Pechino caput mundi del commercio mondiale e della supply chain

Settimanale metalli non ferrosi LME - Commento del 3 maggio 2021

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Non Ferrosi LME Analisi settimanale LME

DINAMICA SETTIMANALE

Andamento non ferrosi

 

La scorsa settimana, rispetto alla precedente (venerdì su venerdì), è stato registrato un rialzo dei prezzi che ha interessato 7 metalli su 7. In evidenza il rialzo del nichel e dello stagno. La quotazione dell’indice LMEX è salita quota 4178.1 $ (nuovo massimo pluriennale). L’indicatore di momentum che misura la forza del trend in atto è in zona ipercomprato: ciò lascia presagire un possibile storno dai valori attuali. La chiusura settimanale è ben sopra le medie mobili a 10, 20 e 40 giorni (indicazione di incertezza).

COMMENTO MACROECONOMICO E PROSPETTIVE

L’espressione Roma caput mundi fa riferimento alla grandezza raggiunta da uno degli imperi più grandi della storia e all’influenza che la città eterna esercitava sui popoli conquistati e non, in virtù della sua irrefrenabile forza espansiva.

Oggi questa espressione può essere riadattata per descrivere Pechino, capitale di un Paese che in pochi decenni è diventato la seconda potenza economica mondiale e che punta a salire sul gradino più alto del podio entro il 2030.

Secondo le previsioni del Centre for Economics and Business Research, il sorpasso potrebbe addirittura essere anticipato al 2028 – nel 2025, intanto, la Cina sarà leader mondiale nelle nanotecnologie.

Quando si diventa molto grandi e molto potenti scattano reazioni positive e negative negli altri Paesi. Una spia di ciò sono i prezzi, molto alti, di tante commodity, a cominciare dai metalli non ferrosi, che stazionano su valori che non si vedevano da anni (dal 2011 per rame e alluminio).

Sebbene contemporanei a una grave crisi globale ancora non del tutto superata e complice una situazione di sostanziale insufficienza dell’offerta, se cerchiamo di capire il perché di questi prezzi, inevitabilmente si finisce a parlare di Cina.

Questa è divenuta “la fabbrica del mondo”, il primo esportatore, il secondo importatore e, perciò, il punto nevralgico delle catene globali del valore – oggi più che mai in crisi in tanti Paesi. Inoltre, da qualche anno la Cina è il driver principale per i mercati dei metalli, per l’acciaio, per le plastiche e, di conseguenza, è in grado di influenzarne il trend dei prezzi. È evidente dunque che, per l’America di Biden, la Cina rappresenti la principale sfida militare, tecnologica ed economica: in gioco c’è la leadership mondiale.

Per americani ed europei la Cina è un partner importante, ma anche un competitor da tenere d’occhio (vedi i dazi imposti da USA e UE su alcune importazioni cinesi). Per il Regno Unito è un competitore sistemico. Nei giorni scorsi Giappone, India e Australia hanno deciso di unire le forze per contenere lo strapotere commerciale della Cina. I ministri del commercio dei tre Paesi si sono riuniti per lanciare ufficialmente la Supply Chain Resilience Initiative. La SCRI prevede la diversificazione delle catene dei fornitori, la condivisione delle migliori soluzioni per rafforzarne la resilienza e progetti imprenditoriali congiunti. L’obiettivo dichiarato è limitare la dipendenza dalla Cina in una fase di tensioni crescenti, sia per le mire egemoniche di Pechino, sia per la contro-offensiva lanciata dagli Stati Uniti.

Siamo alla vigilia di nuove tensioni nel commercio globale? È presto per dirlo, ma ci sono già dei segnali che non vanno sottovalutati. Fra questi, i rapporti non proprio idilliaci tra Cina e Giappone, Cina e India, Cina e Australia, Cina-USA e Cina-UE. Quest’ultima, dopo i dazi su acciaio e alluminio, sta pensando a una carbon tax, per tassare le esportazioni in Europa da Paesi che inquinano molto, come appunto la Cina.

Andamento dei mercati finanziari e delle materie prime
Gli ultimi dati economici di USA e Cina hanno evidenziato ottime performance per il PIL, cresciuto oltre le attese, con ricadute positive sulle borse finanziarie e sulle borse merci. Tra i metalli non ferrosi, rialzi e nuovi massimi pluriennali per alluminio, rame, piombo e stagno. In rialzo anche i prezzi dei rottami ferrosi e non. Nel comparto dell’acciaio prezzi sui massimi pluriennali nonostante il surplus del mercato mondiale. Tra i preziosi, ribassi per tutti, tranne il palladio che aggiorna i massimi pluriennali. Nei comparti delle plastiche, rialzi dei prezzi soprattutto in Europa, dove si registrano molti problemi dal lato dell’offerta. Sui mercati valutari, rialzo per il dollaro e ribasso per l’euro, che perde terreno anche nei confronti dello yuan cinese. Tra gli energetici, in rialzo i prezzi del petrolio e del gas.