Soffiano venti di recessione

Metalli non ferrosi LME - Commento del 14 gennaio 2019

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Non Ferrosi LME Analisi settimanale LME

DINAMICA SETTIMANALE

Performance dei singoli metalli (future 3 mesi $)
Da inizio anno Performance a 1 anno
Ultima settimana Performance a 1 settimana

 

Nella seconda settimana del 2019 c’è stato un leggero rialzo dei prezzi che ha interessato 5 metalli su 6. In evidenza il rialzo dello stagno seguito dal nichel. La chiusura LMEX è salita fino a toccare quota 2814 $. L’indicatore di momentum che misura la forza del trend in atto si trova in zona neutra ma in rialzo. Buona la correlazione con i prezzi del petrolio e anche col cambio euro-dollaro. In particolare l’apprezzamento della valuta europea ha frenato il rialzo dei prezzi in euro dei vari metalli.

COMMENTO MACROECONOMICO

In Italia, l’Istat ha certificato un deciso calo della produzione nel mese di novembre -2,6%. Tra i settori più colpiti c’è quello automotive che è crollato del 20%. Questa discesa è in linea con la frenata dell’ economia tedesca. Anche qui il settore auto è stato molto penalizzato negli ultimi mesi. Le due economie sono molto legate in quanto il nostro paese è un grosso esportatore di semilavorati e prodotti finiti nella Germania. Se a questo si aggiungono i dati provenienti dagli altri paesi europei come la Francia (alle prese con le rivolte di piazza) e soprattutto quelli diffusi da America e Cina allora le cose si complicano tanto che alcuni giornali economici, raccolti i pareri di illustri economisti, parlano apertamente di possibile recessione.
Alcuni si spingono oltre e scrivono che sull’economia mondiale “soffiano venti di recessione”.
Tra gli indicatori economici quello che meglio chiarisce il clima d’incertezza è il livello di fiducia delle imprese e delle famiglie che appare in discesa un po’ ovunque. Se le aziende “sfiduciate” investono di meno e le famiglie “sfiduciate” riducono gli acquisti, il compito di stimolare l’economia per le banche centrali diventa più arduo. Meglio se si muovono i governi che puntano su massicci investimenti strutturali.
Per quanto riguarda il nostro paese, il ministro dell’economia per ora preferisce parlare di stagnazione in quanto tecnicamente per parlare di recessione occorrono tre trimestri continuativi di discesa del PIL. Ovviamente ci auguriamo che l’economia italiana non si fermi e riparta in tempi brevi.
La FED e la BCE hanno da poco abbandonato la loro politica monetaria espansiva a favore di una più restrittiva per paura che l’ingente liquidità immessa nel sistema finanziario potesse portare allo scoppio di una bolla. Per la FED c’è anche il problema di un debito pubblico molto alto che ha superato il 100% del PIL. Le difficoltà di approvazione del bilancio federale ha innescato lo shutdown che si avvia ad essere il più lungo della storia americana. Colpa del muro voluto da Trump e osteggiato dai democratici.
Stesso problema per la banca centrale cinese, alle prese con un rallentamento dell’economia che è entrato nel 3° anno consecutivo e deve fronteggiare una forte crescita del debito pubblico e ancora di più del debito privato. Intanto la “banca del popolo” aumenta le sue già ingenti riserve di oro così come la banca centrale russa aumenta le sue già ingenti riserve valutarie (le più grandi a livello mondiale) ribilanciando le valute in portafoglio (meno dollari e più euro e yuan) così da poter pensare meglio alle nuove alleanze in funzione anti USA. L’ampliamento della collaborazione tra Cina e Russia può spostare gli equilibri politici mondiali.

Che fare?

I mercati guardano con trepidazione ai colloqui tra USA e Cina per far cessare la guerra dei dazi anche se questo titolo è riduttivo delle questioni ben più rilevanti che ha sollevato il Presidente americano Donald Trump tra cui citiamo la riduzione degli squilibri commerciali, la tutela dei brevetti ovvero del know how di chi esporta in Cina e il capitalismo di Stato sostenuto dal governo di Pechino.
I mercati dei metalli, al di là dei piccoli rialzi della settimana scorsa, stentano a far ripartire il trend rialzista per via dei venti di recessione che soffiano sui cieli dell’economia mondiale. Al momento non vedono neanche buone ricette in grado di evitare una recessione.
In risalita l’euro che torna sopra 1,15 contro dollaro e il petrolio col brent oltre quota 61 $/barile.
Chiudiamo con BREXIT. Il 15 gennaio il parlamento inglese finalmente si pronuncerà sul trattato di recesso dall’UE. È prevista una sconfitta del Governo di Teresa May. Sono possibili turbolenze sui mercati valutari.