La guerra di tutti contro tutti

Settimanale metalli non ferrosi LME - Commento del 14 ottobre 2019

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Non Ferrosi LME Analisi settimanale LME

DINAMICA SETTIMANALE

Andamento non ferrosi

 

Nella scorsa settimana c’è stato un rialzo dei prezzi che ha interessato 5 metalli su 6. In evidenza il rialzo dello zinco seguito da quello del rame. Le quotazioni dell’indice LMEX sono salite fino a toccare quota 2820 $. L’indicatore di momentum che misura la forza del trend in atto è in zona neutra e in rialzo. La volatilità è un po’ risalita e attualmente è mediamente bassa.

COMMENTO MACROECONOMICO

La settimana scorsa Trump ha annunciato su Twitter che per l’America “è tempo di uscire da conflitti ridicoli senza fine, molte delle quali tribali e riportare i nostri soldati a casa. Turchia, Europa, Siria, Iran, Iraq, Russia e i curdi se la dovranno cavare da soli”. In altre parole si ritira dalla Siria sconquassata da 8 anni di guerra civile e di guerra dell’ISIS, dei russi, degli americani, dei curdi, degli iraniani, degli israeliani, dei sauditi, degli Emirati, del Qatar. L’annuncio è una vera pugnalata per la Siria e soprattutto per i curdi che in questi anni hanno dato un grandissimo contributo nella lotta all’ISIS, anche in termini umani.
Chi ci perde?
Tutti: siriani, curdi, milioni di persone inermi che non vedono l’uscita da questa guerra.
Chi ci guadagna?
ISIS e Turchia. I terroristi islamici hanno già brindato perché sarà più facile uscire dalle prigioni curde e siriane. La Turchia di Erdogan che dopo solo tre giorni dal tweet di Trump, ha invaso il territorio siriano dove sono concentrati i curdi, suoi acerrimi nemici, accusati di essere terroristi e di tramare contro il popolo turco. Erdogan ha battezzato la sua missione militare a caccia dei curdi: “Fonte di Pace”. Obiettivo: decimare la popolazione curda ed impossessarsi della striscia di territorio abitata dai curdi siriani.
Di fronte alla pronta azione militare turca, il presidente americano ha dichiarato che Erdogan non ha il suo appoggio. Dal mondo intero, a cominciare dall’ONU, fino alla NATO, all’Europa intera, si sono subito sollevati “gli inviti” rivolti a Erdogan di fermare l’offensiva militare. E lui per tutta risposta ha minacciato la UE: “silenzio oppure vi mandiamo milioni di profughi”.
Altro tema della settimana è la guerra infinita dei dazi tra americani e cinesi. Le commissioni ad alto livello dei due paesi si sono incontrati di nuovo. A questi incontri si è fatto vedere anche Trump. Anche da parte cinese sono arrivati segnali di apertura e così si è diffuso l’ottimismo, indirizzato soprattutto ai mercati sempre con le orecchie tese su questo delicatissimo tema. Dopo 15 mesi di ostilità, non si è raggiunto l’accordo del secolo ma, se non altro, si sono raffreddati gli animi. L’accordo per ora è una tregua che impedisce l’inasprimento delle tariffe doganali. Da ambo le parti sono arrivate delle concessioni su alcuni temi importanti come la possibilità di salire fino al 100% del capitale per le aziende straniere che aprono aziende in Cina. Nessun passo avanti sul tema 5G legato al caso Huawei. L’accordo sarà ratificato durante l’incontro dei due leader a novembre. Positiva la reazione delle Borse.
Sul fronte macroeconomico, gli ultimi dati americani ed europei non si discostano dai precedenti e indicano chiaramente che l’economia mondiale è in fase di rallentamento a cominciare da quella europea che, essendo molto esposta sull’export, ne sta risentendo più dei due belligeranti, Cina e USA. Dalla FED si sottolineano proprio i pericoli geopolitici e la scarsa pressione inflattiva che non ne vuole sapere di salire oltre la soglia del 2%. Intanto il Fondo Monetario Internazionale lancia il suo appello: «Imprese, rischio default per 19mila miliardi di debito»
Il nuovo direttore generale, Kristalina Georgieva, chiede una risposta coordinata di fronte alla fase di «rallentamento sincronizzato» dell’economia globale. E in caso di brusca frenata, «saranno a rischio default 19mila miliardi di dollari di debito delle imprese, equivalenti al 40% del debito delle 8 principali economie». Un invito esplicito ai governi dei paesi più industrializzati a fare di più sul fronte degli investimenti in considerazione del fatto che, anche per colpa dei dazi, « l’attività manifatturiera globale e gli investimenti si sono indeboliti in modo sostanziale». Dato confermato dal WTO che ha abbassato le previsioni di crescita del commercio mondiale, portandole all’1.2% nel 2019, rispetto al 2.6% stimato ad aprile. Il rimbalzo previsto nel 2020 sarà a sua volta più debole: il volume degli scambi aumenterà del 2.7% anziché del 3%.

Il rischio finanziario

Non c’è solo il debito delle imprese a preoccupare il FMI. I rendimenti bassi o addirittura negativi dei bond pubblici costringono fondi pensione e assicurazioni ad assumere rischi più alti. Al tempo stesso, gli investitori si riversano sui mercati emergenti, che offrono ritorni più cospicui. Questo però espone le economie piccole a improvvise inversioni dei flussi di capitale. In Europa la marea dei bond con rendimenti sotto zero è arrivata alla “modica” cifra di 500 miliardi di euro.

La settimana dei mercati: le news macroeconomiche e geopolitiche della settimana scorsa hanno avuto un buon sound per i mercati (finanziari e delle materie prime) che hanno reagito con consistenti rialzi.
CRB Index - Materie prime in generale: quotazioni in rialzo
LMEX-Metalli non ferrosi: indice in rialzo; scendono solo un po’ i prezzi del nichel.
Petroliferi: In ribasso i prezzi del gas naturale; in rialzo quelli del petrolio.
Valute (cross euro dollaro) ribasso del dollaro e leggero rialzo dell’euro.
Metalli preziosi: in ribasso oro e argento, in rialzo platino e palladio.
Borse: in rialzo Wall Street, gli indici europei e quelli asiatici.