Il mercato spezzato dell’acido oleico

Come Europa, Cina, Indonesia e Malesia hanno trasformato una commodity globale in mercati diversi

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Acidi grassi chimica bio-based Cina nei mercati globali delle commodity

Negli scenari della chimica verde, attuale e futura, l’acido oleico è destinato a svolgere un ruolo sempre più rilevante, candidandosi a diventare una delle principali materie prime chimiche bio-based. La sua importanza non riguarda soltanto il settore della cosmesi e della detergenza, dove rappresenta una base essenziale per la produzione di saponi, detergenti, creme e lozioni, ma si sta progressivamente estendendo anche alle plastiche biodegradabili e, più in generale, ai polimeri e ai solventi eco-compatibili. L’acido oleico industriale[1] costituisce infatti il feedstock di partenza per la produzione di acido azelaico e acido pelargonico, due intermedi fondamentali per lo sviluppo di questi settori.

La produzione di acido oleico su scala industriale è fortemente concentrata nelle aree caratterizzate da un’elevata disponibilità di oli vegetali, in particolare olio di palma e olio di soia. Grazie all’ampia disponibilità di olio di palma, Indonesia e Malesia occupano una posizione di leadership nella produzione più standardizzata, mentre l’Unione Europea e gli Stati Uniti si distinguono per produzioni a maggiore grado di purezza.

Come è cambiato il commercio mondiale dell’acido oleico

Per gran parte degli ultimi due decenni, il mercato dell’acido oleico industriale ha operato secondo le regole tipiche dei principali mercati delle commodity. Per lungo tempo si è trattato di un prodotto globale, scambiato in grandi volumi e con differenze di prezzo relativamente contenute tra le principali aree economiche.
In questa fase, Indonesia e Malesia hanno seguito strategie di offerta molto simili sul mercato mondiale. Entrambe forti nella produzione di olio di palma, entrambe centrali nella filiera oleochimica ed entrambe naturalmente orientate all’export. L’Europa rappresentava il mercato premium, caratterizzato da elevato potere d’acquisto, mentre la Cina si distingueva per una domanda in rapida crescita. Le differenze tra le due principali aree di domanda dell’acido oleico non erano ancora sufficienti a segmentare il mercato mondiale, che manteneva un carattere unitario con un prezzo globale sostanzialmente unico, con lievi scostamenti dovuti soprattutto al diverso grado di purezza.

Questo equilibrio ha iniziato a incrinarsi nel 2021, quando Cina e Unione Europea hanno adottato politiche divergenti nei confronti dei due principali produttori di olio di palma, il principale input produttivo dell’acido oleico industriale.
All’uscita dalla pandemia, l’Europa ha irrigidito il proprio approccio su sostenibilità, deforestazione e tracciabilità delle filiere. La Cina ha invece consolidato una strategia più pragmatica, orientata a garantirsi volumi, input industriali e partnership affidabili.

Da un lato, nel giugno 2021 Cina e Indonesia hanno tenuto a Guiyang la riunione inaugurale del Meccanismo di dialogo e cooperazione ad alto livello, avviando una nuova fase di confronto con l’obiettivo di rafforzare la fiducia strategica reciproca e approfondire la collaborazione in ambito politico, economico e marittimo. In questo quadro, la Cina ha rafforzato una strategia pragmatica finalizzata a garantirsi volumi, input industriali e una partnership stabile nel lungo periodo.
Dall’altro lato, la Commissione europea ha irrigidito il proprio approccio su sostenibilità, deforestazione e tracciabilità, richiedendo ai fornitori di olio di palma e derivati di garantire la provenienza delle materie prime da piantagioni non collegate alla deforestazione. Questo cambiamento ha provocato reazioni differenti da parte di Indonesia e Malesia. La Malesia è apparsa subito più allineata alle esigenze del mercato europeo: maggiore capacità di certificazione, grandi gruppi industriali strutturati, migliore interlocuzione istituzionale e minore conflittualità politica. In sintesi, per Bruxelles e per molti importatori europei, negli ultimi anni la Malesia è diventata un fornitore molto più “compatibile” rispetto all’Indonesia.

A ciò si è aggiunto, nel novembre 2021, l’avvio di un’indagine antidumping sulle importazioni di fatty acids provenienti dall’Indonesia. L’indagine si è conclusa con la valutazione che tali importazioni avessero arrecato danno all’industria europea e con l’imposizione di dazi definitivi nel gennaio 2023.

L’effetto combinato di queste politiche è stato una trasformazione radicale del mercato mondiale dell’acido oleico industriale, documentata nei due grafici che seguono. In essi sono riportate le esportazioni di Indonesia e Malesia rispettivamente verso il mercato UE e quello cinese.

Importazioni di acido oleico
sul mercato UEsul mercato cinese
Importazioni UE di acido oleico Importazioni Cina di acido oleico

 

Dal confronto dei due grafici emerge con evidenza come il 2021 rappresenti uno spartiacque nel mercato mondiale dell’acido oleico. Negli anni successivi, le importazioni dell’Unione Europea dall’Indonesia crollano, sostituite da una forte crescita delle forniture provenienti dalla Malesia. Sul mercato cinese avviene il fenomeno opposto, con una marcata espansione delle importazioni indonesiane accompagnata da una progressiva riduzione di quelle malesi.

Regionalizzazione dei prezzi dell’acido oleico

La frattura del mercato internazionale emersa nel 2021 risulta ancora più evidente osservando l’andamento dei prezzi. Se prima dell’estate 2021 il mercato mondiale dell’acido oleico era ancora in grado di esprimere un prezzo globale, al quale tendevano ad allinearsi i valori delle diverse regioni, dalla fine del 2021 si assiste invece a una crescente divergenza tra i prezzi nei vari mercati.
Nel grafico che segue sono riportati i prezzi dell’acido oleico rilevati in diverse aree del mondo e per differenti origini commerciali:

  • Prezzo degli scambi interni all’UE (Last Price EU, linea blu);
  • Prezzo delle importazioni UE, prevalentemente di origine malese (Storico Extra UE CIF, linea arancione);
  • Prezzo delle importazioni cinesi, prevalentemente di origine indonesiana (China CIF, linea verde);
  • Prezzo delle esportazioni cinesi (China FOB, linea rossa).
Prezzi dell'acido oleico in diversi mercati
	Prezzi dell'acido oleico in diversi mercati

Dall’analisi del grafico emergono le seguenti dinamiche e livelli successivi all’estate 2021:

  • Il prezzo delle importazioni cinesi, prevalentemente di origine indonesiana, non segue gli altri prezzi nel rialzo del 2022, mantenendosi su livelli nettamente inferiori alla media e avviando dall’inizio del 2023 una progressiva riduzione;
  • Gli altri tre prezzi mantengono invece una dinamica comune fino all’inizio del 2023, quando il prezzo delle importazioni UE dalla Malesia e il prezzo delle esportazioni cinesi registrano una flessione più marcata rispetto ai prezzi degli scambi intra-UE;
  • All’inizio del 2026, sul mercato mondiale dell’acido oleico la dispersione dei prezzi risulta molto elevata: il prezzo delle importazioni cinesi dall’Indonesia non raggiunge i 900 euro/tonnellata, mentre il prezzo degli scambi intra-UE si mantiene sopra i 1.600 euro/tonnellata. In posizione intermedia, e su livelli tra loro vicini, si collocano invece i prezzi delle esportazioni cinesi e quelli delle importazioni UE dalla Malesia.

La dispersione dei prezzi osservata all’inizio del 2026 fotografa una situazione nella quale l’irrigidimento degli standard ambientali europei e i procedimenti antidumping hanno ridotto lo spazio commerciale dell’Indonesia nel mercato UE dei fatty acids. La reazione di Jakarta è stata quella di cercare sbocchi alternativi altrove, trovandoli nella Cina, grazie alla sua fame industriale e al suo pragmatismo commerciale.
In questo contesto, il Paese che ha tratto i maggiori benefici è stata la Cina, che ha soddisfatto la propria domanda interna di acido oleico industriale attraverso importazioni a basso prezzo dall’Indonesia, sviluppando al tempo stesso una propria offerta di acido oleico a maggiore purezza, in grado di competere con le produzioni di nicchia europee.

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Conclusioni

L’olio di palma e i suoi derivati stanno diventando sempre più una materia prima sulla quale si riflettono i diversi modelli industriali perseguiti dall’Unione Europea e dalla Cina. Con la ripresa post-pandemica, l’UE ha infatti irrigidito il proprio approccio su sostenibilità, deforestazione e tracciabilità delle filiere, mentre la Cina ha consolidato una strategia più pragmatica, orientata a garantirsi volumi, input industriali e partnership affidabili.

Gli effetti di queste scelte sono risultati particolarmente evidenti nei flussi mondiali di acido oleico. L’Unione Europea ha progressivamente sostituito le importazioni di origine indonesiana con forniture malesi, considerate più compatibili con i nuovi standard richiesti dal mercato europeo. In parallelo, in Cina le importazioni dall’Indonesia, sostenute da prezzi particolarmente competitivi, sono più che raddoppiate.

Il risultato è stato la frammentazione del mercato mondiale dell’acido oleico in due poli distinti. Da un lato, il mercato europeo, servito prevalentemente dalla Malesia, caratterizzato da una maggiore attenzione agli aspetti ambientali e alla deforestazione, ma associato a prezzi più elevati. Dall’altro, il mercato cinese, maggiormente rifornito dall’Indonesia, fondato su un approccio più pragmatico e orientato all’efficienza dei costi, con benefici evidenti sul piano dei prezzi.

Il caso dell’acido oleico mostra come la transizione ecologica e la sicurezza degli approvvigionamenti possano oggi produrre geografie commerciali differenti, nelle quali standard ambientali, strategie industriali e competitività di prezzo tendono sempre più a divergere.


[1] L’acido oleico industriale (miscela a prevalenza di acido oleico, ma contenente anche altri acidi grassi) è classificato nel codice doganale Harmonized System HS382312. Viceversa, l’acido oleico puro utilizzato come specifica molecola chimica è classificato nel codice HS291615.