Inflazione e volatilità dei prezzi: due alert da non sottovalutare

Settimanale metalli non ferrosi LME - Commento del 7 giugno 2021

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LME Non Ferrosi Analisi settimanale LME

DINAMICA SETTIMANALE

Andamento non ferrosi

 

La scorsa settimana, rispetto alla precedente (venerdì su venerdì), è stato registrato un ribasso dei prezzi che ha interessato 6 metalli su 7. In evidenza il rialzo del nichel e il ribasso del rame. La quotazione dell’indice LMEX è scesa a quota 4256.7 $. L’indicatore di momentum che misura la forza del trend in atto è in zona neutra ma in ribasso: ciò lascia presagire un possibile proseguimento del ribasso. La chiusura settimanale è a cavallo delle medie mobili a 10, 20 e 40 giorni (indicazione incerta).

COMMENTO MACROECONOMICO E PROSPETTIVE

Dopo il crollo 2020, l’economia globale è, oggi, in forte crescita. I vaccini e gli allentamenti sul fronte dei lockdown hanno riportato le aziende manifatturiere alla piena attività, sostenuta da una domanda molto forte. Grazie alla fiducia ritrovata, si torna a spendere in ogni comparto. Dalle aziende, tuttavia, arriva un grido di allarme per il forte rincaro dei prezzi delle materie prime (rame, alluminio, petrolio), delle materie prime seconde (plastica, acciaio), dei noli marittimi e dei container, a cui si aggiunge la questione semiconduttori.

I rincari in questione sono considerevoli e si riflettono sui prezzi dei beni finali, accendendo la miccia dell’inflazione, che è ormai una realtà. L’unico dubbio è quanto durerà.

Nei giorni scorsi, una nuova ondata di statistiche ha confermato che il rialzo dei prezzi è globale, trainato dai rincari del petrolio e di tutte le materie prime. Nell’insieme dei Paesi sviluppati, i prezzi al consumo sono aumentati al ritmo più alto da dodici anni. L’OCSE, che riunisce 36 Paesi industrializzati, ha calcolato un aumento medio del 3.3% ad aprile, il massimo da ottobre 2008. L’Eurozona ha raggiunto il 2%. Negli Stati Uniti l’ultimo dato è un aumento del 4.2% del costo della vita. In Cina la preoccupazione per l’inflazione mette in una situazione difficile la banca centrale: il rafforzamento del renminbi è benefico sul fronte dei prezzi delle materie prime importate, perché serve da calmiere, tuttavia, allo stesso tempo rende meno competitive le esportazioni. Su tutte le latitudini, poi, pesa una quotazione del petrolio che ha toccato i massimi da due anni – con il Brent a quota 71 dollari e il WTI a 69 –, sospinta dalla ripresa economica e dal forte aumento della domanda.

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All’interno del G20 (che raggruppa le economie che rappresentano l’80% del PIL mondiale), il tasso annuo di inflazione è salito dal 3.1% di marzo al 3.8% di aprile. Ciò, sui mercati finanziari, alimenta le aspettative di un rialzo dei rendimenti e anche di un aumento della volatilità. I periodi di elevata inflazione, storicamente, hanno coinciso con instabilità e fluttuazioni estreme su ampie categorie di titoli, valute e commodity. Il rialzo dei prezzi delle commodity sta arrivando ai consumatori finali. Quando si completerà il trasferimento, l’inflazione salirà ancora.

Intanto, nel corso del primo quadrimestre 2021, il tasso di volatilità dei prezzi dei metalli non ferrosi è più che raddoppiato, toccando livelli che non si vedevano da anni. L’alta volatilità si riscontra sia sui prezzi delle commodity quotate nelle varie borse merci mondiali, come l’LME, sia nei mercati non regolamentati, come quello dei rottami (ferrosi e non ferrosi). Ciò è dovuto alle correlazioni fra i mercati che tiene insieme, per esempio, il rame, il petrolio, il dollaro e le notizie di macroeconomia che danno conto dell’andamento generale.

Quanto durerà questa situazione? Difficile dirlo. Sicuramente fin tanto che durerà il boom di una domanda non adeguatamente compensata dall’offerta. E, inoltre, fino a quando durerà il binomio che vede alti stimoli economici dei governi e bassi tassi di interesse da parte delle banche centrali.

Relativamente ai metalli industriali, la settimana scorsa, è arrivato un segnale estremamente interessante: il premio sul rame pagato in Cina è crollato ai minimi degli ultimi sei anni. Può essere un segnale di un calo della domanda del metallo rosso?

Andamento dei mercati finanziari e delle materie prime (scorsa settimana)
Prosegue il rialzo dei prezzi sui mercati delle materie prime in generale. Nel campo dei metalli non ferrosi, invece, sono proseguiti gli storni, col rame tornato sotto quota 10000 $/ton, l’alluminio sotto quota 2500 $/ton. In ogni caso, il tasso di volatilità dei prezzi si mantiene molto alto.
Materie prime in generale: il CRB Index ha chiuso in rialzo trascinato dai prodotti petroliferi.
Metalli non ferrosi: l’Indice LMEX ha chiuso in ribasso trascinato dal rame.
Metalli Preziosi: l’indice DJGSP ha chiuso in leggero ribasso.
Acciaio LME: Steel Rebar in leggero rialzo.
Rottami ferrosi LME: Steel Scrap in rialzo.
Petrolio: in rialzo.
Gas naturale: in rialzo.
Noli Marittimi: l’Indice BDI ha chiuso in ribasso.
Dollaro: l’US dollar index ha chiuso in leggero rialzo e l’euro contro il dollaro in leggero ribasso.