Biocarburanti e transizione ecologica in Europa
Sostenibilità, materie prime e competitività: il dilemma europeo
Pubblicato da Luigi Bidoia. .
Biocarburanti chimica bio-based Determinanti dei prezziLe due principali aree di sviluppo della chimica bio-based sono quelle degli intermedi chimici[1] e dei biocarburanti. In questo articolo ci concentriamo su quest’ultima area, con un focus specifico sul biodiesel, analizzandone il ruolo nel contesto europeo della transizione ecologica, tra obiettivi ambientali, sicurezza degli approvvigionamenti e competitività industriale.
L’area dei biocarburanti comprende una pluralità di prodotti. Tuttavia, solo due presentano una produzione mondiale dell’ordine di grandezza delle 100 milioni di tonnellate: l’etanolo e il biodiesel. Il primo è utilizzato come additivo o come parziale sostituto delle benzine[2], mentre il secondo trova impiego come additivo o sostituto del gasolio.
Due biodiesel diversi
Il termine biodiesel fa riferimento, in realtà, a due prodotti chimicamente molto diversi tra loro. Essi sono ottenuti attraverso processi industriali differenti, ma utilizzano come materie prime comuni oli vegetali e grassi animali, sia di origine vergine (come colza, palma e soia) sia derivanti da flussi di scarto, come gli UCO (Used Cooking Oils, oli da cucina esausti).
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Biodiesel FAME (Fatty Acid Methyl Esters):
è un estere metilico degli acidi grassi. Presenta proprietà fisico-chimiche diverse rispetto al gasolio fossile e, in generale, consente una riduzione delle emissioni di particolato, CO e idrocarburi allo scarico, a fronte di un possibile aumento delle emissioni di NOx. Nell’Unione Europea è normalmente utilizzato in miscela con il gasolio, con un contenuto massimo tipico compreso tra il 7% e il 10% (B7 e B10). Recentemente è stato introdotto sul mercato anche un biodiesel B100, destinato a mezzi pesanti appositamente omologati. -
Diesel HVO (Hydrotreated Vegetable Oil):
è un idrocarburo paraffinico ottenuto per idrogenazione. Ha proprietà molto simili a quelle del diesel fossile, ma permette una significativa riduzione delle emissioni di particolato allo scarico e delle emissioni climalteranti sull’intero ciclo di vita. Può essere utilizzato al 100% (drop-in, ossia totalmente intercambiabile con il gasolio tradizionale), senza limiti di blending, ed è particolarmente adatto ai motori di ultima generazione, come quelli conformi allo standard Euro 6.
Il biodiesel FAME è stato introdotto sul mercato mondiale già da diversi decenni, mentre il diesel HVO rappresenta una soluzione più recente. Quest’ultimo sta tuttavia guadagnando rapidamente quote di mercato. Secondo i dati dell’European Biodiesel Board (EBB), nel 2019 la scomposizione del mercato dell’Unione Europea tra FAME e HVO era pari, rispettivamente, all’83% e al 17%. Nel 2025 la quota di HVO è salita al 21% ed è prevista raggiungere il 23% nel 2027. Ci troviamo quindi di fronte a una fase di progressiva sostituzione tra le due tipologie di biocarburante.
Biodiesel FAME: commercio mondiale e prezzi internazionali
Concentrando l’analisi sul solo biodiesel FAME, l’Unione Europea mostra una posizione di leadership a livello mondiale, seguita dagli Stati Uniti. Tuttavia, negli ultimi anni tali posizioni appaiono meno consolidate a causa della crescente pressione esercitata dalla Cina, come evidenziato dal grafico qui riportato. Il grafico mostra le quote del commercio mondiale di biodiesel FAME (al netto degli scambi intra-UE) riconducibili all’aggregato dei paesi UE, agli Stati Uniti e alla Cina.
Biodiesel FAME: principali paesi esportatori
Lo sviluppo della domanda mondiale di biodiesel FAME ha registrato una crescita significativa nel secondo decennio di questo secolo, sostenuta in larga misura dalla capacità di esportazione delle imprese europee. Nell’ultimo quinquennio, tuttavia, la posizione dell’Unione Europea si è progressivamente indebolita, a vantaggio prima degli Stati Uniti e, successivamente, della Cina. Quest’ultima, in particolare, sembra essere riuscita nel 2025 a contrastare gli effetti della crescente competizione dell’HVO sul mercato mondiale dei biodiesel, risultando l’unico paese ad aver aumentato le proprie esportazioni di biodiesel FAME.
La maggiore competitività della Cina nel commercio mondiale del biodiesel FAME emerge anche dal confronto tra i prezzi FOB delle esportazioni cinesi e i prezzi doganali degli scambi intra-UE, riportati nel grafico che segue.
Biodiesel FAME: Confronto tra prezzi EU e prezzi FOB cinesi
I prezzi del biodiesel FAME dell’Unione Europea e della Cina sono risultati sostanzialmente allineati fino alla metà del 2023. Successivamente si è formato un differenziale significativo, con il prezzo UE mediamente superiore di circa il 20% rispetto a quello cinese.
A fronte di possibili pratiche di dumping da parte delle imprese cinesi sul mercato dell’Unione Europea, la Commissione UE ha avviato, alla fine del 2023, su iniziativa della European Biodiesel Board (EBB), un’inchiesta antidumping nei confronti delle esportazioni cinesi di biodiesel FAME. Tale procedura ha condotto, nel febbraio 2025, all’adozione di un provvedimento definitivo che ha introdotto dazi antidumping con aliquote comprese tra il 10% e il 35.6% (si veda la Commission Implementing Regulation (EU) 2025/261 of 10 February 2025 imposing a definitive anti-dumping duty on imports of biodiesel originating in the People’s Republic of China).
Conclusioni
Insieme agli intermedi bio-based, i biocarburanti possono svolgere un ruolo strategico nella transizione ecologica del sistema energetico europeo. Al fine di ridurre la concorrenza con l’industria alimentare sul mercato delle materie prime agricole, la Commissione europea ha progressivamente introdotto una distinzione tra biocarburanti convenzionali (di prima generazione, ottenuti da oli vegetali vergini) e biocarburanti avanzati, prodotti a partire da biomasse di scarto come gli oli alimentari esausti (UCO, Used Cooking Oil).
Questo orientamento si riflette nei target di sostenibilità e nei meccanismi di incentivazione previsti dalle direttive energetiche europee, in particolare dalla Direttiva RED II (Renewable Energy Directive), che favorisce l’impiego dei biocarburanti avanzati rispetto a quelli convenzionali, orientando le scelte industriali e gli investimenti del settore.
Il risultato è un percorso di transizione più coerente dal punto di vista ambientale per l’economia europea, ma accompagnato da una crescente regolamentazione dell’industria dei biocarburanti. Questo quadro può tradursi in una perdita di competitività e in livelli di prezzo mediamente più elevati rispetto a quelli prevalenti nei mercati extra-UE. Anche nel settore dei biocarburanti emerge quindi con chiarezza il difficile equilibrio tra il grado di virtuosità dei percorsi di transizione ecologica e i relativi costi economici e industriali.
[1] Per un’analisi degli intermedi chimici bio-based si veda l’articolo La chimica bio-based: un’innovazione strategica per la transizione ecologica
[2] Per un approfondimento sul mercato mondiale dell’etanolo e sui suoi prezzi internazionali si veda l’articolo Gli Stati Uniti al centro del mercato mondiale dell’etanolo