Le borse segnano nuovi record. Il Doctor Copper suona la carica

Settimanale metalli non ferrosi LME - Commento del 30 novembre 2020

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Non Ferrosi LME Analisi settimanale LME

DINAMICA SETTIMANALE

Andamento non ferrosi

 

Durante la scorsa settimana, rispetto alla precedente (venerdì su venerdì), è stato registrato un rialzo dei prezzi che ha interessato 3 metalli su 6. In evidenza il rialzo del rame, seguito da quello del nichel. Le quotazioni dell’indice LMEX sono salite a quota 3354 $ sui massimi annuali. L’indicatore di momentum che misura la forza del trend in atto è in zona ipercomprato, il che lascia presagire uno storno dei prezzi nel breve termine. La chiusura settimanale è ben sopra le medie mobili a 10, 20 e 40 giorni (indicazione rialzista). L’indice ha recuperato tutto il valore perso a causa della pandemia e segnato i nuovi massimi pluriennali.

COMMENTO MACROECONOMICO E PROSPETTIVE

Benché non siano ancora stati distribuiti né somministrati alla popolazione, i vaccini anti-Covid sono di certo già stati iniettati nelle borse. Infatti, per molti listini mondiali, a partire dall’indice globale MSCI, novembre è stato il mese migliore della storia, mentre per molti altri è stato il migliore degli ultimi decenni. Guardando ai metalli, il rame ha realizzato una performance mensile tra le più alte degli ultimi anni e ha chiuso, la scorsa settimana, sui massimi dal 2013.

In altre parole, sembra che per i mercati le aspettative di un ritorno alla normalità grazie ai vaccini siano più importanti della realtà, dove, invece, permangono ancora tanti dubbi da chiarire – come efficacia, durata, quantitativi disponibili, date di somministrazione dei vaccini ecc. Inoltre, leggendo gli outlook 2021 delle banche d’affari come Goldman Sachs, Commerzbank, Morgan Stanley, si può notare un grande ottimismo. Eccessivo? Forse.

Approfondendo il tema del rame, il suo inarrestabile rialzo ha colto di sorpresa. Non è semplice capire il “messaggio” del Doctor Copper, che oltretutto sta trascinando al rialzo tutto il comparto. Le ragioni per l’entusiasmo certamente esistono:

  • l’arrivo dei vaccini
  • qualche dato economico migliore delle attese
  • l’accordo asiatico RCEP
  • le elezioni americane
  • la fame di metalli della Cina
  • l’indebolimento del dollaro.

Tuttavia, accanto a queste news positive ne abbiamo altre decisamente negative, come:

  • l’enorme debito pubblico mondiale
  • l’alto livello di disoccupazione
  • l’esplosione della pandemia in Africa
  • e, nonostante tutto, i molti dubbi sui vaccini.

Insomma, guardando il quadro completo, non sembrano esserci motivazioni solide che possano spiegare gli attuali prezzi del rame, che dai minimi di marzo sono cresciuti del 70%. Guardando il grafico, dopo i minimi di ottobre, i prezzi del rame hanno macinato rialzo dopo rialzo, bruciando resistenze importanti a quota 6400, 6800, 7200, 7400 $/ton, senza che gli indicatori di momentum siano mai entrati in zona ipercomprato – benché un paio di volte ci siano andati vicino.

Adesso, dopo quest’ultimo strappo a quota 7500 $/ton (massimo dal 2013), i prezzi sono entrati in zona ipercomprato, tipico segnale di alert per uno storno o addirittura per un’inversione di tendenza. Quando potrà avvenire lo storno? Stando ai dati non dovrebbe volerci molto tempo. Ci sono buone probabilità che si assista a uno storno significativo dei valori attuali nell’arco di 5-10 giorni. Questo, oltre al rame, riguarderà anche gli altri metalli non ferrosi, a cominciare da nichel e zinco.