Tempi bellici e armi improprie: torna il bazooka di Mario Draghi, alla ribalta i droni che sganciano bombe

Settimanale metalli non ferrosi LME - Commento del 16 settembre 2019

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Non Ferrosi LME Analisi settimanale LME

DINAMICA SETTIMANALE

Andamento non ferrosi

 

COMMENTO MACROECONOMICO

Nella scorsa settimana c’è stato un rialzo dei prezzi che ha interessato 6 metalli su 6. In evidenza il forte rialzo del piombo seguito da quello dello zinco. Le quotazioni dell’indice LMEX sono salite fino a toccare quota 2873 $. L’indicatore di momentum che misura la forza del trend in atto è vicino alla zona ipercomprato.

Guerra commerciale, guerra dei dazi, guerra valutaria, guerra militare, guerra diplomatica, missili e bazooka. Ormai quotidianamente nei media di tutto il mondo risuona la parola guerra, seguita dalle parole ad essa collegate come armi, armamenti, pace, armistizio, tregua, annessioni. Anche nella settimana appena trascorsa c’è stato un ampio uso di questi termini. Partiamo dalla riunione della BCE presieduta per l’ultima volta da Mario Draghi. Di fronte ad un rallentamento economico dell’area euro che rischia di sfociare in una nuova recessione, la banca centrale europea ha usato il bazooka: ha abbassato i tassi d’interesse, è intervenuta sui prestiti TLTRO e ha annunciato un nuovo Q.E. di 20 miliardi di euro al mese a partire dal 1° novembre. Insomma un programma di politica monetaria molto espansivo che facendo leva sui tassi d’interesse molto bassi dovrebbe convincere tutti a fare più investimenti. Nella convinzione che da solo questo armamentario non può bastare per risollevare l’economia europea, Draghi ha invitato i governi dei singoli paesi dell’Unione a varare in tempi brevi, politiche fiscali adeguate. C’è il timore che la nuova liquidità vada a finire nei mercati finanziari (a gonfiare il valore dei titoli quotati in Borsa) piuttosto che nell’economia reale. L’invito di Draghi è perciò rivolto soprattutto ai paesi che hanno molta liquidità e un debito pubblico sotto controllo come la Germania ed altri paesi del nord. Per i paesi come l’Italia con elevato debito pubblico invece l’invito è quello di ridurre il debito e fare investimenti mirati per rilanciare gli investimenti con elevato effetto moltiplicatore. L’obiettivo comune da conseguire è rilanciare gli investimenti pubblici e privati ovvero da parte dello stato, delle aziende e delle famiglie. Non sarà facile se non si alza il livello della fiducia minata non solo da fattori economici.
Fuori dall’Europa, al primo posto c’è sempre la guerra dei dazi tra Usa e Cina che vive una fase che potremmo definire di pace armata. Nelle prossime settimane ci sarà un incontro tra il presidente americano Trump e quello cinese Xi Jinping che dovrebbe spianare la strada ad una pace vera e alla fine della guerra. Da quando Trump ha aperto le ostilità annunciando i dazi, entrambi i paesi hanno registrato una contrazione della crescita del PIL e una perdita di posti di lavoro nei settori più colpiti. Questo ha avuto riflessi su tutto il commercio mondiale. Un altro aspetto non secondario che ormai è entrato anche nelle considerazioni delle Banche Centrali come BCE e FED, sono i rischi geopolitici il cui livello va crescendo sensibilmente con ripercussioni negative sui commerci internazionali. In quest’ottica ha suscitato molto scalpore la dichiarazione fatta nei giorni scorsi, dal leader israeliano Netanyahu che in piena campagna elettorale ha annunciato che in caso di rielezione procederà con l’annessione dei territori occupati nella striscia di Gaza, dando così un colpo mortale all’idea perseguita dalla comunità internazionale dei due Popoli e due Stati. Decisa la reazione della Lega Araba da sempre contraria ad un allargamento dei confini israeliani a danno di quelli palestinesi. Gran parte della comunità internazionale ha criticato questa scelta. Silenzio di Trump.
Nel week end, droni sganciano bombe sul più grande impianto di petrolio dell’Arabia Saudita provocando ingenti perdite di greggio. Sauditi e Trump, senza prove, dichiarano che è stato l’Iran (che smentisce e a sua volta accusa l’Iraq). Alla riapertura dei mercati il prezzo del petrolio fa un rialzo del 20% intragiornaliero. Il più alto dal 2008. La rivendicazione dell’attentato è stato fatto dai ribelli iraniani che combattono in Yemen, una guerra di cui si parla poco che contrappone (tra gli altri) Arabia Saudita e Iran.

La reazione dei mercati

Immediatamente dopo le dichiarazioni della BCE, il presidente americano Trump ha dichiarato che “la BCE svaluta l’euro”. Il suo tweet in realtà era diretto in primis alla FED, rea di non intervenire per svalutare il dollaro, e in secundis alle altre banche centrali come la BCE e la BPoC che, secondo lui, manovrano per svalutare le relative valute al fine di agevolare l’export delle proprie merci. L’euro, dopo una prima sbandata, si è invece rinforzato ed è tornato sopra quota 1,11 contro il dollaro che invece si è indebolito contro le principali valute. Sui mercati è cresciuta sia la volatilità sia l’incertezza. Comunque le borse europee hanno chiuso in rialzo. Bene lo spread BTP-Bund che resta in area 140 punti. La settimana si è chiusa con un rialzo anche dell’indice CRB che sintetizza l’andamento delle principali materie prime dagli alimentari, agli energetici, dai metalli preziosi ai metalli industriali. Per quanto riguarda i metalli preziosi, il prezzo dell’oro resta saldamente ancorato sopra quota 1500 dollari/oncia a testimoniare l’alto grado d’incertezza che c’è sui mercati e non solo. Per quanto riguarda i metalli non ferrosi LME, chiusura settimanale in rialzo per tutti.