Frutta secca: prezzo e mercato di nocciole, mandorle e pistacchi

Analisi dei principali player sul mercato internazionale della frutta secca e della dinamica del loro prezzo

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Alimentari Congiuntura

Per frutta secca si intende l’insieme dei frutti essiccati - si tratta di semi perlopiù - che sono impiegati nella lavorazione di altri prodotti alimentari o che possono essere direttamente consumati. Ricoprono un ruolo di primo rilievo nel commercio mondiale perché rientrano in abitudini alimentari ampiamente diffuse ma la loro produzione è confinata in regioni con condizioni ambientali specifiche. Ciò spiega il loro alto valore strategico oltre che economico.

In quest'articolo verranno forniti dati circa le dimensioni del mercato internazionale di tre dei principali prodotti appartenenti alla frutta secca: nocciole, mandorle e pistacchi; verrà infine mostrato il livello e la dinamica del loro prezzo in euro.

Mercato internazionale

Nei grafici interattivi riportati di seguito sono mostrati i maggiori esportatori (grafico di sinistra) ed importatori (grafico di destra) dei tre prodotti (cambiare prodotto dal “menù a tendina” in alto a sinistra). I valori in euro si riferiscono al totale dei flussi internazionali del 2017.

Il mercato della frutta secca (2017)

Maggiori Esportatori

Maggiori Importatori

L’Italia è uno dei principali player mondiali sul mercato delle nocciole (sgusciate): è sia il secondo esportatore che il secondo importatore, con un valore degli scambi rispettivamente di 244 (corrispondente ad una quota di mercato del 13,8%) e 392 milioni di euro (quota del 22%). Va segnalato che il principale paese produttore ed esportatore è la Turchia (export: 890 milioni di euro, quota del 50%). Sempre tra gli esportatori, subito dopo l’Italia si piazza il Cile, con un valore degli scambi di 138 milioni di euro e una quota di mercato del 7,8%; a seguire Georgia e Azerbaigian con un export pari a 120 e 94 milioni di euro. La Germania è il principale importatore di nocciole con una quota del 25% e un valore degli acquisti dall'estero pari a 446 milioni. Dopo l’Italia, con una quota del 10%, si posiziona l’import francese, con import per un ammontare pari a 174 milioni di euro.

Il leader indiscusso dell’export di mandorle (sgusciate) sono gli Stati Uniti, con un valore di 2,8 miliardi di euro (2017) e una quota di mercato del 58,7%. La Spagna invece si attesta come primo importatore mondiale con un valore di 573 milioni di euro (quota del 12%), e secondo esportatore per un ammontare di 515 milioni. Germania e Francia ricoprono rispettivamente la seconda e terza posizione tra gli importatori con valori di 541 e 245 milioni di euro e quote rispettivamente dell’11 e 5%.

Anche l’export mondiale dei pistacchi (con guscio) è dominato dagli States, con una quota del 42% e un valore di 935 milioni di euro. Hong Kong1 è sia il primo importatore che il terzo esportatore, con una quota di mercato leggermente inferiore a quella dell’Iran, rispettivamente 18,1 e 18,3%. Cina e Vietnam presentano valori di import molto simili: la prima ha registrato un valore degli sbambi di 232 milioni di euro mentre la seconda di 230.
Analizzando i flussi di Hong Kong emerge che esporta quasi totalmente (95%) in Vietnam e Cina, per un totale di 211 e 166 milioni di euro nel 2017, rispettivamente per il 53,3 e 41,9% del suo export.

La dinamica del prezzo

Un aspetto fondamentale di questa famiglia merceologica è l’alto livello del prezzo. Il prezzo medio in euro delle importazioni UE28, ad agosto di quest’anno si è attestato attorno ai 7886 €/ton per i pistacchi, 5790 €/ton per le mandorle e 5639 €/ton per le nocciole.

Analizzando la dinamica di lungo perido delle nocciole e delle mandorle emerge che queste sono state interessate da due cicli ben distinti: il primo tra i primi anni del nuovo millennio e la prima metà del 2009, con i massimi tra la seconda metà del 2005 e inizio 2006; il secondo che ha avuto origine nei mesi conclusivi del 2009 e che sembra ormai nelle fasi conclusive. Quest’ultimo ciclo ha interessato anche il prezzo del pistacchio, che ha avuto il punto di massimo a 9846 euro nel marzo del 2016. Anche le mandorle hanno raggiunto livelli simili, con il picco attorno ai 9447 euro a settembre del 2015. La dinamica più esplosiva è stata però quella delle nocciole, che hanno registrato il record dal 2000, toccando addirittura quota 11350 euro a marzo del 2015 (un anno prima del record dei pistacchi).
Considerando la dinamica degli ultimi anni si sottolinea come per i tre prodotti considerati il 2017 sia stato un anno di perdita di valore, caratterizzato da un comune trend negativo. In particolare le nocciole sono passate da 7158 a 5562 euro tra agosto 2017 e gennaio di quest’anno (- 22%), per poi “stabilizzarsi” attorno a questi valori. Le mandorle hanno perso circa 700 euro tra i primi mesi del 2017 e del 2018, passando da 5770 a 5070 euro (- 12%). Per il prezzo dei pistacchi, il 2017 è stato un anno di inversione del trend: dopo il minimo di ottobre a 7105 euro è iniziata una nuova ripresa, che è tuttora in corso e ha generato un aumento del prezzo di circa 775 euro (+ 10%). Anche il prezzo delle mandorle attraversa una fase positiva: è passato da 5070 di gennaio a 5790 euro di agosto (+ 14%).


(1) Va segnalata l’ambiguità delle transazioni che hanno come destinazione/partenza Hong Kong. Questo è considerato come un “paese trader”, ovvero un paese che compra per rivendere, sfruttando i vantaggi del proprio sistema di imposte: la Cina, a seguito di un accordo denominato CEPA (Closer Economic Partnership Arrangement), è esentata da dazi su più di 1000 categorie di prodotti “made in Hong Kong”. Per essere considerati tali, il 30% del valore del prodotto deve essere generato in loco, quindi anche semplici fasi di trasformazione possono rendere conveniente la pratica che usa Hong Kong come porto di approdo delle merci destinate al mercato cinese per l’elusione dei dazi che invece riguardano le import cinesi.