Pandemia 2020 ed età dell’incertezza

Settimanale metalli non ferrosi LME - Commento del 16 marzo 2020

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Non Ferrosi LME Analisi settimanale LME

DINAMICA SETTIMANALE

Andamento non ferrosi

 

Nella scorsa settimana c’è stato un ribasso dei prezzi che ha interessato 5 metalli su 6. In evidenza il ribasso del piombo, seguito dallo stagno. Le quotazioni dell’indice LMEX sono scese a quota 2520 $. L’indicatore di momentum che misura la forza del trend in atto è in zona ipervenduto. La chiusura settimanale è sotto le medie mobili a 10, 20, 40 giorni (indicazione ribassista). Il valore dell’indice è sceso sotto la trendline (supporto dei prezzi) di lungo periodo, che unisce i minimi del 2016 e quelli del 2020. Ciò crea le premesse per un ulteriore ribasso dei prezzi dei metalli non ferrosi. La volatilità dei prezzi è alta.

COMMENTO MACROECONOMICO E PROSPETTIVE

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato lo stato di pandemia: i Paesi contagiati sono oltre 123. Se in Cina si intravede la luce alla fine del tunnel, nel resto del mondo si guarda con preoccupazione al sopraggiungere del picco. Negli Stati Uniti e in Europa (Italia esclusa) si inizia soltanto adesso a prendere coscienza della situazione e della rapidità con la quale il contagio si propaga.

Guardando al recente passato, questa del 2020 dovrebbe essere la sesta grande epidemia degli ultimi cento anni, dopo quelle del 1918 (spagnola), 1957 (asiatica), 1968 (Hong Kong), 1977 (russa), 2009 (suina). Ciò sembra indicare che la frequenza con cui si ripetono le epidemie e la velocità con cui si diffondono all’interno degli stati e da un continente all’altro sono uno degli effetti collaterali della globalizzazione.

L’effetto del contagio sui mercati finanziari, invece, è dovuto al “panic selling”. Il VIX, l’indicatore della volatilità dei mercati finanziari calcolato dal Chicago Board Options Exchange (CBOE), chiamato in gergo “indice della paura”, è ai massimi valori dagli anni Ottanta – ha superato i livelli raggiunti l’11 settembre 2001 e quelli del 2008, dopo lo scoppio della crisi dei mutui subprime.

Per queste ragioni e per le restrizioni alle libertà personali e al commercio, le aspettative sono quelle di una recessione pesante e globale, con Borse ancora in caduta libera e un incremento del debito pubblico e del suo costo. Lo indicano soprattutto i recenti dati cinesi, che non dipendono solo dal coronavirus, ma anche da esso: consumi –20% e produzione industriale –13.5%. Non è detto però che tale estrema incertezza sia del tutto nuova, forse è nuova solo nella sua gravità. Ricordiamo che poco prima di questa crisi c’è stata la guerra commerciale e da pochi giorni si è consumata una guerra commerciale sul petrolio.

La domanda alla quale nessuno sa rispondere è “Quando finirà?”. I prossimi 10-15 giorni potrebbero decidere il futuro dell’Europa, con la messa alla prova delle misure finora attuate (in Italia in particolare): se sono valide e sufficienti ad arginare il contagio o se ne servono di più rigorose. Da qui si capirà l’importanza di azioni coordinate di fronte alla pandemia e l’estensione della crisi a tutta l’Europa imporrà presto a Bruxelles l’adozione di misure straordinarie per sostenere l’economia dei Paesi membri.

Andamento dei mercati finanziari e delle materie prime
La scorsa settimana ha registrato prezzi in ribasso su tutti i mercati. Si sono rotti i livelli di supporto pluriennale, per cui i trend sono ribassisti sul breve, medio e lungo termine. Le situazioni di ipervenduto ovunque rendono possibili rimbalzi già nei prossimi giorni, senza però che questo inverta la direzione del trend dei prezzi di medio e lungo termine. Il CRB Index è sceso sui valori minimi dal 1970, spinto in basso soprattutto dai prezzi del petrolio e dei metalli. Prezzi incredibilmente bassi per i metalli non ferrosi, sui livelli del 2016, col rame che torna sotto quota 5500 $/t, l’alluminio primario sotto quota 1700 $/t e lo zinco sotto quota 2000. Il petrolio è crollato a livelli che non si vedevano da decenni, con spread altissimi tra prezzi cash e prezzi a termine. Goldman Sachs stima che i prezzi potranno scendere fino a 20 dollari al barile – ciò manderebbe in tilt le economie che si reggono sull’export di greggio. Il trend dei prezzi delle commodity resta decisamente ribassista.