La soia torna a crescere e raggiunge i livelli di febbraio

Si sblocca parzialmente l’import cinese dagli USA; continua la “moratoria della soia” coltivata in Amazzonia

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Alimentari Determinanti dei prezzi

Il mercato internazionale della soia è uno dei campi di battaglia più caldi su cui si sta consumando lo scontro tra le due super potenze impegnate nella guerra commerciale: Cina e Stati Uniti. I motivi sono ormai noti: da un lato la necessità di soddisfare l’altissimo fabbisogno del primo importatore mondiale di soia, dall’altro il rischio di vedere invenduto il raccolto dei produttori statunitensi, base dell’elettorato di Trump, logorati dal protrarsi della guerra tariffaria e che necessitano di spedire la merce in direzione Pechino.

Grafico 1: Confronto quotazione CME di semi di soia e olio

Confronto quotazione CME di semi di soia e olio

Analizzando il grafico delle quotazioni spot mensili in dollari dei semi di soia e dell’olio di soia emerge la tempestività con cui i prezzi hanno risposto alla guerra commerciale o addirittura agli annunci attorno ad essa, come ormai prassi sui mercati finanziari. Nel giugno dell’anno scorso, infatti, momento in cui è stata annunciata con certezza l’introduzione dei dazi cinesi sulla soia, si è originato un trend negativo, durato poco meno di un anno e che oggi sembra concluso del tutto. La tendenza ribassista è stata caratterizzata da un crollo iniziale, tra giugno e settembre 2018, e un rimbalzo tra ottobre e maggio di quest’anno, per il raggiungimento di una tregua tra le parti. Da giugno, invece, le quotazioni hanno ripreso a crescere stabilmente (ad eccezione di agosto per i semi di soia spot), riportando, ad ottobre, entrambe sui livelli di febbraio (e giugno 2018): l’olio ha raggiunto quota 660 dollari per tonnellata circa (+3,7% rispetto a settembre) mentre i semi si attestano sui 340 dollari (+5,6%). La ripresa della soia degli ultimi mesi è da attribuirsi alla ripresa degli acquisti e quindi della domanda di soia made in USA, ritenuta più conveniente di quella sudamericana, secondo le fonti di Reuters riportate nell’articolo “Chinese importers buy U.S. soybean cargoes despite ports congestion”. Dal lato dell’offerta, gli incendi degli scorsi mesi che hanno colpito duramente l’Amazzonia, hanno rinnovato l’attenzione per la “moratoria della soia” da parte degli operatori economici creando scarsità di materia.

L’evoluzione sul piano internazionale

Cina-USA

Secondo gli ultimi accordi, la Cina si è impegnata a comprare soia dagli USA per un totale di 8 milioni di tonnellate (rispetto alle 18,6 che acquistava due anni fa, prima della guerra commerciale) e, ad ora, ne ha comprate circa 3,2. La situazione tariffaria attorno alla soia resta tuttora piuttosto confusa, secondo quanto riportato da Reuters nell’articolo di cui sopra. Sembrerebbe infatti che nei porti cinesi siano attraccate navi contenenti soia statunitense acquistata nel periodo di tregua dello scorso giugno e destinate alle riserve di stato.

Brasile

In Brasile, un movimento di agricoltori (“Aprosoja Brasil”) si sta ribellando alla cosiddetta “moratoria della soia” sull’acquisto di soia coltivata in zone amazzoniche introdotte a seguito degli incendi dolosi della scorsa estate. L’associazione dei commercianti di soia brasiliani, Abiove, ha fatto sapere che si oppone al movimento degli agricoltori che si dicono legittimati dal presidente Bolsonaro.
A livello globale sono molti i commercianti che dal 2008, momento di introduzione della “moratoria della soia” in Brasile, boicottano la soia coltivata in Amazzonia, nel tentativo di fermare la deforestazione in atto.
Nassar, presidente di Abiove, ha affermato che in Brasile esiste il registro ambientale rurale (CAR) che è uno strumento legislativo che permette il controllo delle aree amazzoniche. Secondo Nassar infatti, dovrebbero essere i governi a sviluppare questo tipo di strumenti di controllo e segnalare gli agricoltori che violano le normative.
Secondo quanto riportato da Reuters nell’articolo “Brazil agriculture minister calls Amazon soy moratorium 'absurd'”, Dias, ministro brasiliano dell’agricoltura riterrebbe “assurdo” il patto moratorio, essendo previsti dalla legge strumenti di salvaguardia della foresta e legittimazione della coltivazione al suo interno. Il codice forestale, infatti, permetterebbe ai possessori di terreni in Amazzonia di coltivare al massimo il 20% del terreno.

Il mercato internazionale nel 2018

In un articolo dell’anno scorso, utilizzando i dati annuali del 2017, era stato analizzato il mercato internazionale della soia. I flussi di commercio del 2018, proposti di seguito, confermano la Cina come leader della domanda internazionale ma vedono scendere drasticamente l’export degli USA, che comunque mantiene la seconda posizione tra gli esportatori, preceduta unicamente dal Brasile.

Mercato internazionale soia (2018)

Import internazionale di soia (2018)
Export internazionale di soia (2018)

Evoluzione delle quantità esportate in Cina da USA e Brasile

Dinamica export USA verso la Cina
Dinamica export Brasile verso la Cina

Le dimensioni del mercato della soia cinese, riportate nel grafico a barre dei principali importatori, non lasciano scampo ad interpretazioni: i grandi produttori mondiali, tra cui quelli statunitensi, per non lasciar marcire il raccolto, devono rivolgersi ai buyer cinesi.
I grafici a linea evidenziano gli effetti della guerra commerciale sull’export statunitense e brasiliano rivolto alla Cina. Il primo, nel 2018, passando da 32 a 12 milioni di tonnellate, ha subito un crollo del -63% dell'esportazioni in Cina, mentre il secondo, nello stesso periodo, è cresciuto del +28%, con una quota di 68 milioni di tonnellate esportate.
Il 2019, dopo le contrattazioni Cina-USA e il rinnovato interesse per l’Amazzonia, potrebbe vedere la ripresa dell’export USA a discapito di quello brasiliano, che però non dovrebbe raggiungere ancora i livelli del 2017, antecedenti al protezionismo odierno.