci sono da una parte il debito altissimo (e quindi il salasso in conto interessi) e dall’altra sia il crollo della fiducia delle imprese (in particolare di quelle manifatturiere) sia il crollo di fiducia delle famiglie. Il primo blocca gli investimenti, il secondo frena i consumi. L’occupazione è sostanzialmente ferma intorno al 10,6% (tra le più basse in Europa).
Se non interverrà “un miracolo” capace di invertire il trend a fine anno, per evitare la procedura d’infrazione, scatteranno le famose clausole di salvaguardia che comportano un aumento dell’IVA che serve a recuperare 24 miliardi di euro.

Chiudiamo con l’estero e gli scolvigimenti in atto. Quelli che ci sono in Gran Bretagna per Brexit. Oppure quelli che ci sono in Turchia per via delle elezioni amministrative. Oppure quelli che ci sono in Venezuela dove ci sono due Presidenti e nessuno dei due riesce a governare. Oppure quelli che vedremo fra qualche mese in Europa dove si vota per rinnovare tutte le Istituzioni dell’Unione Europea.

La reazione dei mercati

Per quanto riguarda i metalli non ferrosi c’è stato un generale rimbalzo dei prezzi tranne che per piombo e stagno. Tra i metalli preziosi, in ribasso i prezzi di oro e argento. Prezzi del petrolio ancora in rialzo mentre continua a scendere il prezzo del gas naturale. Sul forex, dollaro in rialzo ed euro in ribasso. Precipita la lira turca.