Frena il prezzo del petrolio

La scorsa settimana la quotazione del greggio ha rallentato, ma il livello rimane sopra la soglia dei 40 dollari al barile

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Dopo un periodo di rialzi, il greggio frena la sua corsa: la scorsa settimana Brent e Oman/Dubai segnalano una relativa stabilità rispetto a due settimane fa, mentre il WTI perde valore.
Brent e Oman/Dubai chiudono rispettivamente a 43.5 (+$0.2) e 42.5 dollari al barile (-$0.14), il WTI perde un dollaro e si ferma a 40.27. La soglia critica dei 40 dollari al barile rimane comunque salva.

Andamento prezzo del petrolio
Andamento prezzo del petrolio

L’emergenza sanitaria, l’aumento dei contagi e l'imposizione di nuovi lockdown determinano la frenata. Stati Uniti e Brasile registrano, nel frattempo, un nuovo picco nei contagi giornalieri. Il virus non sembra infatti arrestarsi e il continente americano è quello che, al momento, preoccupa maggiormente.
Una nuova frenata nei consumi di petrolio potrebbe avere conseguenze catastrofiche, considerato che i livelli dei consumi risultano nettamente inferiori a quelli del 2019: nel primo semestre hanno registrato una contrazione dell'11% e le stime dell’Energy Information Administration ne prevedono un recupero alla fine del 2021. E’ dunque l’offerta che sta attualmente sostenendo la ripresa del prezzo.

Allargando lo sguardo dai prezzi giornalieri del petrolio a quelli mensili, dall'analisi di medio periodo emergono alcuni elementi di interesse.
A luglio la quotazione media mensile ha chiuso in positivo rispetto a giugno: il Brent ha chiuso infatti a 43 dollari al barile (+6%), mentre il WTI a 41 (+6.5%). Rispetto ai minimi di aprile il greggio sta recuperando velocemente, ma i valori rimangono nettamente inferiori a quelli del 2019: la variazione tendenziale per entrambe le quotazioni è circa pari al -30%.
Un altro elemento da segnalare rispetto ad aprile è la riduzione della situazione di contango. Da febbraio 2020 il barile è tornato in contango, situazione che non si verificava dal 2017. Attualmente, la quotazione spot e future del WTI risultano invece relativamente allineate: il differenziale tra i prezzi è pari a 1 dollaro, contro i massimi di aprile di 17 dollari. Anche la forchetta del Brent si sta riducendo, ma il differenziale rimane più ampio rispetto al WTI: nel mese di luglio risulta pari a 4 dollari, contro i 13 dollari di aprile.
Il prezzo spot risulta quindi più conveniente di quello future, e spinge paesi come la Cina ad approfittare di questa situazione acquistando quantitativi importanti, come raccontato in un precedente articolo.