"Tope al gas" iberico: i motivi che ne hanno impedito l'allargamento all'UE

Nonostante gli indubbi vantaggi nel disaccoppiamento tra prezzo del gas e prezzo dell'energia, i sussidi alle centrali a gas sono rimasti confinati alla penisola iberica

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Nella riunione straordinaria del Consiglio Energia della UE del 25 ottobre non è stata approvata la proposta di attuare a livello europeo l'ipotesi "iberica" di disaccoppiamento del prezzo dell'energia elettrica dal prezzo del gas.

Eppure, se si confronta la dinamica del prezzo all'ingrosso dell'energia elettrica in Italia con quello in Spagna, non si può non notare come, grazie all'introduzione del "tope" il 15 giugno, il mercato elettrico spagnolo sia risuscito ad evitare lo shock che viceversa ha travolto quello italiano, portando il governo Draghi a investire, solo in crediti d'imposta, 2.5 miliardi di euro in 6 mesi per limitare l'impatto sui costi dei soli utilizzatori di media e alta tensione.

Confronto tra il prezzo dell'energia elettrica in Italia e in Spagna
Confronto tra il prezzo dell'energia elettrica in Italia e in Spagna

I dati riportati in questo grafico non lasciano alcun dubbio sull'effetto calmieratore che i sussidi hanno avuto sul prezzo all'ingrosso in Spagna. Pur avendo molte caratteristiche strutturali diverse, i prezzi all'ingrosso dell'energia elettrica di Italia e Spagna sono stati perfettamente allineati fino all'introduzione dei sussidi spagnoli. Con la loro introduzione, il prezzo dell'energia elettrica in Spagna si è stabilizzato, oscillando intorno ad un valore di 100 euro/MWh, mentre il prezzo all'ingrosso in Italia è stato sconvolto dai prezzi del gas al TTF, arrivando a superare i 700 euro/MWh a fine agosto.

Se, tuttavia, a fronte di questi risultati, la soluzione "iberica" non è stata ancora adottata, può essere utile ricercare quali sono i fattori che hanno rallentato questa scelta a livello UE. Essi possono essere ricercati in tre aree diverse, riguardanti:

  • le modalità con cui la Spagna ha finanziato i sussidi alle centrali a gas;
  • i giudizi tecnici espressi dalla Commissione;
  • un dibattito pubblico che ha incluso in un unico concetto di "price cap", misure che hanno natura, meccanismi e scopi diversi.

Finanziamento del “tope al gas”

I sussidi alle centrali a gas erogati dal governo spagnolo non sono stati finanziati con risorse pubbliche, ma il loro costo è stato distribuito sui consumatori di energia elettrica, introducendo una voce di “compensazione” (Coste del ajuste) in fattura. Il governo ha tuttavia deciso che il costo sarebbe stato a carico solo degli utenti con contratti indicizzati, sulla base dell’argomentazione che solo questi avrebbero avuto benefici dall’introduzione del “tope”. Gli utenti del mercato con contratti a prezzo fisso[1] non sono, infatti, influenzati da quello che avviene sul mercato all’ingrosso dell’energia: non avendo quindi benefici, si è ritenuto corretto esentarli dai costi del “tope”. Il problema è stato che riducendo la base di riferimento, la “compensazione” ha rappresentato un costo elevato per gli utenti finali, soprattutto ad agosto quando i prezzi del gas sono schizzati alle stelle[2]. Questo ha generato molte critiche che sono state amplificate da un’altra decisione non lungimirante da parte del governo spagnolo: quella di esentare dalla "compensazione" le esportazioni. La Spagna esportata poca energia elettrica, essendo la sua rete solo parzialmente collegata a quella degli altri paesi europei. Dopo l’introduzione del “tope”, tuttavia, le sue esportazioni sono significativamente aumentate, attirando le critiche sia di chi, in Spagna, sosteneva che con la “compensazione” si finanziavano le imprese francesi, sia di chi, a Bruxelles, temeva che la misura iberica potesse modificare la concorrenza nell’industria elettrica UE.
Gli studi effettuati in Spagna hanno comunque dimostrato che l’introduzione del “tope” si è tradotto in un risparmio netto tra i 20% e il 30% per gli utenti con contratti indicizzati, con delle punte prossime al 40% nei giorni in cui il prezzo al TTF ha superato i 250 euro/MWh.

Spagna: effetti sui prezzi al consumo dei sussidi alle centrali a gas
Spagna: effetti sui prezzi al consumo dei sussidi alle centrali a gas

 

Giudizi tecnici della Commissione UE

Un ruolo certamente importante nella decisione del 25 ottobre di non introdurre sussidi alla centrali a gas nella UE è stato svolto dalla Commissione che nel Non-paper on Emergency Electricity Market Interventions ha, di fatto sconsigliato la soluzione iberica, sponsorizzando la misura alterativa di Riduzione Ricavi, tramite prelievo, degli impianti inframarginali, ossia quelli diversi dalle centrali a gas.
Può essere utile un confronto tra le motivazioni che hanno portato la Commissione a prendere questa posizione, per conoscere meglio le caratteristiche del suo processo decisionale.

Nella tabella che segue sono riportate per i diversi temi di interesse le diverse argomentazioni proposte dalla Commissione per le due misure considerate.

Comparazione fra le due misure: iberica e Riduzione Ricavi
TemiMisura iberica di sussidi alla centrali elettriche a gasMisura di Riduzione Ricavi degli impianti inframarginali
Obiettivo politico Proteggere i produttori di combustibili fossili, consentendo loro di offrire l'elettricità a prezzi più bassi. Ridurre il prezzo di vendita dei produttori di elettricità a basse emissioni di carbonio
Impatto sui prezzi al consumo I benefici sono stimati a circa il 16,5% Le maggiori entrate per il bilancio pubblico possono essere utilizzate per ridurre il prezzo al consumo.
Impatto sul consumo di gas La diminuzione dei prezzi all'ingrosso aumenterà il consumo di elettricità e di conseguenza il consumo di gas nell'UE. Nessun aumento del consumo di gas
Impatto sull'integrità del mercato unico La misura non dovrebbe incidere significativamente sui flussi transfrontalieri.
Impatto sulla sicurezza dell'energia elettrica La misura aumenterà la domanda di energia elettrica aumentando i rischi per la sicurezza dell'approvvigionamento. La misura non dovrebbe avere un effetto negativo significativo sulla sicurezza degli approvvigionamenti
Velocità di attuazione Difficile concordare, soprattutto in tempi brevi, i parametri chiave della misura. Difficile arrivare in tempi rapidi ad un accordo sul livello del tetto
Rischio di esportazioni sovvenzionate verso paesi Extra-UE Significativo aumento delle esportazioni nette di elettricità sovvenzionata verso paesi come la Svizzera e il Regno Unito Nessun aumento delle esportazioni di elettricità, poiché il limite è applicato ex post.
Costo di bilancio 209 miliardi di euro con prezzo del gas = 300 euro/MWh Nessun costo per il bilancio dell'UE o degli Stati membri.
Impatto sulla decarbonizzazione Ostacolerebbe gli sforzi per ridurre l'uso dei combustibili fossili. La limitazione dei prezzi inframarginali può portare ad una riduzione degli investimenti in questi impianti.

Se sia considerano acriticamente le diverse argomentazioni portate dalla Commissione la conclusione di privilegiare la misura che comporta una riduzione dei ricavi delle imprese inframarginali sembra scontata. Se tuttavia si considerano le diverse argomentazioni con spirito critico, il risultato cambia radicalmente. Tre sono gli elementi che dovrebbero essere presi in esame:

  • sono sottostimati i benefici che stanno avendo gli utenti spagnoli;
  • si sono considerati possibili correttivi solo per la seconda misura, mentre la misura iberica non è stato oggetto di un processo di miglioramento; l’approssimazione con cui l’ipotesi iberica è stata considerata emerge chiaramente se si considera che i benefici di questa misura sono stati considerati al lordo della “compensazione” che annulla i costi di bilancio, mentre la stima dei costi per un eventuale inserimento di questa misura nella UE è stata fatta senza “compensazione” e con un'ipotesi del prezzo del gas estrema;
  • le valutazioni sono state fatte ceteris paribus, senza considerare l’eccezionalità dell'attuale situazione del mercato del gas europeo.

Particolarmente importante è l’ultimo punto. Se infatti non si considera l’eccezionalità di questa fase, una diminuzione del prezzo dell’energia elettrica ha certamente, ceteris paribus, l'effetto di aumentare la domanda di energia elettrica, aumentare i rischi per la sicurezza dell'approvvigionamento e ostacolare gli sforzi per ridurre l'uso dei combustibili fossili. Tuttavia, le conclusione della Commissione perdono la loro forza se si considera che l’eventuale diminuzione del prezzo dell’energia elettrica sarebbe rispetto a livelli eccezionalmente elevati, e che i nuovi livelli sarebbero molto superiori ai livelli medi storici. Tali da produrre, comunque, risultati positivi in termini di risparmio energetico e sicurezza del sistema.

Forse il criterio più importante che ha guidato la Commissione è stato l'effetto delle due misure sui bilanci degli Stati. Infatti, la misura "iberica" potrebbe tradursi in una spesa aggiuntiva, mentre la misura Riduzione Ricavi si tradurrà sicuramente in maggiori entrate al bilancio pubblico. La disciplina di bilancio degli Stati membri è pur sempre uno degli obiettivi prioritari della Commissione.

Dibattito pubblico sul price cap

Il dibattito pubblico sul price cap è stato alquanto confuso. All'interno del termine "price cap" sono state considerate sia misure che hanno l'obiettivo di limitare il prezzo al gas in un libero mercato sia la misura di sussidi alle centrali a gas. E' ovvio che anche in questo ultimo caso si può parlate di un tetto al prezzo del gas (tanto è vero che in Spagna la misura è stata nominata "tope al gas"), ma dal punto di vista del funzionamento dei mercati è del tutto diverso intervenire sul prezzo di vendita piuttosto che sul prezzo di acquisto, limitandolo tramite sussidi.
Tutte le opinioni di autorevoli economisti e analisti che hanno riempito i mass media sulla impossibilità di un price cap riguardano esclusivamente la possibilità di definire un limite al prezzo di vendita su un libero mercato. Non riguardano sicuramente, come l'esperienza iberica testimonia, la possibilità di definire un limite al prezzo di acquisto attraverso sussidi all'acquirente.
Per molti mesi questa differenza non è emersa impedendo di fatto il formarsi di un'opinione pubblica favorevole ai sussidi alle centrali a gas.

Conclusioni

I prossimi giorni emergerà sempre con maggior evidenza l'efficacia del "tope al gas" iberico. In Spagna e Portogallo il prezzo all'ingrosso dell'energia elettrica continuerà a oscillare intorno a livelli poco superiori a 100 euro/KWh. Viceversa, in Italia assisteremo ad una continua crescita del prezzo dell'energia elettrica che potrà essere contenuta solo se le temperature rimarranno miti e si ridurranno i livelli di attività industriale.
Vi è, tuttavia, la possibilità che il "meccanismo iberico" venga esteso a tutta la UE nella Riunione straordinaria del Consiglio Energia del 24 novembre 2022. Un recente non paper, sempre attruibuito alla Commissione UE (Non-Paper – Policy Options to Mitigate the Impact of Natural Gas Prices on Electricity Bills) disegna, infatti, una ipotesi di allargamento all'intera UE dei sussidi alle centrali a gas, superando alcuni limiti dell'intervento iberico.


[1] sono stati esentati dalla “compensazione” gli operatori che avevano firmato contratti di acquisto di energia elettrica a lungo termine o contratti con i consumatori a prezzo fisso prima del 26 aprile 2022, data in cui la Commissione Europea ha dato il via libera a Spagna e Portogallo per l'introduzione del "tope al gas”.

[2] La “compensazione” in bolletta è stata di 150 euro/MWh ad agosto, eguagliando il prezzo all’ingrosso dell’energia elettrica (155 euro/Mwh)