Dollaro forte, petrolio in rialzo, metalli in ribasso e sale l’incertezza ovunque

Metalli non ferrosi LME - Commento del 18 febbraio 2019

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Analisi settimanale LME

DINAMICA SETTIMANALE

Performance dei singoli metalli (future 3 mesi $)
Da inizio anno Performance a 1 anno
Ultima settimana Performance a 1 settimana

 

Nella sesta settimana del 2019 c’è stato un ribasso dei prezzi che ha interessato 5 metalli su 6. In evidenza il ribasso del nichel seguito da quello dello zinco. La chiusura LMEX è scesa fino a toccare quota 2892 $ e poi ha rimbalzato. L’indicatore di momentum che misura la forza del trend in atto si trova in zona neutra. Buona la correlazione col cambio del dollaro (che è si è apprezzato su tutte le principali valute).

COMMENTO MACROECONOMICO

Quella appena trascorsa è stata, per il comparto dei metalli non ferrosi LME, una settimana di storni dei prezzi dovuti a vendite maggiori degli acquisti. Le ragioni di tale ribasso sono diverse anche se prevale l’incertezza macroeconomica. I dati economici giunti dalle tre principali aree (USA, Cina e Unione Europea) non sono risultati molto brillanti a conferma delle stime che prevedono per quest’anno una crescita economica più bassa di quell’anno scorso.
In America ad esempio c’è stato un incremento delle richieste di sussidi per la disoccupazione. In Cina scatto dell’export ma flessione delle importazioni. I colloqui USA-Cina per risolvere la guerra dei dazi, non stanno facendo passi avanti significativi mentre si avvicina la data del 1° marzo che in mancanza di accordo fa scattare nuovi aumenti. Intanto il disavanzo commerciale americano nei confronti della Cina resta sempre alto. In America, il presidente Trump riesce a trovare il compromesso con i democratici ed evita un nuovo shutdown fino a settembre. In compenso minaccia di ricorrere allo stato di emergenza per la sicurezza nazionale per trovare i finanziamenti per fare il muro al confine con il Messico. Il tutto fa salire di tanto l’incertezza economica e politica.

In Europa si registra una pesante sconfitta per la premier inglese Teresa May che non riceve dal suo parlamento il benestare a procedere per rinegoziare l’accordo con Bruxelles. Questo fa salire le possibilità di hard Brexit al 29 marzo prossimo. Anche qui incertezza politica è al massimo. In Spagna invece il governo in carica ha sciolto le camere e ha indetto nuove elezioni. L'incertezza sull’esito elettorale è elevata.
In Italia, crescono le tensioni nel governo, con i due partiti M5S e Lega che vedono ampliarsi i temi sui quali hanno idee diverse. Tutti gli analisti politici sono concordi nel ritenere che il momento della verità è spostato alle elezioni europee di maggio. A seconda del responso delle urne sale il rischio di una crisi di governo. Questa è l’opinione dell’agenzia di rating Moody’s che nei giorni scorsi ha rivisto al ribasso le stime di crescita del nostro paese e ha palesato un rischio elezioni anticipate.

Reazione dei mercati

Se anche in Italia l’agenzia Moody’s vede un rischio elezioni anticipate come in Spagna (e forse in Gran Bretagna), non stupisce quindi che lo spread BTP-Bund si mantenga su valori elevati vicino ai 280 punti. Restando sui mercati finanziari si segnala il proseguimento del rafforzamento del dollaro premiato dall’aumento dell’incertezza politica (flight to quality), che si avvicina ai massimi dal 2018 (vedi dollar index). Il cross euro dollaro torna sotto quota 1,13. Allungo rialzista anche per i prezzi del petrolio che rivedono quota 65 $/barile per il Brent e 55 $ per il WTI, grazie alla notizia che l’Arabia Saudita è pronta ad un nuovo taglio produttivo di 500.000 barili/giorno. Tra i metalli non ferrosi che compongono l’indice LMEX, 5 su 6 hanno registrato un ribasso delle quotazioni rispetto alla settimana precedente. La peggiore performance è stata quella del nichel.