FED e Cina frenano la rincorsa dei prezzi delle materie prime

Settimanale metalli non ferrosi LME - Commento del 21 giugno 2021

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Non Ferrosi LME Analisi settimanale LME

DINAMICA SETTIMANALE

Andamento non ferrosi

 

La scorsa settimana, rispetto alla precedente (venerdì su venerdì), è stato registrato un forte ribasso dei prezzi che ha interessato 6 metalli su 7. In evidenza il ribasso del rame, seguito dal nichel. La quotazione dell’indice LMEX è scesa a quota 3993 $. L’indicatore di momentum che misura la forza del trend in atto è in zona neutra ma in ribasso e molto vicino all’ipervenduto: ciò lascia presagire un possibile proseguimento del ribasso. La chiusura settimanale è sotto le medie mobili a 10, 20 e 40 giorni (indicazione ribassista).

COMMENTO MACROECONOMICO E PROSPETTIVE

Federal Reserve (FED) e Banca Centrale Europea hanno dichiarato in più di un’occasione che ritengono esagerati i timori di un’inflazione elevata legata al rialzo dei prezzi delle materie prime, a sua volta dovuto a un rimbalzo forte e rapido dell’economia globale, trainata soprattutto da Stati Uniti, Cina e, in misura minore, dall’eurozona.

Negli Stati Uniti lo scatto dell’inflazione – che a maggio è balzata al 5% e dovrebbe attestarsi per tutto il 2021 al 3.4% anziché al 2.4% precedentemente stimato – ha però rimescolato le carte. La Federal Reserve ha annunciato che potrebbe rivedere la politica monetaria in senso più restrittivo già nel 2023, invece che nel 2024. È bastato ciò per far volare il dollaro, che è balzato ai massimi da marzo. La valuta americana si è rafforzata contro le principali valute internazionali e prima di tutto contro l’euro. L’US dollar index è passato in sole due sedute da 90.5 a 92 punti. Il cross euro dollaro è passato, nel frattempo, da 1.21 a 1.189 dollari. Tali oscillazioni non si vedevano dal pieno dell’emergenza pandemica 2020.

Dall’altra parte del mondo, la Cina, che già da alcune settimane manifestava preoccupazione per i forti rincari di tutte le materie prime, ha annunciato che immetterà sul mercato parte delle sue riserve strategiche, a partire da quelle di metalli non ferrosi.

Il rafforzamento del dollaro e la decisione cinese hanno dato un deciso colpo al trend delle materie prime, che già da qualche giorno aveva mutato direzione: da rialzista a ribassista.

Dopo il crollo dei prezzi allo scoppio della pandemia, la domanda di materie prime è ripresa in modo tumultuoso in Cina e negli Stati Uniti, con prezzi che, in alcuni casi, sono raddoppiati. Se ciò ha impattato in tutti i Paesi, dato che i mercati delle materie prime sono globali, l’impatto sui tassi di inflazione non è uniforme tra le principali aree del mondo. Tuttavia, l’inflazione alta è un problema per tutti se, in parallelo, non c’è un adeguamento dei salari, perché può frenare i consumi e quindi la crescita del PIL.

Quanto potrà durare il rialzo del dollaro e il ribasso dei prezzi delle commodity?

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Per quanto riguarda la valuta americana, molto dipende da cosa faranno le altre principali banche centrali. La Banca Centrale Europea non ha fretta di ritoccare la sua politica monetaria molto espansiva, perché l’economia dell’eurozona non sta correndo come quella di Stati Uniti e Cina – come testimonia la revisione al ribasso del tasso di crescita della Germania. Invece, la Banca Popolare Cinese (banca centrale del Dragone), già da qualche mese, ha messo in atto misure volte a evitare un surriscaldamento della sua economia.

Per i prezzi delle materie prime, è ancora presto però per parlare di vera inversione di tendenza, dato che le cause alla base del forte rialzo restano ancora attuali:

  • l’economia mondiale continua a crescere, anche se a macchia di leopardo
  • la domanda di materie prime è ancora molto alta
  • le strozzature nella supply chain persistono e non verranno risolte a breve
  • il ruolo della Cina, che resta il driver principale: primo importatore di materie prime e maggiore esportatore di beni di consumo.

La Banca Popolare Cinese ha affermato che l’aumento dell’indice dei prezzi alla produzione in Cina, ad aprile e maggio, è stato alimentato dall’aumento dei prezzi delle materie prime importate, che hanno una lunga catena industriale, che ha influito sui prezzi di vari prodotti. Per raffreddare i prezzi, Pechino adotterà un approccio di “tolleranza zero” verso chiunque partecipi alla manipolazione del mercato, all’accaparramento o alla diffusione di notizie false. La Borsa di Shanghai ha aumentato le commissioni di negoziazione per la chiusura delle posizioni di alcuni contratti aperti lo stesso giorno. La Commissione per la supervisione e l’amministrazione dei beni ha ordinato alle imprese statali di controllare il rischio e limitare l’esposizione ai mercati delle materie prime d’oltremare. La National Food and Strategic Reserves Administration cinese conferma il rilascio di “lotti” di scorte di rame, zinco e alluminio sul mercato, per rifornire direttamente i produttori a valle, che sono stati colpiti dai prezzi elevati delle materie prime. È la prima volta, dal 2005 e dal 2010 nel caso di zinco e alluminio, che la Cina annuncia pubblicamente il rilascio di rame dalle riserve.

In conclusione, è comunque possibile che, nei prossimi mesi del 2021, i prezzi continueranno a registrare rialzi significativi.

Andamento dei mercati finanziari e delle materie prime (scorsa settimana)
Sui mercati delle materie prime in generale è arrivato lo storno.
Nel campo dei metalli non ferrosi c’è stato uno storno significativo.
Materie prime in generale: il CRB Index ha chiuso in ribasso trascinato dai metalli.
Metalli non ferrosi: l’Indice LMEX ha chiuso in ribasso trascinato dal rame.
Petrolio: in rialzo.
Gas naturale: in rialzo.
Noli Marittimi: l’indice BDI ha chiuso in rialzo.
Valute: l’US dollar index ha chiuso in rialzo e l’euro contro il dollaro in ribasso.