I dati economici cinesi galvanizzano i prezzi dei metalli

Settimanale metalli non ferrosi LME - Commento del 19 aprile 2021

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Non Ferrosi LME Analisi settimanale LME

DINAMICA SETTIMANALE

Andamento non ferrosi

 

La scorsa settimana, rispetto alla precedente (venerdì su venerdì), ha visto un rialzo dei prezzi che ha interessato 6 metalli su 7. In evidenza il rialzo del rame e del piombo, e il ribasso del nichel. La quotazione dell’indice LMEX è salita quota 3943.6 $. L’indicatore di momentum che misura la forza del trend in atto è in zona neutra e in leggera risalita: ciò suggerisce un possibile proseguimento del rialzo dai valori attuali. La chiusura settimanale è sopra le medie mobili a 10, 20 e 40 giorni (indicazione di incertezza).

COMMENTO MACROECONOMICO E PROSPETTIVE

Nel primo trimestre 2021, il PIL cinese è cresciuto del 18.3%. I dati import/export mostrano un rialzo sorprendente rispetto allo stesso periodo del 2020: +29%, per un totale di 8.47 trilioni di yuan. Le esportazioni cinesi sono cresciute di oltre il 30% a marzo, dopo aver registrato un +60.6% a febbraio. In crescita anche le importazioni: +38.1% a marzo e +22.2% in febbraio. In crescita anche il surplus commerciale.

Il dato sulle importazioni include l’import di materie prime, come petrolio e metalli. Una conferma arriva anche dal comparto automotive cinese (in crescita da dodici mesi consecutivi), che a marzo ha registrato un incremento delle vendite di quasi il 75% – comparto che, invece, nel resto del mondo si sta confrontando con la carenza di microchip e semiconduttori e una forzata riduzione della produzione.

Gli effetti della domanda cinese si fanno sentire sui mercati delle materie prime, a cominciare dai metalli. Il prezzo dell’alluminio è salito ai massimi da oltre tre anni, arrivando a sfiorare quota 2360 $/ton. Il prezzo del rame si è allungato fino a quota 9300 $/ton, ai massimi da oltre un mese. L’indice LMEX è risalito verso quota 4000 punti, ai massimi da febbraio. Secondo Commerzbank, la Cina, primo consumatore mondiale di metalli, ha ancora un notevole appetito di materie prime in generale e di metalli in particolare. Le aziende manifatturiere che non si trovano in Cina, in questo 2021 e anche negli anni a venire, dovranno confrontarsi con questa realtà.

Il balzo dei prezzi delle commodity degli ultimi mesi comincia a impensierire il governo di Pechino, che sta pensando a come intervenire per raffreddare questa “febbre da cavallo”. La preoccupazione per il forte rialzo dei prezzi delle materie prime e per le sue conseguenze economiche (a cominciare dall’inflazione) ha già sortito un primo effetto importante: l’esposizione rialzista degli hedge funds si è ridotta del 18% dal picco di febbraio – quando aveva toccato il record degli ultimi dieci anni – e ora è ai minimi da dicembre. Le posizioni nette lunghe (all’acquisto) degli speculatori sui 24 principali futures negli USA ammontano a 2.3 milioni di lotti, in base ai dati CFTC. Il ritiro, che prosegue da sei settimane, potrebbe essere stato innescato da semplici prese di beneficio, dopo l’impennata delle materie prime nei mesi precedenti. L’asset class, nonostante la recente correzione dei prezzi, rimane tuttora la migliore nel 2021, con l’indice CRB in rialzo dell’11.3% alla chiusura di lunedì, contro il +10.4% dello S&P 500. Forse sono anche gli intoppi nella campagna vaccinale a raffreddare l’entusiasmo degli investitori. Altri fattori potrebbero essere un dollaro più forte e la preoccupazione che la Cina possa restringere la liquidità per frenare l’inflazione. L’inattesa forza del dollaro è senza dubbio un ostacolo al rally delle materie prime.

Andamento dei mercati finanziari e delle materie prime
Metalli non ferrosi in rialzo, con l’alluminio primario che aggiorna i massimi annuali. Salgono i prezzi del petrolio e quelli del gas. In rialzo anche ai prezzi dei metalli preziosi, a eccezione del platino. Sui mercati valutari si indebolisce il dollaro e risale l’euro.