Contagio mondiale: mercati in tilt ed economie allo sbando

Settimanale metalli non ferrosi LME - Commento del 23 marzo 2020

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Non Ferrosi LME Analisi settimanale LME

DINAMICA SETTIMANALE

Andamento non ferrosi

 

La scorsa settimana c’è stato un forte ribasso dei prezzi che ha interessato 6 metalli su 6. In evidenza il ribasso del rame seguito dallo stagno. Le quotazioni dell’indice LMEX sono scese fino a quota 2300 $. L’indicatore di momentum che misura la forza del trend in atto è in zona ipervenduto. La chiusura settimanale è sotto le medie mobili a 10, 20, 40 giorni (indicazione ribassista). Il valore dell’indice è sceso sotto la trendline (supporto dei prezzi) di lungo periodo che unisce i minimi del 2001, 2008 e quelli del 2016 fino a quelli attuali. Ciò apre ampi spazi a un ulteriore ribasso dei prezzi dei metalli non ferrosi, che spaventa gli operatori così come l’alto livello di volatilità.

COMMENTO MACROECONOMICO E PROSPETTIVE

La situazione dell’emergenza sanitaria, descritta con i numeri, mostra oltre 160 Paesi colpiti dal coronavirus, con oltre 280 mila contagiati, oltre 10 mila morti e poco più di 90 mila guariti. L’Italia ha ottenuto il tristissimo primato di Paese più colpito del mondo, superando anche la Cina per numero di morti. Al terzo posto è balzata l’America.

I numeri dell’economia sono tuttora difficili da esplicitare, ma la dimensione è allarmante. I mercati continuano a scendere, con l’eccezione di brevi rimbalzi legati a occasionali buone notizie, che non evitano però successivi crolli. Altrettanto, se non più gravi, sono gli effetti sull’economia reale, di fatto quasi paralizzata nelle città deserte.

Le banche centrali dei Paesi alle prese col contagio hanno messo in campo tutti gli strumenti a disposizione:

  • riduzione dei tassi d’interesse
  • incremento delle agevolazioni per le banche ordinarie
  • incremento del QE

Altrettanto importanti le misure prese dai governi, con diverse migliaia di miliardi destinati ad aziende e famiglie.

Andamento dei mercati finanziari e delle materie prime
Il peggioramento delle stime economiche e degli indicatori di fiducia ha impattato negativamente sui prezzi delle materie prime. Il VIX, indicatore della volatilità delle Borse è schizzato oltre quota 73, ovvero sui massimi da oltre 30 anni, ben oltre il 2001 e il 2008. La scorsa settimana registra prezzi delle materie prime ancora su valori molto bassi, a cominciare dal petrolio, che resta sotto i 30 dollari al barile (con spread altissimi tra prezzi cash e prezzi a termine), il rame sotto i 4600 $/ton e l’alluminio sotto i 1600 $/ton. Il CRB Index, indice generale delle materie prime di Reuters, è fermo sui valori minimi dal 1970, condizionato soprattutto dai prezzi del petrolio e dei metalli. Metalli non ferrosi: prezzi incredibilmente bassi, sui livelli del 2016, col rame che va sotto quota 4600 $/ton, l’alluminio primario sotto quota 1600 $/ton, il nichel a cavallo degli 11000 $/ton e lo zinco sotto quota 1900. L’indice LMEX della Borsa dei metalli di Londra, scendendo sotto quota 2300, ha rotto il supporto che univa i minimi a partire dal 2016, fornendo un segnale decisamente ribassista. Rottami ferrosi quotati all’LME e al CME: prezzi in ribasso. Acciaio quotato su LME, CME e SHFE: prezzi in ribasso. Metalli preziosi: ribassi generalizzati a cominciare dall’oro. Valute: sui mercati forex l’euro contro dollaro precipita sotto quota 1.07, valore che non si vedeva dal 2017. Il dollaro schizza sui massimi annuali. Crollo della sterlina.