Tensioni tra le tre grandi potenze economiche mondiali

Settimanale metalli non ferrosi LME - Commento del 29 marzo 2021

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Non Ferrosi LME Analisi settimanale LME

DINAMICA SETTIMANALE

Andamento non ferrosi

 

La scorsa settimana, rispetto alla precedente (venerdì su venerdì), ha visto un rialzo dei prezzi che ha interessato 5 metalli su 7. In evidenza il ribasso del rame e il rialzo dell’alluminio primario. La quotazione dell’indice LMEX è salita a quota 3867.7 $. L’indicatore di momentum che misura la forza del trend in atto è in zona neutra e in leggera risalita: ciò rende possibile un proseguimento del rialzo dai valori attuali. La chiusura settimanale è sopra le medie mobili a 10, 20 e 40 giorni (indicazione di incertezza).

COMMENTO MACROECONOMICO E PROSPETTIVE

Stati Uniti, Cina e Unione Europea sono le prime tre potenze mondiali a livello economico. A causa della pandemia 2020, le rispettive economie hanno subito una forte frenata della crescita, che ha portato a una variazione annua negativa per USA e UE e a una crescita, seppure positiva, sotto il 3% per la Cina, più che dimezzata rispetto alle stime.

Con l’arrivo dei vaccini e l’allentamento delle misure di limitazione sociale le cose stanno migliorando, tanto che Cina e USA evidenziano una buona risalita della crescita, che per l’America è considerata poderosa e la più forte dagli anni Ottanta del Novecento. Invece arranca la crescita dell’eurozona, un po’ frenata dalla bassa crescita tedesca, francese e italiana, Paesi alle prese con le difficoltà delle campagne vaccinali.

Gli interscambi commerciali tra USA, Cina e UE sono i più importanti dello scacchiere internazionale – il Dragone è il primo partner commerciale delle due potenze occidentali. Ma quali sono i rapporti politici tra questi tre Paesi?

Il nuovo presidente americano Biden, pur avendo cambiato tono rispetto al suo predecessore, ha fatto chiaramente intendere che la Cina non è solo un partner, bensì anche un concorrente temibile. E ha annunciato sanzioni per le violazioni dei diritti umani in Cina.

Da parte sua la UE, che da diversi anni sta cercando di firmare con la Cina un accordo sugli investimenti, nelle ultime settimane ha nuovamente richiamato l’attenzione sulla violazione dei diritti umani e ha già varato delle sanzioni.

Questi richiami e le sanzioni conseguenti hanno irritato non poco i leader cinesi, a cominciare dal presidente Xi Jinping, che ha reagito parlando di inaccettabili ingerenze negli affari interni della Cina e ha messo in dubbio la firma del trattato con la UE.

Questo trattato prevede trasparenza sui sussidi pubblici per le imprese cinesi, un migliore accesso al mercato, lo stop ai trasferimenti forzati di tecnologia e una maggiore prevedibilità e pubblicità su regole e norme tecniche che coinvolgono le imprese europee sul mercato asiatico. Cose già ottenute dall’America di Trump con il lungo braccio di ferro sui dazi. Come in altre circostanze, l’UE dovrà soppesare scelte politiche e interessi economici. Nel 2019, l’interscambio tra i due blocchi valeva oltre 560 miliardi di euro.

Per quanto riguarda le relazioni transatlantiche, USA e UE stanno cercando di riportare i loro rapporti ai livelli esistenti prima dell’avvento di Trump, che aveva preferito i rapporti one-to-one al multilateralismo. Biden ha partecipato in teleconferenza al summit europeo, a conferma del desiderio di ambo le parti di rilanciare la cooperazione bilaterale anche nei rapporti con la Cina.

Le sanzioni e la nuova armonia occidentale creano altrettanta coesione sul fronte opposto, con Pechino e Mosca sempre più avvinte in una relazione speciale. Il ministro degli esteri russo Lavrov suggerisce di sganciarsi dal dollaro, per depotenziare le sanzioni americane – tema caro ai cinesi, che cominciarono a parlarne dopo la crisi del 2009. Contemporaneamente, Pechino continua a sfidare l’America facendo affari con Iran e Corea del Nord.

Queste tensioni, unite alla pandemia, rischiano di minare la fiducia nei mercati, poiché fanno salire l’incertezza. Tuttavia, se l’Occidente rinvierà ulteriormente l’avvio di un processo di riequilibro dei rapporti con la Cina, non farà altro che accrescere la propria dipendenza dal gigante asiatico, con ricadute molto negative per quei settori manifatturieri che non riescono a competere con gli equivalenti cinesi.