Bollettino del mare: nubi all’orizzonte e venti di tramontana

Metalli non ferrosi LME - Commento del 11 febbraio 2019

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Analisi settimanale LME

DINAMICA SETTIMANALE

Performance dei singoli metalli (future 3 mesi $)
Da inizio anno Performance a 1 anno
Ultima settimana Performance a 1 settimana

 

La scorsa settimana c’è stato un rialzo dei prezzi che ha interessato 4 metalli su 6. In evidenza il rialzo del nichel seguito dal rame. La chiusura LMEX è salita fino a toccare quota 2975 $. L’indicatore di momentum che misura la forza del trend in atto si trova in zona neutra ma in ribasso. Buona la correlazione col cambio del dollaro (che è salito).

COMMENTO MACROECONOMICO

Dopo gli allert di vari centri internazionali (FMI, BCE, Oxford Economic) e italiani (Banca D’Italia,CSC, Istat,UPB), anche la Commissione Europea ha lanciato il suo all’Italia in merito a crescita economica e debito pubblico. Per quanto riguarda la crescita economica nel 2019 la Commissione Europea ha tagliato le stime dell’eurozona da 1,7% a 1,3%. La revisione al ribasso ha interessato praticamente tutti i paesi a cominciare dalla locomotiva Germania, anche se con percentuali molto diverse. Particolarmente pesante la revisione relativa al nostro paese la cui crescita 2019 è stimata allo 0,2% dalla precedente stima di 1,2%. Le cause del rallentamento economico sono arcinote e vanno dal rallentamento dell’economia mondiale ai dazi Usa-Cina, Usa-UE, alle sanzioni alla Russia, all’Iran e così via. Anche sul nostro debito pubblico, la Commissione vede nero. Non solo non diminuirà ma è molto realistico che quest’anno salirà oltre il 132%. Questo lascia l’Italia molto esposta sul fronte interessi. Se dovessero salire oltre il livello attuale, i rischi salirebbero sensibilmente.
L’altra voce che impatta molto negativamente sul debito, sono le due misure simbolo del governo: quota 100 per le pensioni e reddito di cittadinanza. Per la Commissione, entrambe le misure, faranno salire parecchio le uscite pubbliche con pochi ritorni dal lato delle entrate (aumento dei consumi, tasse ecc). Per ora si tratta di previsioni di enti terzi alle quali il governo italiano contrappone le sue.

Le reazioni delle aziende e quelle dei mercati

Le aziende evidenziano una fiducia calante e una preoccupazione crescente. La loro accusa principale è la mancanza di investimenti pubblici diretti e la mancanza di misure fiscali volte a favorire gli investimenti privati. Allarme anche dai sindacati dei lavoratori che vedono salire il tasso di disoccupazione e scendere quello degli occupati mentre si avverte un clima di recessione. Presso il Ministero dello sviluppo economico ci sono oltre 130 tavoli di crisi aziendali che aspettano una soluzione pena la chiusura o la delocalizzazione.
Per quanto riguarda i mercati finanziari, la reazione a caldo alle stime della Commissione non sono state buone. Le borse europee hanno chiuso tutte in negativo. Lo spread BTP-BUND, vero termometro del rischio, è salito fino oltre 290 punti (ai massimi da oltre due mesi). L’Euro ha perso oltre una figure ed è tornato in area 1,13 contro il dollaro. Giù anche i prezzi del petrolio Brent e WTI così come quelli del Gas Naturale. Sul fronte dei metalli non ferrosi tre metalli su sei hanno subito aumenti e tutte le quotazioni hanno stornato dai massimi di periodo. Gli acquisti si sono mantenuti inferiori alle vendite con i volumi in ribasso, complice anche la mancanza degli operatori cinesi. In generale si è visto un raffreddamento del momentum, l’indicatore che misura la forza del trend in atto. La spinta al rialzo è in generale in diminuzione a conferma che la crescita economica è il primo fattore che influenza il trend dei prezzi.