Le rivolte popolari del Cile: segnali preoccupanti della crisi economica che avanza

Settimanale metalli non ferrosi LME - Commento del 28 ottobre 2019

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Non Ferrosi LME Analisi settimanale LME

DINAMICA SETTIMANALE

Andamento non ferrosi

 

Nella scorsa settimana c’è stato un rialzo dei prezzi che ha interessato 4 metalli su 6 . In evidenza il forte rialzo del nichel, che resta il metallo più volatile, e il ribasso dello stagno. Le quotazioni dell’indice LMEX sono salite fino a toccare quota 2850 $. L’indicatore di momentum che misura la forza del trend in atto è in zona neutra e in rialzo. La volatilità attualmente è mediamente bassa.

COMMENTO MACROECONOMICO

In Cile è di nuovo tempo di rivolte popolari con disordini sparsi e scontri tra le forze armate del Governo e i manifestanti. I sindacati dei lavoratori proclamano lo sciopero generale a cui aderiscono anche quelli delle miniere di rame, che sono molto importanti per l’economia del Paese. Le proteste popolari non riguardano solo il Cile ma anche altri paesi del Sud America (Argentina, Brasile, Messico) e molti paesi dell’Africa e del medio oriente, dall’Egitto all’Iraq, dall’Algeria al Sudan. Le ragioni delle rivolte popolari e degli scioperi sono pressoché uguali ovunque: le difficili condizioni economiche del cosiddetto ceto medio sono esasperate dalle politiche governative, che si dimostrano inadeguate, specie in periodi di crisi. Già in passato le maggiori organizzazioni internazionali, come il Fondo Monetario Internazionale, avevano lanciato l’alert sulla povertà come catalizzatore delle rivolte popolari. Quando i governi hanno un alto debito pubblico si ritrovano a varare aumenti delle tasse o aumenti dei prezzi dei servizi pubblici che finiscono con l’esasperare le persone che fanno fatica a mettere insieme un pasto decente al giorno. E’ quello che sta succedendo in Cile e nei paesi sopracitati. Situazioni di crisi s’intravedono anche in Europa e in Italia. Il caso emblematico della ex Ilva di Taranto, oggi ArcelorMittal (la più grande acciaieria d’Europa), che perde due milioni di euro al giorno, ha ridotto la produzione, e presenta al Governo un conto molto salato: dai 3 ai 6 mila esuberi. Un altro esempio emblematico è la crisi che sta interessando il mercato dell’automotive ed in particolare il segmento delle auto diesel che registra un calo delle vendite del 30% rispetto al 2018. Questo settore in Italia riguarda 240 aziende e 25 mila dipendenti (dati Anfia). Alcune aziende hanno già annunciato la chiusura di stabilimenti e il ridimensionamento degli addetti. Anche in Germania le cose non stanno andando molto bene, visto il rallentamento dell’economia. Situazioni di crisi che sono il riflesso della minore crescita economica mondiale che s’irradia su tutti i continenti, su tutti i paesi e riguarda praticamente tutti i settori manifatturieri. Donald Trump, in risposta a questa situzione, in primis diminuisce le tasse a tutti (incurante dell’alto debito pubblico americano). Poi chiede alla FED di fare politiche accomodanti (quantitative easing, riduzione dei tassi, svalutazione del dollaro). Infine, usa la sua arma più potente, la guerra dei dazi contro tutti: dalla Cina all’Europa, dal Messico all’Iran. Il risultato è il rallentamento dell’economia mondiale che, appunto, sta già colpendo tutti, Stati Uniti inclusi.

Davanti allo scenario sopradescritto, si riscontra un trend ribassista dei prezzi delle materie prime, sceso del 19% dal 2018 (indice CRB).

La settimana dei mercati: le news macroeconomiche e geopolitiche della settimana scorsa hanno avuto un buon sound per le borse europee e asiatiche. Bene quella americana.

CRB Index - Materie prime in generale: quotazioni in rialzo.
LMEX - Metalli non ferrosi: indice in rialzo; scendono solo i prezzi dell’alluminio e dello stagno.
Petroliferi: In rialzo i prezzi del Brent e del WTI, in ribasso quelli del gas naturale.
Valute: cross euro dollaro: rialzo del dollaro e ribasso dell’euro, yen e sterlina. In rialzo lo yuan.
Metalli preziosi: in rialzo.
Borse: in ribasso Wall Street, in rialzo gli indici europei e quelli asiatici ad eccezione di Hong Kong.