I moniti di FMI e FED: l’economia ancora ostaggio del Covid

Settimanale metalli non ferrosi LME - Commento dell’1 febbraio 2021

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Non Ferrosi LME Analisi settimanale LME

DINAMICA SETTIMANALE

Andamento non ferrosi

 

La scorsa settimana, rispetto alla precedente (venerdì su venerdì), è stato registrato un ribasso dei prezzi che ha interessato 4 metalli su 6. In evidenza il ribasso dello zinco e il rialzo dello stagno. La quotazione dell’indice LMEX è scesa a quota 3516 $. L’indicatore di momentum che misura la forza del trend in atto è in ribasso, il che lascia presagire un proseguimento dello storno dei prezzi. La chiusura settimanale è a cavallo delle medie mobili a 10, 20 e 40 giorni (indicazione incerta, tendenzialmente ribassista). L’indice ha recuperato tutto il valore perso a causa della pandemia e ha segnato i nuovi massimi pluriennali.

COMMENTO MACROECONOMICO E PROSPETTIVE

La pandemia scoppiata nel gennaio dell’anno scorso si è protratta per tutto il 2020 e, realisticamente, proseguirà anche nel 2021. La campagna vaccinale, partita praticamente in tutto il mondo, mostra molte criticità in America e in Europa. Così, la pandemia continua a perpetuare i suoi effetti su società ed economia e l’incertezza torna a palesarsi a tutti i livelli.

La settimana passata, la Federal Reserve (FED) e il Fondo Monetario Internazionale (FMI) hanno lanciato moniti ai governi di tutto il mondo. La FED avverte che, siccome l’economia è ancora nella morsa del Covid, la sua politica monetaria resterà ultra-espansiva, sia nell’acquisto di titoli pubblici, sia nella conservazione di bassi i tassi di interesse. L’FMI, invece, chiarisce che gli stimoli monetari e di bilancio restano vitali contro le incertezze e per assicurare la stabilità finanziaria. E aggiunge che persiste una disconnessione tra mercati finanziari ed economia. In altre parole: le quotazioni di borsa non riflettono i fondamentali degli asset (azioni e materie prime).

Nelle borse c’è un reale rischio “bolla”, a causa delle quotazioni eccessivamente gonfiate, o troppo ribassate, di molti titoli azionari. Tale rischio “bolla” è legato ai tassi di interesse ai minimi, che, se da un lato riducono i costi di finanziamento per le imprese, dall’altro incentivano gli investitori ad assumere rischi maggiori in cambio di rendimenti più elevati. A questo proposito, JP Morgan calcola che le famiglie americane abbiano un’esposizione record sul mercato azionario, ancora più elevata di quella che avevano durante la bolla del Nasdaq del 1999-2000.

Sempre per quanto riguarda gli Stati Uniti, la FED fa presente che è in atto un rallentamento dell’attività manifatturiera e, contemporaneamente, si registra un aumento della disoccupazione, oltre a essere lontani da una piena ripresa. Per l’FMI, che nel suo ultimo report ha rivisto al rialzo le stime per il 2020 e per il 2021 (con eccezione di eurozona e Italia), vi sono molte criticità riguardo la crescita consistente del debito pubblico e privato in gran parte del mondo.

Il World Economic Forum di Davos, quest’anno, si è svolto sul web. Tra i partecipanti, il leader cinese Xi Jinping e il russo Putin. Entrambi, in attesa di avere i primi contatti diretti con il nuovo presidente americano Biden, hanno rilasciato dichiarazioni concilianti per un ritorno al confronto multilaterale, spingendosi fino ad auspicare un impegno globale per i vaccini, per ridurre le diseguaglianze socio-economiche, per l’avvio di un’azione comune che garantisca il diritto di tutti gli uomini a un lavoro dignitoso, alla salute, all’istruzione.

Per quanto riguarda l’Europa, vanno segnalate le stime di crescita della Germania, che sono state riviste al ribasso e che si riflettono negativamente su tutta l’eurozona. Dall’Olanda, invece, le proteste di piazza – con una violenza che non si vedeva da decenni – lanciano un brutto segnale su ciò che la pandemia potrebbe scatenare in termini di crisi sociale e politica, con esiti imprevedibili.

Andamento dei mercati finanziari e delle materie prime
I metalli non ferrosi quotati all’LME hanno registrato uno storno significativo delle quotazioni, che ha interessato quasi tutto il comparto. I ribassi sono dovuti, da una parte, alla situazione di incertezza legata ai vaccini e, dall’altra, alle vendite per prese di profitto dopo i massimi pluriennali toccati durante la prima parte del mese di gennaio.
Adesso si prova a capire se lo storno in atto porterà a un’inversione del trend da rialzista a ribassista. Dal punto di vista tecnico, tutto porta a ritenere possibile il proseguimento del ribasso. Poiché la volatilità dei prezzi si mantiene su livelli molto elevati ed è strettamente legata alle news della pandemia, è lecito aspettarsi repentini cambi di direzione del trend.
Sui mercati valutari, dollaro in leggero rialzo ed euro che chiude a quota 1.21.