A giugno si segnala la ripresa delle quotazioni LME di stagno e zinco

Gli shock produttivi dei non ferrosi hanno sostenuto i prezzi, nonostante la debolezza della domanda

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Non Ferrosi LME Determinanti dei prezzi

A giugno, le quotazioni mensili di zinco e stagno hanno registrato delle variazioni che sembrano indicare una ripresa effettiva del loro valore, pari rispettivamente al +2,6% e +9%, e che li hanno condotti verso i 2020 e 16790 dollari per tonnellata.

Quotazione Stagno e Zinco spot

Quotazione Stagno e Zinco spot

I due metalli non ferrosi non sono stati esentati dall’effetto della pandemia, come gli altri metalli appartenenti alla categoria. La dinamica del loro prezzo ha infatti seguito, tra febbraio ed aprile, la fase di depressione e incertezza registrata sui mercati internazionali, evidenziando un forte trend negativo. Le paure che i prezzi potessero toccare i livelli del 2016 o, peggio ancora, quelli del 2008-2009, sono state scongiurate a causa degli shock produttivi. Infatti il lockdown, ancora presente in America Latina, area di produzione di queste commodity, ha più che bilanciato la debolezza della domanda che ancora persiste sui mercati internazionali, dovuta soprattutto allo stop dell'industria automotive.

Secondo quanto riportato da Reuters nell’articolo “Column: COVID-19 hits tin and zinc supply but focus now on copper”, l'epidemia di Covid-19 in Perù ha influenzato l'offerta di stagno e zinco, dato che il paese risulta uno dei maggiori produttori mondiali di entrambi i metalli.
La situzione di emergenza in atto nel paese è evidenziata nel grafico di seguito, che mostra la dinamica giornalieri dei nuovi contagi. Ad oggi i casi confermati sfiorano quota 31 mila, e l'incremento giornaliero supera le 3000 unità.

Nuovi casi confermati Covid-19

Evoluzione contagi confermati covid-19

Per quanto riguarda il mercato dello stagno, da segnalare l'interruzione della produzione da parte di tre delle pricipali imprese produttrici al di fuori delle cinesi: la peruviana Minsur, la boliviana EM Vinto e la Malesia Smelting Corp. Le tre aziende, complessivamente considerate, forniscono il 17% dell'offerta mondiale di stagno. Anche la Cina, primo produttore mondiale, ha dovuto far fronte a carenza di input per le fonderie, cosiderata sia la situazione interna emergenziale sia lo stop produttivo del Myanmar, primo fornitore di concentrato di stagno.

Gli stop alla produzione del Perù pesano anche sull’offerta internazionale di zinco: gli analisti dell’australiana Macquarie Bank hanno stimato una riduzione del 4% della produzione mondiale; per JP Morgan, invece, la stima risulterebbe di poco superiore al 6%.
La situazione particolare del mercato dello zinco ha però attutito l’effetto degli shock produttivi: dopo il 2018 il mercato globale dello zinco era stato caratterizzato da un surplus, originato dalle fonderie cinesi, che aveva condotto ad una significativa riduzione dei prezzi. Dato il recente passato di eccesso di offerta, l'attuale situazione di shock produttivi sta esercitando un impatto contenuto sul prezzo dello zinco, rispetto a quanto osservato per altri non ferrosi: la quotazione dello zinco ha infatti fatto registrare un aumento modesto (+2,6%), se rapportato a quello di molti altri metalli appartenenti alla stessa merceologia.
Nei prossimi mesi, con l'annunciata ripresa delle operazioni nelle miniere del Perù, gli shock dal lato dell'offerta potrebbero attenuarsi, conducendo quindi a prezzi più bassi, previa la ripresa della domanda.