GB – Le elezioni politiche del 12 dicembre hanno emesso il verdetto: Via dalla UE

Settimanale metalli non ferrosi LME - Commento del 16 dicembre 2019

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Non Ferrosi LME Analisi settimanale LME

DINAMICA SETTIMANALE

Andamento non ferrosi

 

Nella scorsa settimana c’è stato un rialzo dei prezzi che ha interessato 6 metalli su 6. In evidenza il rialzo del nichel seguito da quello del rame. Le quotazioni dell’indice LMEX sono salite sopra quota 2820 $. L’indicatore di momentum che misura la forza del trend in atto è in zona neutra. La volatilità attualmente è salita.

COMMENTO MACROECONOMICO E PROSPETTIVE

Il premier inglese Boris Johnson ha stravinto le elezioni con una parola d’ordine netta: Get Brexit Done. Portiamo a termine la Brexit. Dopo oltre tre anni di confusione, con tre premier conservatori che hanno cercato di gestire l’uscita dalla UE, sembra essere arrivato il momento della chiarezza. Il popolo inglese vuole uscire dall’Unione Europea e ora, formalmente, ne uscirà entro il 31 gennaio 2020. Però, a causa del periodo di transizione previsto dall’accordo con la UE, gli effetti pratici del recesso sull’interscambio commerciale e in generale sul quadro normativo sono rinviati al 31 dicembre 2020.

Johnson deve convincere la Scozia a non indire un referendum per chiedere l’indipendenza dalla Gran Bretagna e restare nella UE. Deve convincere le due Irlande che non torneranno i confini e le dogane (l’Irlanda del Nord resta nel sistema unico europeo). Dovrà anche non deludere il consenso ottenuto dal voto, mantenendo le molte promesse fatte su fisco, sanità, immigrazione ecc.

L’idea di fare della Gran Bretagna una sorta di paradiso fiscale e finanziario a due passi dalla UE si dovrà misurare con le possibili ritorsioni di Bruxelles, che potrebbero mettere in ginocchio la City. La speranza di diventare un simbolo del libero commercio che attira ricchezza e investimenti si scontrerà con un mondo che sta riscoprendo il protezionismo (vedi gli USA).

Nello stesso tempo deve negoziare con la UE un’uscita ordinata che riduca al minimo gli effetti negativi del divorzio, che per la Gran Bretagna possono essere più alti. Per la UE è una prova reale che finalmente dirà se i trattati sono all’altezza di regolare quella che sembrava un’ipotesi irrealizzabile, l’Exit di un paese.

La Gran Bretagna non è la Grecia. Per i leader europei il voto inglese è un “alert” importante: bisogna dimostrare coi fatti che il sogno europeo è ancora valido e va portato avanti. Bisogna procedere verso una maggiore integrazione politica che faccia diventare la UE il gigante che può competere alla pari con gli altri giganti che remano contro: USA, Cina, Russia, che stanno brindando per la Brexit. Una prima occasione è il Green Deal Europeo presentato dalla nuova presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ma che già registra divergenze da parte di alcuni paesi dell’est, come la Polonia.

La reazione dei mercati alle elezioni inglesi
La sterlina ha spiccato il volo e contro l’euro è arrivata a quota 0.83, il valore che aveva nel giugno 2016 al tempo del referendum per l’uscita dalla UE. Il rialzo della sterlina c’è anche contro il dollaro americano. L’indice FTSE 100 della Borsa di Londra è in rialzo, così come lo sono gli altri indici europei, Dax, Cac e Mib. Quello che più conta per i mercati è, ancora una volta, la fine dell’incertezza su Brexit.

Guerra commerciale USA-Cina: Accordo sui dazi
L’altra news della settimana scorsa è arrivata prima via Twitter dal presidente americano Donald Trump e poi da fonti ufficiali e riguarda l’accordo con la Cina. Questo che prevede una significativa riduzione dei dazi commerciali esistenti e stoppa quelli che sarebbero dovuti scattare il 15 dicembre per un controvalore di 160 miliardi. Da parte cinese, oltre alla conferma dell’accordo, è arrivato l’impegno ad aumentare le importazioni di prodotti americani per altri 50 miliardi. Per gli osservatori politici americani, questo accordo è il tentativo di Trump di spostare l’attenzione dal tema dell’impeachment, che lo sta mettendo sotto pressione. Buona la reazione dei mercati che su questa tregua scommettevano da tempo. Il rame vola oltre 6200 $/ton, valore già toccato nello scorso mese di aprile.

Unione Europea
La prima riunione della BCE dell’era Lagarde ha lasciato inalterati i tassi d’interesse e ha limato leggermente le aspettative di crescita economica dell’eurozona portandole all’1.1%. La presidente Lagarde ha detto che, sul fronte delle guerre commerciali, le prospettive sono in miglioramento rispetto a qualche mese fa. Anche la presidente della Commissione Europea von der Leyen si è espressa positivamente sull’accordo raggiunto da USA e Cina.


La reazione settimanale dei mercati
Lo scossone del voto nel Regno Unito e l’annuncio da parte di Donald Trump dell’intesa raggiunta con la Cina sul dossier commerciale hanno elettrizzato i mercati che hanno risposto in maniera molto positiva. Dopo i nuovi primati di Nasdaq e S&P Wall Street, le Borse hanno registrano un deciso rialzo, a partire dai listini asiatici. Stesso orientamento si è visto in Europa.
Per quanto riguarda le valute, su base settimanale si registra il ribasso della sterlina e del dollaro. L’euro si apprezza su dollaro e sterlina. Lo yuan si apprezza sia verso il dollaro sia verso l’euro.
In discesa lo spread, con il differenziale Btp/Bund che cala a 155 punti. Il rendimento del titolo decennale scende all’1.32%.
Tra le commodities, in ribasso le quotazioni del petrolio e in rialzo quelle del gas naturale. Tra i metalli non ferrosi prezzi in rialzo per tutti. Il rame oltre il 4%, il nichel oltre il 5%e l’alluminio quasi il 2%. Tra i preziosi rialzi per tutti i metalli.