Il riciclo delle termoplastiche può mitigare l'effetto dello shock energetico?
Impatto delle variazioni del prezzo del petrolio sulla filiera delle termoplastiche
Pubblicato da Luca Sazzini. .
Plastiche ed Elastomeri Cost pass-throughNell’articolo: "Mercati del riciclo e mercati delle commodity" sono state analizzate le interazioni tra il mercato degli scarti, quello dei materiali riciclati e quello della commodity vergine, evidenziando come i prezzi nei tre mercati tendano a influenzarsi reciprocamente e a essere strettamente collegati al prezzo del prodotto finito. In particolare, quanto più elevato è il grado di sviluppo del mercato del riciclo, tanto più i prezzi degli scarti e delle commodity riciclate risultano correlati a quelli del rispettivo prodotto finale. Il rafforzamento di queste relazioni di prezzo può contribuire ad attenuare eventuali shock improvvisi dal lato dei costi degli input necessari alla produzione delle commodity vergini sui prezzi dei prodotti finiti. Infatti, all’aumentare dei costi di produzione delle commodity vergini, i materiali di scarto tendono a diventare relativamente più convenienti per la produzione dei prodotti finiti, esercitando così una pressione calmieratrice sui relativi prezzi finali.
In questo articolo analizzeremo l’intensità di tale meccanismo nel mercato delle termoplastiche, al fine di verificare se il riciclo sia in grado di attenuare, almeno parzialmente, l’impatto delle variazioni del prezzo del petrolio su quelli delle termoplastiche. Dal cracking del petrolio si ottiene infatti la virgin nafta, principale feedstock per la produzione di termoplastiche vergini.
L’analisi si articolerà in due parti. Nella prima verrà esaminata l’evoluzione dei prezzi del petrolio e della virgin nafta a seguito del blocco dello Stretto di Hormuz. Nella seconda parte saranno analizzate le elasticità dei prezzi nel lungo periodo lungo le filiere di alcune termoplastiche, con l’obiettivo di verificare se l’impatto del petrolio e della virgin nafta possa essere parzialmente attenuato da un mercato del riciclo fortemente sviluppato.
Analisi dei prezzi di petrolio e virgin nafta
Nel grafico seguente sono riportate le serie storiche dei prezzi del petrolio e della virgin nafta da gennaio 2020 a oggi, espressi in euro per tonnellata.
Come benchmark per il prezzo del petrolio è stato utilizzato il prezzo finanziario del Brent quotato sull’Intercontinental Exchange (ICE), convertito in euro per tonnellata. Per quanto riguarda la virgin nafta, sono state utilizzate due fonti distinte. La prima è il prezzo CFD (Contract for Difference) fornito da Trading Economics, che riflette il prezzo finanziario negoziato sui mercati OTC (over-the-counter). La seconda fonte riguarda i prezzi doganali europei, che riportano i valori medi delle transazioni di importazione ed esportazione rilevati alle 27 dogane dei paesi UE.
Serie storiche dei prezzi di petrolio e virgin nafta, espressi in euro/tonnellata
Dall’analisi del grafico emerge che i tre prezzi analizzati tendono a seguire una dinamica comune. I coefficienti di correlazione risultano sempre superiori a 0.9 su un massimo teorico di 1, indicando che i prezzi delle due virgin nafte sono molto simili tra loro (0.97) e che entrambe sono strettamente legate agli andamenti dei prezzi del Brent.
A causa del blocco dello Stretto di Hormuz, la media mensile dei prezzi da inizio marzo ad oggi registra, sia per il Brent che per il prezzo CFD della nafta, un aumento congiunturale del 40% rispetto alla media mensile di febbraio. Tali evidenze indicano che la variazione del prezzo del Brent si è trasmessa quasi integralmente al prezzo della nafta vergine. Può quindi essere utile verificare se una trasmissione così intensa si propaghi anche lungo il resto della filiera produttiva, influenzando in misura analoga anche i prezzi delle materie plastiche.
Impatti sui prezzi delle materie plastiche
Nella mappa che segue si riportano le elasticità di lungo periodo delle filiere di 3 termoplastiche: PET, polietilene e polipropilene.
Dall’analisi del flowchart emergono le elasticità di lungo periodo tra i prezzi dei diversi prodotti considerati. L’elasticità tra il prezzo del petrolio e della virgin nafta è pari a 0.85, ciò significa che, a parità di altre condizioni (ceteris paribus) un aumento (diminuzione) dei prezzi del petrolio del 10% comporta, in media, una crescita (riduzione) dei prezzi delle nafta, pari rispettivamente all’8.5%.
A fronte di un’elevata elasticità tra petrolio e nafta, risulta invece molto più contenuta quella tra il petrolio e i polimeri. Ad esempio, l’elasticità tra il prezzo del petrolio e quello del PET è relativamente bassa, pari a 0.11, valore ottenuto come prodotto delle elasticità lungo la filiera, ovvero 0.85 * 0.81 * 0.48 * 0.63 * 0.52. Questa elasticità risulta circa la metà di quella stimata tra il prezzo dello scarto di lavorazione del PET e quello del PET stesso (0.21). Deve, tuttavia, essere considerato che anche il prezzo dello scarto è a sua volta influenzato dal prezzo del polimero, determinando, attraverso questo canale, un leggero incremento dell’elasticità complessiva del prezzo del polimero rispetto alle variazioni del prezzo del petrolio.
Anche nel caso delle diverse tipologie di polietilene, l’elasticità tra il prezzo del petrolio e quello dei rispettivi prodotti finiti è sempre inferiore rispetto all’elasticità osservata tra gli scarti e i polimeri. Un’eccezione è rappresentata invece dal polipropilene: in questo caso l’elasticità tra petrolio e polipropilene (0.21) risulta leggermente superiore a quella tra il prezzo dello scarto e quello del polipropilene (0.18).
Nel complesso, a parità di altre condizioni, un aumento del prezzo del petrolio si traduce mediamente in incrementi relativamente contenuti nei prezzi dei diversi polimeri (l’elasticità massima è pari a 0.21). Questi impatti appaiono coerenti con la presenza di un mercato del riciclo fortemente sviluppato, che tende a contenere le variazioni dei prezzi dei polimeri. Infatti, in presenza di un rialzo significativo del prezzo del petrolio, i polimeri riciclati diventano più convenienti rispetto a quelli vergini, spostando parte della domanda dai polimeri vergini a quelli riciclati e influenzando di conseguenza i prezzi relativi.
Conclusioni
Questa analisi evidenzia come, a parità di altre condizioni, gli aumenti del prezzo del petrolio tendano a riflettersi in misura significativa sui prezzi finali dei polimeri vergini, sebbene in misura parzialmente attenuata dalla presenza di un mercato concorrente di polimeri riciclati. I risultati ottenuti mediante l’utilizzo di modelli econometrici a specificazione dinamica risultano coerenti con la presenza di un mercato del riciclo fortemente sviluppato, che mette in stretta relazione i prezzi degli scarti con quelli dei polimeri.
In presenza di aumenti significativi dei costi degli input necessari alla produzione di commodity vergini, le imprese tendono infatti ad accrescere la domanda di polimeri riciclati, al fine di contenere l’aumento dei costi di produzione, con l'effetto di limitare l'impatto complessivo delle variazioni del prezzo del petrolio sui prezzi finali dei polimeri.