La geopolitica dei metalli

Settimanale metalli non ferrosi LME - Commento del 07 febbraio 2022

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Non Ferrosi LME Analisi settimanale LME

DINAMICA SETTIMANALE

Andamento non ferrosi

 

Durante la settimana scorsa, è proseguita la corsa dei prezzi dei metalli non ferrosi, alcuni dei quali hanno registrato i massimi assoluti, come lo stagno, che si è spinto oltre quota 43000 $/ton. La quotazione dell’indice LMEX è salita a 4691 $. L’indicatore di momentum che misura la forza del trend in atto è in zona neutra. La chiusura settimanale è sopra le medie mobili a 10, 20 e 40 giorni. Nel complesso, ne deriva un’indicazione rialzista per il breve termine.

COMMENTO MACROECONOMICO E PROSPETTIVE

L’inizio del 2022 ha visto un rialzo generalizzato dei prezzi dei metalli non ferrosi LME, con unica eccezione il piombo. La performance maggiore l’ha realizzata l’alluminio secondario (+13%), seguito dallo stagno (+11%) e dal nichel (+10%). Al quarto posto si colloca l’alluminio primario (+6.4%), poi c’è lo zinco (+2.2%). I prezzi del rame sono cresciuti dell’1.2% e quelli del piombo sono scesi del 2.7%. Dunque si può dire che le sorprese arrivano dai due metalli maggiori, ovvero le performance dell’alluminio primario e del rame.

La prima è giustificata, oltre che dal rapporto domanda-offerta, dal forte aumento dei costi energetici, che nel mercato dell’alluminio incidono per oltre il 40% dei costi generali di produzione. La seconda trova giustificazione nella fama del Doctor Copper, sensibile interprete delle aspettative di crescita economica globale, che per il 2022 sono appena state riviste al ribasso dal Fondo Monetario Internazionale.

Se si prova ad allungare lo sguardo e a fare una previsione per il primo trimestre 2022, gli analisti sono concordi sulla stima di prezzi al picco per quasi tutti i metalli. E la ragione di questo sta nella possibile evoluzione della pandemia, che continua a essere la prima fonte di incertezza.

Incertezza che riguarda, di conseguenza, il possibile aumento dell’offerta di metalli, la riduzione dei colli di bottiglia nelle catene di approvvigionamento, il tasso di inflazione e le conseguenti mosse delle banche centrali. A ciò si aggiunge l’escalation di conflitti geopolitici, a cominciare da quello maggiore, in questo momento, tra Russia e Ucraina, che coinvolge Stati Uniti, Cina e Unione Europea.

La geopolitica dei metalli non ferrosi

Se guardiamo al comparto dei metalli non ferrosi, possiamo renderci conto di quanto le guerre militari e quelle economiche possano impattare su domanda-offerta e prezzi.

La Cina è il primo produttore mondiale di alluminio, zinco, piombo e stagno, il secondo per il rame ed è al settimo posto per il nichel. La Russia è al secondo posto per la produzione di alluminio, al quarto per il nichel, al sesto per il piombo e al settimo per il rame. Gli Stati Uniti sono al terzo posto per il piombo, al quarto per zinco e rame e al nono per l’alluminio. L’Unione Europea non figura come produttore, fatta eccezione per la Svezia, che figura al decimo posto tra i maggiori produttori mondiali di zinco. Se a questo aggiungiamo che, a differenza degli altri player, l’Europa non produce nemmeno altre importanti commodity (come petrolio e gas), si può dedurre quanto il Vecchio Continente avrebbe da perdere da eventuali conflitti.

E lo scenario non cambia se, anziché la classifica dei produttori mondiali di materie prime, consideriamo quella delle aziende. In Europa non ha sede nessuna azienda tanto importante da poter condizionare il mercato, come può, invece, fare la cinese Chalco, la russa Rusal o l’americana Freeport-McMoran.

Ciò portò a concludere che, sui mercati delle commodity, economia e geopolitica sono le due principali sfere di influenza per quanto riguarda domanda-offerta e prezzi. Di solito è l’economia che guida e la geopolitica segue. In questo momento, invece, analizzare le crisi geopolitiche può aiutare a capire meglio l’incertezza che domina il mondo – anche per il solo motivo che i player coinvolti sono i più importanti e grandi produttori e/o consumatori di commodity. L’evoluzione militare di una crisi politica avrebbe un forte impatto sui prezzi delle commodity immediatamente interessate – potrebbe essere un impatto ribassista, laddove frenasse la domanda, o viceversa.

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LA REAZIONE DEI MERCATI
CRB Index-Commodity in generale: in rialzo.
BDI Index-Noli Marittimi: in rialzo.
Container Index: in ribasso.
Dollar Index: in ribasso.
ETS-CO2: in rialzo.
Petrolio Brent e WTI: in rialzo.
Gas naturale: in rialzo.
Costo energia Italia: in rialzo.
Costo energia Germania: in rialzo.
LMEX-Metalli non ferrosi: in rialzo.
Acciaio-CRC e HRB World: in ribasso i piani, in rialzo i lunghi.
Rottami ferrosi: in rialzo.