Dal minerale al metallo: cosa spiega la recente divergenza di prezzo nel mercato del piombo?

Confronto tra i prezzi dei minerali e dei relativi metalli greggi

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Non Ferrosi Piombo Determinanti dei prezzi

Nel mercato dei metalli esiste una stretta relazione tra i prezzi dei metalli e quelli dei relativi minerali utilizzati come input nei processi produttivi. I minerali rappresentano infatti una componente fondamentale nella struttura dei costi di produzione del metallo greggio, influenzandone di conseguenza la dinamica dei prezzi. Nel lungo periodo, gli aumenti dei prezzi dei minerali tendono a trasferirsi sui prezzi dei corrispondenti metalli grezzi, sostenendone la dinamica al rialzo. Analogamente, fasi di riduzione dei prezzi dei minerali contribuiscono a ridurre o allentare la crescita dei prezzi dei rispettivi metalli.

Questo legame è alla base della teoria del cost pass-through, secondo cui, nei mercati di beni fortemente omogenei, come quello delle commodity, le variazioni nei costi degli input tendono a trasferirsi quasi interamente nei prezzi di vendita degli output. Tale relazione strutturale comporta delle correlazioni significative tra i prezzi dei minerali e quelli dei rispettivi metalli greggi.
Nella tabella che segue si riportano i coefficienti di correlazione tra i prezzi dei minerali e dei corrispondenti metalli per 4 metalli di base non ferrosi: alluminio, rame, zinco e piombo. L’analisi dei coefficienti di correlazione è stata effettuata su un arco temporale sufficientemente ampio, compreso tra marzo 2000 e gennaio 2026.

Matrice di correlazione tra i prezzi dei minerali e dei relativi metalli
Matrice di correlazione tra i prezzi dei minerali e dei relativi metalli

Dall’analisi della matrice emergono coefficienti di correlazione elevati tra i prezzi dei minerali e quelli dei rispettivi metalli. In particolare, rame e zinco risultano i metalli maggiormente correlati ai prezzi dei minerali, con coefficienti di correlazione pari rispettivamente a 0.98 e 0.97, su un massimo teorico di 1.
Anche alluminio e piombo presentano correlazioni significative con i prezzi dei minerali, pari rispettivamente a 0.74 e 0.84. Tuttavia, per entrambi questi metalli, i prezzi risultano maggiormente correlati a quelli dei rispettivi rottami piuttosto che ai minerali, con coefficienti di correlazione metallo–rottame superiori a 0.9. Ciò riflette l’elevato grado di sviluppo del riciclo nel mercato europeo di alluminio e piombo, caratterizzato da tassi di riciclo superiori al 90%.

Se queste relazioni tra i prezzi tendono a confermarsi su orizzonti temporali sufficientemente lunghi, possono comunque verificarsi fasi temporanee in cui il prezzo del minerale si discosta dalle dinamiche del corrispondente metallo greggio. Può essere quindi interessante analizzare quali sono i principali fattori che possono accentuare queste divergenze.

Fattori di divergenza tra prezzi dei minerali e dei metalli

Come anticipato in precedenza, un primo fattore rilevante in grado di accentuare la divergenza tra prezzi dei minerali e dei metalli è lo sviluppo del mercato del riciclo. Con l’aumento del tasso di riciclo, infatti, i prezzi dei metalli tendono a seguire maggiormente l’andamento dei rottami rispetto a quello dei minerali, poiché l’input utilizzato nei processi produttivi non è più il minerale, ma appunto il rottame.
Tuttavia, esistono ulteriori fattori che possono influenzare la dinamica dei minerali fino addirittura a farla divergere da quella dei metalli. Tra questi, il più rilevante è il diverso grado di standardizzazione del prodotto.
I metalli greggi commercializzati sono generalmente altamente standardizzati, soprattutto quando esistono dei contratti futures sui mercati finanziari che ne definiscono caratteristiche uniformi, rendendoli pressoché identici tra loro. Al contrario, i minerali commercializzati sono spesso più eterogenei e possono contenere anche altri elementi oltre al metallo principale.

A livello doganale, le diverse tipologie di minerali sono raggruppate sotto lo stesso codice CN8, il che significa che il prezzo doganale può incorporare valori relativi a minerali differenti, accentuando le differenze di prezzo. Per analizzare queste variazioni, PricePedia mette a disposizione la misura della dispersione statistica, che consente di quantificare il range di prezzo entro cui una determinata commodity è scambiata alle dogane europee. Dato il minor grado di standardizzazione dei minerali rispetto ai metalli greggi, è quindi logico attendersi una maggiore dispersione nei prezzi dei minerali piuttosto che in quelli dei metalli greggi.
Nel grafico seguente è riportato il confronto tra la dispersione dei prezzi doganali europei dei minerali di rame e quella del rame in catodi, entrambi espressi in euro per tonnellata.

Confronto tra la dispersione dei prezzi dei minerali di rame e del rame in catodi
Confronto tra la dispersione dei prezzi dei minerali di rame e del rame in catodi

Dall’analisi del grafico si evidenzia come, nonostante i due prezzi tendano a seguire una dinamica pressochè identica, il livello di dispersione tra il prezzo dei minerali e del rame in catodi è molto differente. Nel mese di gennaio 2026, la dispersione del prezzo del rame in catodi risulta praticamente nulla, con un range compreso tra un minimo di 10537 euro/tonnellata e un massimo di 10782 euro/tonnellata. La differenza tra massimo e minimo è quindi di soli 245 €/tonnellata, pari a circa il 2% del prezzo doganale rilevato da PricePedia (10643 euro/tonnellata).
Al contrario, i prezzi dei minerali mostrano una dispersione molto più ampia, con valori compresi tra 2428-3252 euro/tonnellata. In questo caso, la differenza tra massimo e minimo è di 824 euro/tonnellata, corrispondente a circa il 30% del prezzo doganale rilevato da PricePedia (2734 euro/tonnellata).

Il minor grado di standardizzazione dei minerali, che possono contenere diversi elementi oltre al metallo principale, può comportare in alcuni casi dinamiche di prezzo anche significativamente diverse rispetto a quelle del metallo greggio corrispondente. Ciò accade perché il valore del minerale è influenzato dalla presenza degli altri elementi contenuti al suo interno. Un esempio è rappresentato dal piombo, il cui prezzo del minerale si è recentemente discostato dall’andamento del metallo raffinato greggio.

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Il caso del piombo: analisi della relazione tra i prezzi di minerali e metallo

Nei due grafici seguenti si riporta il confronto dei prezzi dei minerali di piombo e del piombo raffinato greggio, espressi in euro/tonnellata, sia per il mercato doganale europeo che per quello cinese.

Serie storiche dei prezzi dei minerali di piombo e del piombo raffinato greggio
Prezzi doganali UE
Prezzi doganali Cina

Dall’analisi delle serie storiche dei prezzi si evidenzia che, nell’ultimo periodo, i prezzi doganali dei minerali e del piombo raffinato greggio hanno seguito dinamiche divergenti, sia in Europa che in Cina.
Sul mercato doganale europeo, i prezzi dei minerali di piombo a gennaio 2026 sono più che raddoppiati rispetto ai livelli di gennaio 2024, passando da 1641 a 3333 euro/tonnellata. Al contrario, nello stesso arco temporale, i prezzi del piombo raffinato greggio sono diminuiti del -20%, scendendo da 2200 a 1771 euro/tonnellata.
In Cina si è osservata una dinamica simile, seppur meno marcata. Tra dicembre 2023 e dicembre 2025, i prezzi CIF dei minerali di piombo sono aumentati del 40%, da 1316 a 1844 euro/tonnellata , mentre nello stesso periodo il prezzo FOB del metallo raffinato greggio è sceso da 2007 a 1772 euro/tonnellata, registrando un calo del -12%.

L’attuale dinamica dei prezzi dei minerali di piombo è attribuibile interamente alla forte crescita dei prezzi dell’argento, che si è riflessa indirettamente sul prezzo del minerale. La galena, principale minerale di piombo, contiene spesso argento, tanto che una parte della produzione mondiale di argento deriva come sottoprodotto dell’estrazione del piombo.
La straordinaria crescita delle quotazioni dell’argento che, al Chicago Mercantile Exchange (CME), tra gennaio 2024 e gennaio 2026 sono triplicate passando da 22.9 a 90.4 $/oncia, ha determinato un significativo aumento dei prezzi dei minerali di piombo, in una fase in cui il prezzo del piombo raffinato greggio risultava in diminuzione. Attualmente, infatti, le aspettative di un aumento futuro dell’offerta, derivante dalle attese di un incremento dei tassi di riciclo a livello mondiale,[1] unite a una domanda globale ancora relativamente debole, hanno determinato la flessione dei prezzi internazionali sopra analizzata.

Conclusioni

Sebbene nel lungo periodo i prezzi dei minerali e dei metalli tendano a mostrare una forte correlazione positiva, esistono diversi fattori che possono generare divergenze tra il prezzo dei minerali e quello del relativo metallo. Un primo fattore è rappresentato dallo sviluppo del mercato del riciclo: all’aumentare del tasso di riciclo, il prezzo del metallo greggio tende a essere più influenzato dal prezzo del rottame che da quello del minerale.
Un altro aspetto, ancora più rilevante, è legato al minor grado di standardizzazione del prodotto. A livello doganale, infatti, diverse tipologie di minerali, contenenti elementi diversi al loro interno, vengono classificate sotto lo stesso codice. Questo si traduce in una maggiore variabilità dei prezzi dei minerali commercializzati rispetto a quelli dei metalli.

La presenza di elementi aggiuntivi all’interno del minerale può influenzare in modo significativo la dinamica dei prezzi, generando talvolta dinamiche diverse rispetto a quelli del metallo estratto. Nel mercato del piombo, ad esempio, nell’ultimo periodo si è registrato un aumento significativo dei prezzi dei minerali sia in Europa che in Cina, a fronte di una riduzione dei rispettivi prezzi del piombo greggio. L’aumento dei prezzi dei minerali è, in questo caso, interamente attribuibile alla crescita dei prezzi dell’argento, presente in quantità minima, ma significativa, nella galena, principale minerale di piombo.


[1] Si veda l’articolo: “Piombo: un metallo pericoloso ma indispensabile per l’industria moderna