Il PIL cinese torna a crescere, ma i mercati non festeggiano

Settimanale metalli non ferrosi LME - Commento del 20 luglio 2020

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Non Ferrosi LME Analisi settimanale LME

DINAMICA SETTIMANALE

Andamento non ferrosi

 

La scorsa settimana, rispetto alla precedente (venerdì su venerdì), è stato registrato un ribasso dei prezzi che ha interessato 2 metalli su 6. In evidenza il rialzo dello stagno, seguito da quello dello zinco. Le quotazioni dell’indice LMEX sono scese a quota 2833 $. L’indicatore di momentum che misura la forza del trend in atto è in zona ipercomprato. La chiusura settimanale è sopra le medie mobili a 10, 20, 40 giorni (indicazione rialzista). L’indice ha recuperato oltre il 50% del valore perso a causa della pandemia ed è ora vicino ai valori pre-crisi sanitaria.

COMMENTO MACROECONOMICO E PROSPETTIVE

Negli ultimi sette giorni, soprattutto due notizie hanno attirato l’attenzione degli operatori: il rimbalzo dell’economia cinese e i dati molto negativi dell’industria automotive.

Per quanto riguarda la Cina, seconda economia mondiale dopo gli Stati Uniti, nel secondo trimestre 2020 il PIL è cresciuto del 3.2%, contro il –6.8% del primo trimestre. Il saldo da inizio anno è ancora negativo, ma il balzo è davvero significativo e porta a stimare una crescita importante nel secondo semestre dell’anno. La bilancia commerciale segnala un leggero incremento dell’export (0.1%) e un forte calo dell’import (–9.7%).

Tra i settori che più hanno contribuito alla crescita cinese figurano farmaceutica e industria dei dispositivi medici, seguiti da costruzioni e agricoltura. Interessante anche il numero di nuovi posti di lavoro creati: oltre 5 milioni. Un altro dato positivo da segnalare è l’aumento dei consumi interni, anche se restano ancora lontani dai livelli che si registrano nelle economie più avanzate.

Certamente è prematuro dire che la Cina ha messo alle spalle l’impatto economico del Covid-19. Tuttavia questo recupero è certamente un dato sorprendente, soprattutto se si considera che il resto del mondo continua a registrare tassi di crescita negativi.

Per la propaganda politica cinese, la crescita del PIL dimostra che il paese “ha superato l’impatto avverso della pandemia”. Eppure le Borse non hanno reagito bene, anzi hanno chiuso tutte in ribasso, a cominciare da quella di Shanghai, che ha ceduto il 2.25%. Forse pesano i timori per l’aumento delle tensioni con gli USA (e non solo per l’affaire Hong Kong), la presa di distanza di diversi paesi verso il colosso Huawei, le scaramucce militari con l’India e, soprattutto, le preoccupazioni per la crescita economica mondiale, visti i numeri ancora alti dei contagi e i timori di una seconda ondata.

L’altra notizia della settimana è quella sull’andamento del settore automotive e trasporti. I dati di giugno mostrano un settore in panne. L’Europa registra un –24% di vendite di automobili rispetto allo stesso mese 2019. E i numeri peggiorano a livello di singolo paese: da inizio anno la Spagna segna –51%, l’Italia –46% e la Germania –34.5%. Altrettanto difficile la situazione per il comparto veicoli commerciali, che da inizio anno segna –36%. Per invertire questa tendenza, si spera in un effetto positivo dei contributi statali, che diversi paesi hanno stanziato per favorire l’acquisto di auto nuove meno inquinanti, meglio se elettriche o ibride plug-in.

Andamento dei mercati finanziari e delle materie prime
Nel comparto dei non ferrosi, chiusure settimanali negative per quattro metalli su sette.
Nel comparto energetico, performance settimanali positive per i prezzi del petrolio (Brent e WTI) e negative per il gas naturale.
Sui mercati valutari continua la discesa del dollaro e il rafforzamento dell’euro.