Impatto della de-escalation sui prezzi finanziari delle commodity
Come sono variati i costi del trasporto marittimo in seguito alla chiusura dello stretto di Hormuz?
Pubblicato da Luca Sazzini. .
Indicatori Congiunturali Settimana Finanziaria Materie PrimeDall’inizio della guerra nel Golfo Persico, la volatilità dei prezzi finanziari delle commodity energetiche è aumentata in modo significativo. I prezzi del petrolio, dopo aver superato ampiamente i 100 $/barili, rispetto ai valori medi di febbraio pari a circa 70 $/barile, sono stati caratterizzati da oscillazioni giornaliere contrastanti, con variazioni anche superiori al 10%, influenzate dalle notizie contraddittorie del presidente Trump sulla durata e sull’evoluzione del conflitto in Iran.
Quest’ultima settimana, la principale notizia ad aver influenzato i mercati energetici è stata l’annuncio di un cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran di due settimane, in cambio di una riapertura dello stretto di Hormuz. A seguito della notizia il Brent e il WTI hanno registrato crolli giornalieri rispettivamente del -13% e del -16%, tornando a livelli inferiori ai 100 $/barile. Impatti analoghi si sono rilevati anche sul mercato del gas naturale europeo, con il TTF Olanda calato del 14% in una sola giornata, così come sui prezzi dei derivati petroliferi, tra cui soprattutto gasolio e benzina.
I rischi geopolitici restano tuttavia irrisolti, con lo stretto di Hormuz ancora chiuso anche a seguito dell’attacco israeliano in Libano, avvenuto subito dopo l’accordo di tregua. È quindi probabile che, in assenza di un accordo, i mercati energetici continueranno a essere guidati da shock improvvisi legati all’evoluzione del conflitto.
Tale volatilità è inoltre destinata a riflettersi, almeno in parte, anche sugli altri mercati finanziari delle commodity, tramite canali sia diretti che indiretti.
I prezzi finanziari dei metalli preziosi hanno seguito un lieve aumento a seguito della discesa dei prezzi del petrolio e dei dati sull’inflazione statunitense, cresciuta leggermente meno delle attese del mercato. La correlazione negativa tra petrolio e metalli preziosi è attualmente legata ai timori di un’eccessiva crescita dell’inflazione energetica, che potrebbe indurre le banche centrali ad adottare politiche monetarie più restrittive. Un simile scenario penalizzerebbe l’attrattività dell’oro rispetto alle obbligazioni governative, come i Treasury americani, che, oltre a essere considerati sicuri, offrono anche rendimenti legati all’andamento dei tassi di interesse.
Nel comparto dei metalli industriali emerge una sostanziale stabilità dei prezzi dei metalli ferrosi, a fronte di un moderato aumento dei non ferrosi, sostenuto in prevalenza dalle dinamiche di rame e stagno. Segue invece una dinamica differente l’alluminio, che registra una contrazione per le attese di una de-escalation delle tensioni geopolitiche. Tale scenario favorirebbe, infatti, la ripresa del transito nello stretto di Hormuz e ridurrebbe il rischio di ulteriori interruzioni o danni agli impianti produttivi nel Golfo Persico.
Nel settore delle commodity agricole si segnala una riduzione generalizzata dei prezzi, che interessa i cereali, i tropicali e gli oli alimentari. In particolare, si evidenzia la flessione dei prezzi dello zucchero, accentuata dalle dichiarazioni del segretario all’alimentazione dell’India, secondo cui il governo non intende introdurre restrizioni alle esportazioni nel corso dell’anno.
Effetti della guerra in Iran sul costo del trasporto
Il blocco dello stretto di Hormuz ha aggravato le difficoltà nel trasporto marittimo, costringendo numerosi navi a deviare verso rotte alternative, rallentando o interrompendo il passaggio di quelle in transito e, in alcuni casi, esponendole al rischio di attacchi. Per queste ragioni, può essere interessante analizzare in che misura tali fattori abbiano inciso sui costi del trasporto marittimo internazionale.
A tal fine, l’analisi si concentra su due principali indici sintetici dei costi del trasporto marittimo internazionale: il World Container Index (WCI), elaborato da Drewry, e il Baltic Dry Index (BDI), fornito dal Baltic Exchange.
Il primo è un indicatore che misura l’andamento dei costi medi di trasporto delle navi portacontainer sulle principali rotte Est-Ovest del commercio mondiale, fornendo una panoramica aggiornata delle tariffe di spedizione nel commercio internazionale.
Il BDI, invece, riflette l’andamento dei costi del trasporto marittimo di rinfuse secche (dry bulk cargo), come ad esempio minerali di ferro, carbone o derrate alimentari.
Di seguito si riportano le dinamiche dei due indici sopra descritti, relativi agli ultimi 6 mesi storici.
Prezzi dei noli della navi per merci alla rinfusa e per container
| Navi portacontainer | Navi portarinfuse |
|
|
Dall’analisi dei due grafici emerge che, dallo scoppio della guerra in Iran, i prezzi delle navi portarinfuse sono rimasti stabili, mentre quelli delle navi portacontainer hanno iniziato a registrare degli aumenti significativi. In particolare, il WDI è aumentato di oltre il 20% dall’inizio del conflitto, con livelli attualmente pari a 2 309 $/FEU.
Le principali rotte rilevate da Drewry hanno registrato tutte aumenti di prezzo, con quelle dalla Cina agli Stati Uniti in crescita di oltre il 30%.
Questi dati evidenziano una crescita generalizzata dei prezzi del trasporto marittimo containerizzato, pur in assenza, al momento, di una vera e propria crisi logistica. Gli attuali livelli del WCI (2309 $/FEU) risultano infatti significativamente inferiori rispetto alla precedente crisi logistica del 2024, legata agli attacchi degli Houthi, quando i prezzi avevano raggiunto circa 6 000 $/FEU, e ancora più distanti dai massimi storici del 2022, superiori ai 10 000 $/FEU.
APPENDICE NUMERICA
ENERGIA
L’indice finanziario PricePedia dei prodotti energetici subisce una flessione su base settimanale, a seguito dell'annuncio di tregua tra Stati Uniti e Iran.
Indice Finanziario PricePedia dei prezzi in dollari dell'energia
L’heatmap degli energetici evidenzia calo generalizzato dei prezzi del petrolio, del gas naturale e dei distillati.
HeatMap dei prezzi degli energetici in euro
METALLI PREZIOSI
L’indice finanziario dei metalli preziosi segnala una lieve ripresa dei prezzi dei beni rifugio.
Indice Finanziario PricePedia dei prezzi in dollari dei metalli preziosi
Dall'analisi dell'heatmap emerge l'aumento dei prezzi finanziari di palladio e platino.
HeatMap dei prezzi in euro dei metalli preziosi
FERROSI
Entrambi gli indici dei metalli ferrosi sono rimasti relativamente stabili su base settimanale.
Indici Finanziari PricePedia dei prezzi in dollari dei metalli ferrosi
Dall'analisi dell'heatmap si segnala una riduzione dei prezzi dei minerali di ferro Cina e dei rottami di acciaio Turchia.
HeatMap dei prezzi dei ferrosi in euro
Vuoi restare aggiornato sull’andamento dei mercati delle commodity?
Iscriviti gratuitamente alla newsletter PricePedia!
NON FERROSI INDUSTRIALI
I due indici finanziari PricePedia dei metalli non ferrosi presentano entrambi un rialzo su base settimanale.
Indici Finanziari PricePedia dei prezzi in dollari dei metalli non ferrosi industriali
Dall’analisi dell’heatmap dei non ferrosi si evidenzia l'aumento dei prezzi settimanali rame e stagno, a fronte della flessione di quelli sull'alluminio.
HeatMap dei prezzi dei non ferrosi in euro
ALIMENTARI
Tutti e 3 gli indici finanziari dei prodotti alimentari segnalano una flessione settimanale dei prezzi.
Indici Finanziari PricePedia dei prezzi in dollari degli alimentari
CEREALI
L'heatmap dei cereali evidenzia un calo generalizzato dei prezzi.
HeatMap dei prezzi in euro dei cereali
TROPICALI
L'heatmap dei tropicali registra flessioni particolarmente intense per i prezzi dello zucchero 11.
HeatMap dei prezzi in euro degli alimentari tropicali
OLI
Dall'heatmap degli oli alimentari emerge un ribasso generalizzato per tutti i prezzi.
HeatMap dei prezzi in euro degli oli alimentari