Dopo settimane di rialzi il petrolio torna a chiudere in negativo

Il prezzo del petrolio perde punti a seguito dell’allentamento delle tensioni geopolitiche Iran-USA

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All’ultima chiusura settimanale il prezzo del petrolio segna un ribasso rispetto alla precedente: il Brent si ferma a 66.4 dollari al barile (-2.3$), il WTI a 64 (-1.8$) e l’Oman/Dubai a 64 (-2$).

Grafico 1: Andamento prezzo del petrolio
Andamento prezzo del petrolio

Nonostante il ribasso nelle medie settimanali, il prezzo del petrolio rimane sul trend di crescita di medio periodo e su livelli relativamente elevati. A inizio della scorsa settimana, prima di perdere valore, il petrolio ha toccato il massimo da marzo: il Brent pari a 69.5 dollari al barile, il WTI a 66.3 e l’Oman/Dubai a 67.
Questa dinamica è stata sostenuta dalle aspettative per la ripresa della domanda globale di combustibile, grazie all’allentamento delle restrizioni in Europa e negli Stati Uniti. In Asia invece la situazione rimane critica. Oltre all'India, anche Singapore e Taiwan hanno imposto delle restrizioni a causa del lieve aumento dei casi da Covid-19, entrambe hanno messo in atto una campagna vaccinale che, per ora, procede a rilento.

Dopo aver toccato i massimi, il prezzo del petrolio è calato di circa 4 dollari in pochi giorni. La diminuzione è dovuta all’annuncio della distensione dei rapporti geopolitici tra Iran e Stati Uniti. Il presidente Hassan Rouhani ha dichiarato che, a seguito dei progressi nella negoziazione sull’accordo nucleare, le sanzioni statunitensi verranno rimosse nei prossimi mesi; l’Iran potrà riprendere le esportazioni di petrolio. La diretta implicazione è, quindi, un aumento dell’offerta globale di petrolio nel breve-medio periodo. Il calo del prezzo settimanale è guidato quindi dall’aspettativa di un possibile incremento della produzione iraniana.

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La questione iraniana e statunitense sul nucleare

L'8 maggio 2018, l’ex presidente degli Stati Uniti ha annunciato che il paese si sarebbe ritirato dall'accordo nucleare iraniano. In seguito ha imposto delle sanzioni nel novembre 2018, poi ampliate nel 2019 e 2020, che impediscono ai paesi di fare affari negli Stati Uniti se in trattativa con l'Iran. Queste ritorsioni hanno colpito pesantemente le esportazioni iraniane di petrolio. Nell’ultimo biennio sono state concesse, però, delle deroghe temporanee ma i flussi mondiali commerciali di greggio dall’Iran sono rimasti esigui.
Il grafico che segue riporta le esportazioni iraniane di petrolio greggio verso il mondo in termini di variazioni anno su anno (fonte: ExportPlanning).

Grafico 2: Andamento delle esportazioni iraniane di petrolio
Andamento prezzo del petrolio

Le sanzioni americane hanno manifestato i primi significativi effetti a partire dal 2019: negli ultimi due anni le esportazioni sono cadute del 100% - la flessione nel 2020 è stata amplificata anche dagli effetti della crisi sanitaria.
Prima delle sanzioni americane, i principali paesi d’esportazione per l’Iran erano: Cina, Europa ed India. Nonostante i flussi esigui, l’Iran continua ad esportare in Asia mentre nel Vecchio Continente gli scambi sono pari a zero.
A seguito però dell’annuncio di una possibile sospensione delle sanzioni, l’India e l’Europa si sono dichiarate disponibili a riprendere gli acquisti di quantità significative dall'Iran già dalla seconda metà del 2021.
Se le esportazioni iraniane dovessero tornare a regime, questo implicherebbe un'immissione di greggio sul mercato internazionale superiore ai 1.5 milioni di barili giornalieri; nel 2019 l’Iran ha prodotto 1.9 milioni di barili giornalieri - prima delle tensioni con gli Stati Uniti la produzione ammontava ad un valore superiore a 3.5 milioni di barili al giorno (fonte: EIA). Quest’immissione di petrolio però non dovrebbe causare effetti drammatici dal lato del prezzo, se si considera il recupero atteso nei prossimi mesi della domanda globale di combustibili.