Globalizzazione del contagio ed economia verso la recessione

Settimanale metalli non ferrosi LME - Commento del 09 marzo 2020

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Non Ferrosi LME Analisi settimanale LME

DINAMICA SETTIMANALE

Andamento non ferrosi

 

Nella scorsa settimana c’è stato un rialzo dei prezzi che ha interessato 5 metalli su 6. In evidenza il rialzo dello stagno, seguito dal nichel. Le quotazioni dell’indice LMEX sono prima salite fino a quota 2640 $ per poi ripiegare a 2602. L’indicatore di momentum che misura la forza del trend in atto è vicino alla zona neutra. La chiusura settimanale è sotto le medie mobili a 10, 20, 40 giorni (indicazione ribassista). La volatilità è alta.

COMMENTO MACROECONOMICO E PROSPETTIVE

È stata superata la quota dei 100000 contagi da coronavirus a livello globale, mentre non c’è ancora un numero che possa dare la dimensione del disastro economico, benché il timore sia che si possa raggiungere un danno di 1500 miliardi di dollari.

Infatti, così come si susseguono gli aggiornamenti nella conta di contagi, vittime e guarigioni, si susseguono gli annunci degli effetti negativi del virus sull’economia. Se è il rallentamento è acclarato, per numerosi settori si può già parlare di paralisi: commercio, turismo, manifattura. Cresce la quota degli ordini cancellati dalle aziende, di pari passo alla cancellazione di fiere ed eventi, e anche i consumi privati stanno diminuendo in maniera significativa.

Se in Italia si parla di crescita zero nel 2020, secondo l’OCSE l’impatto negativo del virus sul PIL mondiale può essere stimato tra lo 0.4% nello scenario migliore e l’1.5% in quello peggiore, che tradotto in cifre significa un minimo e un massimo di 347 e 1300 miliardi di dollari nel solo 2020.

L’Asian Development Bank (ADB) ha stimato che l’impatto dell’epidemia di coronavirus sull’economia globale potrebbe comportare una perdita compresa tra i 77 miliardi e i 347 miliardi di dollari (tra lo 0.1% e lo 0.4% del PIL mondiale). Le cause indicate dall’istituto sono la contrazione della domanda interna, il ridimensionamento dei flussi turistici e dei viaggi di lavoro, ma anche l’interruzione delle forniture e delle catene del valore. In particolare, l’ADB ha tagliato le previsioni di crescita della Cina tra lo 0.3% e l’1.7% e quelle dell’Asia in via di sviluppo tra lo 0.2% e lo 0.5%.

In America, Wall Street ha perso in pochi giorni più di 4000 punti, nonostante la decisione della FED di abbassare il tasso di interesse. In Europa, la UE sta pensando a interventi straordinari e all’allentamento della politica d’austerità, lasciando maggiore libertà ai singoli paesi relativamente ai vincoli di bilancio. A questo proposito, il nostro governo ha già stanziato complessivamente circa 8 miliardi di euro e prevede, per quest’anno, un rapporto deficit-PIL intorno al 2.6% contro l’1.5% precedente.

Stiamo andando dunque verso la recessione economica globale? Le organizzazioni internazionali come FMI, OCSE, Banca Mondiale hanno lanciato l’allarme crescita, anche se non parlano ancora apertamente di recessione. Di contro, ne parlano già le agenzie di rating e, in Italia, sia il Centro studi di Confindustria sia Intermonte Sim. Tutti i centri di ricerca internazionali hanno rivisto le stime di crescita al ribasso per il 2020. Le banche centrali si stanno muovendo verso una riduzione dei tassi di interesse, per rendere meno gravoso il ricorso ai finanziamenti per imprese e famiglie. Provvedimento necessario, ma insufficiente a rilanciare l’economia.

Andamento dei mercati finanziari e delle materie prime
Il crollo dei consumi e i timori di una minore crescita, se non addirittura di una recessione, deprimono i prezzi delle materie prime, a cominciare dai metalli e dal petrolio, entrambi crollati. Dallo scoppio della crisi (10 gennaio) a oggi, il ribasso dei prezzi è stato consistente. IHS Markit stima un crollo della domanda di petrolio superiore a quella del 2008-2009, fotografia del crollo dei consumi che si riverbera su tutti i mercati. Il CRB Index, indice generale delle materie prime pubblicato da Reuters, è sceso sui valori minimi del 1970. Metalli non ferrosi: prezzi incredibilmente bassi vicini ai livelli del 2016; trend decisamente ribassista. Petrolio: crollo dei prezzi dopo il fallimento del vertice Opec, che non ha trovato l’accordo sulla riduzione dell’output. Valute: crollo del dollaro che sconta l’arrivo del virus anche negli USA. Il trend dei prezzi delle commodity resta ribassista.