Il cauto ottimismo della Commissione europea

Settimanale metalli non ferrosi LME - Commento del 15 febbraio 2021

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Non Ferrosi LME Analisi settimanale LME

DINAMICA SETTIMANALE

Andamento non ferrosi

 

La scorsa settimana, rispetto alla precedente (venerdì su venerdì), è stato registrato un rialzo dei prezzi che ha interessato 6 metalli su 6. In evidenza il rialzo dello zinco, seguito da quello del rame. La quotazione dell’indice LMEX è salita a quota 3668 $. L’indicatore di momentum che misura la forza del trend in atto è in ipercomprato: ciò lascia presagire un proseguimento del rialzo dei prezzi, ma crescono le possibilità di storni. La chiusura settimanale è ben sopra le medie mobili a 10, 20 e 40 giorni (indicazione rialzista). L’indice ha recuperato tutto il valore perso a causa della pandemia e ha segnato i nuovi massimi pluriennali.

COMMENTO MACROECONOMICO E PROSPETTIVE

Nelle previsioni d’inverno, la Commissione europea si è dichiarata cautamente ottimista sull’evoluzione positiva della congiuntura economica, tuttora ostaggio della pandemia, e ritiene possibile tornare ai valori pre-Covid entro il 2022. La zona euro dovrebbe crescere nel 2021 e 2022 del 3.8% in entrambi gli anni (in autunno le stime erano del 4.1% e 2.8%).

Per l’Italia è prevista un’espansione dell’economia, rispettivamente, del 3.4% e del 3.5%. Questa previsione è soggetta a molteplici fattori di rischio, legati, per esempio, alle nuove varianti del virus. Anche per questo, il commissario Paolo Gentiloni ha suggerito di agire con flessibilità quando si tratterà di ritirare le speciali misure di sostegno al lavoro. Intervenire su tali misure troppo presto rischierebbe di diminuire le chance di ripresa. Farlo troppo tardi rischierebbe di alimentare un’illusione, che poi si tradurrebbe in effetti sociali ancora più gravi.

Intanto il governo di Mario Draghi si appresta a debuttare e dovrà riuscire a portare oltre il guado un Paese il cui debito pubblico è cresciuto di 25 punti in un anno. Un Paese che, nel 2021, dovrebbe veder crescere il proprio PIL soltanto del 3.4%, ovvero sotto la media continentale e decisamente sotto alle precedenti previsioni di un +6%. Con questi ritmi, l’Italia tornerà alla ricchezza complessiva nazionale pre-Covid non prima del 2023.

Sul fronte sanitario globale, l’ondata invernale della pandemia è in regresso dai picchi di gennaio, ma resta tuttora attiva. Inoltre, a livello mondiale, la campagna vaccinale è ancora insufficiente e incontra molte difficoltà in Europa, anche se nei Paesi avanzati l’obiettivo di immunità di gregge appare comunque conseguibile entro l’anno. Incognite, poi, emergono dalla minaccia di mutazioni e varianti del virus. Tuttavia, in questo momento, la situazione sanitaria mondiale sembra contare molto poco per i mercati finanziari, che durante la scorsa settimana hanno continuato a mostrare la loro decorrelazione dall’economia reale.

Andamento dei mercati finanziari e delle materie prime
Nel settore dei metalli non ferrosi si è registrato un susseguirsi di rialzi, che ha portato ai nuovi massimi annuali e a nuovi obiettivi di prezzo. Anche i prezzi del petrolio continuano a correre e si riportano ai massimi di gennaio 2020. Tra i metalli preziosi spicca il rialzo del platino, sostenuto dalla domanda dei settori legati alla green economy. Tra i mercati valutari, in ripresa l’euro e in ribasso il dollaro.