L’importanza dei confronti nelle situazioni di grande incertezza: il caso dell’urea

L’elevata incertezza attuale rende più difficile interpretare la situazione dei diversi mercati

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Fertilizzanti Congiuntura

Nei mercati delle commodity si stanno contrapponendo due grandi forze. Da un lato, l’aumento dei costi legato allo shock energetico esercita una pressione al rialzo sui prezzi, coinvolgendo anche le commodity industriali. Dall’altro, la debolezza della domanda mondiale spinge le imprese a competere maggiormente sui prezzi, limitando gli aumenti e, in alcuni casi, favorendo una sostanziale stabilità.

Le attese di aumento dei prezzi delle commodity non energetiche

Il 29 aprile la Commissione Europea ha pubblicato i risultati della Business and Consumer Survey di aprile 2026. All’interno dell’indagine è presente una domanda particolarmente utile per comprendere l’evoluzione dei mercati europei delle commodity. Alle imprese UE intervistate viene chiesto: “Come prevedete che varieranno i vostri prezzi di vendita nei prossimi 3 mesi?”. Le possibili risposte sono tre: aumenteranno, rimarranno invariati, diminuiranno.

Sulla base delle risposte raccolte, viene calcolato un indice pari alla differenza tra la percentuale di imprese che si attendono aumenti dei prezzi e la percentuale di quelle che prevedono riduzioni. Nel grafico che segue sono riportati gli indici relativi ai settori chimico, metalli, gomma e plastica.

Attese di aumenti dei prezzi di vendita nei settori produttori commodity
Attese di aumenti dei prezzi di vendita nei settori produttori commodity

I segnali che emergono dal grafico sono particolarmente evidenti. Le imprese europee produttrici di metalli di base hanno iniziato a prevedere prevalentemente aumenti dei prezzi di vendita già dalla seconda metà del 2025. Aumenti che si sono effettivamente realizzati sia nel settore dei metalli non ferrosi, sostenuti dai rialzi dei prezzi internazionali, sia nel settore dei ferrosi, supportati dalle politiche protezionistiche adottate dalla Commissione UE.
Il segnale più interessante fornito dal grafico riguarda però i settori della chimica e della gomma e plastica. All’indomani dell’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran e del conseguente aumento dei prezzi energetici, la percentuale di imprese che si attende aumenti dei prezzi dei propri prodotti è cresciuta in modo repentino.

Alla luce di queste evidenze, tutto lascia pensare che i produttori di commodity chimiche, elastomeri e plastiche stiano proponendo ai propri clienti aumenti di prezzo significativi, in alcuni casi anche molto elevati.
In questa situazione, il tema centrale riguarda l’entità degli aumenti effettivamente giustificati dalla crescita dei costi e dalle condizioni di domanda e offerta prevalenti nei singoli mercati. Tali condizioni risultano particolarmente instabili perché influenzate, a loro volta, dalle aspettative di aumento dei prezzi. Man mano che queste aspettative si rafforzano e si diffondono dalle imprese produttrici a quelle utilizzatrici, l’offerta tende a ridursi per sostenere gli aumenti previsti o desiderati, mentre la domanda tende a crescere perché gli utilizzatori cercano di anticipare i futuri rincari. In questo contesto, gli aumenti di prezzo potrebbero realizzarsi anche in assenza di basi pienamente razionali, semplicemente per gli effetti che tali aspettative generano sull’equilibrio tra domanda e offerta.

Per un ufficio acquisti, l’unico modo per evitare una situazione potenzialmente molto onerosa è portare al tavolo della trattativa informazioni oggettive, capaci di ancorare gli aumenti concordati a dati il più possibile verificabili. In questo contesto, tutte le informazioni che riguardano le aspettative — come quelle rilevate dalla Business and Consumer Survey riportata sopra — sono certamente utili per comprendere il contesto di mercato, ma devono essere integrate con informazioni in grado di misurare gli effettivi aumenti che i mercati stanno esprimendo.

Diverse fonti possono risultare utili a questo scopo:

  • i risultati previsivi ottenuti tramite modelli strutturali, in grado di quantificare le future variazioni di prezzo nell’ipotesi che rimangano inalterate le relazioni che, nel passato, hanno legato le variazioni dei costi, della domanda e dell’offerta alle variazioni dei prezzi di vendita;
  • i prezzi doganali, ricavati come media di milioni di transazioni. A questo fine risultano particolarmente utili i prezzi doganali cinesi, grazie alla loro disponibilità in tempi molto rapidi, circa 20 giorni dopo la chiusura del mese;
  • i prezzi finanziari, soprattutto per le scadenze future con un orizzonte temporale sufficientemente lungo, che tendono a essere guidati maggiormente dai fondamentali strutturali rispetto alle dinamiche speculative di breve periodo.

Il caso dell’urea

Utilizzando queste tre fonti, possiamo ora analizzare quale potrebbe essere l’impatto sui prezzi dell’urea dello shock energetico conseguente all’attacco all’Iran da parte di Stati Uniti e Israele e alla successiva chiusura dello Stretto di Hormuz.
L’urea è un prodotto particolarmente importante per il ruolo che riveste sia nel mercato dei fertilizzanti sia in quello degli intermedi chimici. Il processo produttivo dell’urea consiste nella trasformazione dell’ammoniaca, a sua volta prodotta utilizzando gas naturale. Le variazioni dei prezzi del gas naturale tendono quindi a trasferirsi rapidamente sui prezzi dell’ammoniaca e dell’urea, come è avvenuto nel biennio 2021-2022, quando i prezzi di ammoniaca e urea sono più che raddoppiati.

Il mercato mondiale ed europeo dell’urea presenta inoltre due ulteriori caratteristiche che lo rendono particolarmente interessante in questa fase:

  • oltre il 30% dell’urea oggetto di scambi internazionali deve transitare attraverso lo Stretto di Hormuz[1], rendendo questa commodity una delle più vulnerabili a un’eventuale chiusura dello stretto;
  • ancora nel 2025 la Russia risultava il secondo paese, dopo l’Egitto, da cui l’UE importava urea[2], rendendo il mercato europeo particolarmente vulnerabile alle tensioni che caratterizzano le relazioni UE-Russia a seguito dell’invasione dell’Ucraina.

Nella tabella seguente sono riportati i prezzi dell’urea a gennaio 2026 e nell’ultima data successivamente disponibile per quattro differenti fonti.

Prezzi urea: un confronto tra fonti diverse
2026-012026-032026-052026-09
Livelli dei prezzi: euro per tonnellata
Cina esportazioni FOB339342
Cina finanziari (ZCE): future 9 mesi216235243
Doganali intra-UE: previsione PricePedia379479468447
CCIAA Milano (urea tecnica)703733978
Tassi di variazione rispetto a gennaio 2026
Cina esportazioni FOB0.9
Cina finanziari (ZCE): future 9 mesi8.812.5
Doganali intra-UE: previsione PricePedia26.423.517.9
CCIAA Milano (urea tecnica)4.339.1
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I dati rilevati dalla Camera di Commercio di Milano richiedono una precisazione. Essi si riferiscono all’urea tecnica, un prodotto destinato prevalentemente ad applicazioni industriali e caratterizzato da standard qualitativi e livelli di purezza superiori rispetto all’urea per uso fertilizzante. Per questo motivo, i prezzi risultano generalmente più elevati. Inoltre, le rilevazioni della Camera di Commercio di Milano vengono effettuate nei primi giorni del mese. Di conseguenza, i dati di marzo incorporano solo la prima fase degli aumenti dei prezzi energetici, mentre quelli di maggio riflettono in misura maggiore la situazione registrata ad aprile.

Dall’analisi dei dati e, soprattutto, dal loro confronto è possibile ricavare alcune indicazioni particolarmente rilevanti:

  • i prezzi dell’urea in Cina hanno reagito in misura molto contenuta all’aumento dei prezzi energetici. Questo vale sia per i prezzi FOB delle esportazioni cinesi rilevati a marzo sia, soprattutto, per i prezzi finanziari quotati allo Zhengzhou Commodity Exchange (ZCE). Nella prima settimana di maggio, il prezzo del future a 9 mesi risultava superiore di poco più del 10% rispetto ai livelli di gennaio;
  • i prezzi dell’urea in Europa hanno invece registrato una reazione più intensa, con aumenti compresi tra il 24% previsto dal modello strutturale PricePedia e il 39% rilevato dalla Commissione Prezzi Prodotti Chimici Industriali riunitasi il 5 maggio. L’aumento del 24% stimato dal modello PricePedia risulta coerente con l’elasticità storica del prezzo dell’urea rispetto alle variazioni registrate a maggio nei prezzi dell’ammoniaca e del gas naturale, aumentati rispettivamente del 24% e del 32% rispetto ai livelli di gennaio 2026. Il maggiore incremento dei prezzi alla distribuzione rilevato dalla CCIAA di Milano può dipendere sia dalla diversa tipologia di urea considerata sia dalla maggiore reattività della distribuzione alla crescita della domanda per finalità di accumulo precauzionale delle scorte.

Conclusioni

L’esperienza di quanto avvenuto nel biennio 2021-2022, l’utilizzo del gas naturale come principale feedstock nel processo produttivo, l’elevata quota di prodotto che transita attraverso lo Stretto di Hormuz e la dipendenza dell’UE dalle importazioni russe rendono l’urea una delle commodity più critiche nell’attuale fase di forte tensione nel Golfo Persico e di chiusura dello Stretto di Hormuz.
La forte incertezza che tutti questi fattori generano sul mercato mondiale ed europeo dell’urea rende necessario confrontare più fonti di prezzo, al fine di comprendere le effettive dinamiche di mercato e disporre di riferimenti più solidi nelle fasi di negoziazione degli acquisti.

I dati riportati in questo articolo evidenziano aumenti molto contenuti sul mercato asiatico e aumenti relativamente contenuti sul mercato europeo, in uno scenario del tutto diverso rispetto a quanto osservato nel biennio 2021-2022.
Le previsioni PricePedia indicano che i mesi di aprile e maggio potrebbero rappresentare il picco dei prezzi, seguiti da una possibile fase di riduzione già nei prossimi mesi, favorita da una prima attenuazione del conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran e dalla riapertura dello Stretto di Hormuz.


[1] Si veda l’articolo Rischio di approvvigionamento in caso di chiusura dello Stretto di Hormuz
[2] Si veda l’articolo UE: la nuova dipendenza dalla Russia è l’urea