Effetti del conflitto in Iran sui prezzi finanziari delle commodity
Prezzi delle commodity in tensione per il blocco dello stretto di Hormutz
Pubblicato da Luca Sazzini. .
Indicatori Congiunturali Settimana Finanziaria Materie PrimeA seguito degli attacchi condotti lo scorso fine settimana da Stati Uniti e Israele contro l’Iran, i prezzi del petrolio sono inizialmente aumentati di circa il 7% nella giornata di lunedì 2 marzo, arrivando a 77.7 $/barile. Questo primo incremento, seppur significativo, risulta comunque relativamente contenuto se confrontato con i rischi sull’offerta e l’incertezza sulla durata del conflitto. Il mercato, infatti, in un primo momento ha scontato solo un’interruzione temporanea dei flussi di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz, ritenendo che l’ampio surplus disponibile potesse assorbirne l’impatto. In tale scenario, il surplus sarebbe destinato ad aumentare ulteriormente grazie all’incremento dell’offerta da parte dell’OPEC+, deciso nella riunione di domenica 1 marzo e previsto a partire da aprile.
Nel corso della settimana, tuttavia, i prezzi del petrolio hanno continuato a salire a causa delle crescenti tensioni e dei timori legati agli attacchi iraniani contro infrastrutture energetiche, che potrebbero innescare una vera e propria crisi energetica. Il Brent è arrivato a 92.7 $/barile, quasi il 28% in più rispetto alla chiusura della settimana precedente, che già incorporava un significativo premio per il rischio legato al conflitto in Medio Oriente.
Dinamiche analoghe hanno interessato anche i derivati petroliferi, come gasolio e benzina, che hanno registrato aumenti ancora più marcati. La Cina ha richiesto alle proprie raffinerie di sospendere le esportazioni di questi prodotti, e cresce il timore che anche altri Paesi possano adottare misure simili.
Per contenere la crescita dei prezzi del petrolio, gli Stati Uniti hanno concesso all’India una deroga di 30 giorni per riprendere gli acquisti di petrolio russo. Washington valuta inoltre il ricorso alla propria riserva strategica nazionale per sostenere l’offerta e promette di garantire la sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz, anche tramite l’utilizzo di scorte navali.
Quest’ultima misura, tuttavia, difficilmente avrebbe effetti immediati: le navi restano comunque esposte ad attacchi iraniani e, per garantire un passaggio davvero sicuro, sarebbe prima necessario ridurre le capacità offensive dell’Iran.
Finché non emergeranno nuovi segnali di stabilizzazione in Medio Oriente o indicazioni più precise sulla durata del conflitto, i prezzi del petrolio sono destinati a rimanere fortemente sostenuti.
Se i prezzi del petrolio hanno registrato enormi rialzi nel corso della settimana, i mercati del gas naturale in Europa e in Asia hanno mostrato dinamiche ancora più marcate. Il prezzo del TTF Olanda è cresciuto di oltre il 60%, superando i 60 €/MWh, mentre il prezzo JKM asiatico ha mostrato una dinamica simile, seppur con un’intensità leggermente inferiore.
In Europa i prezzi sono sostenuti non solo dal blocco sullo Stretto di Hormuz, attraverso cui transita circa il 20% dell’offerta globale di GNL, ma anche dal livello eccessivamente basso delle scorte europee. A ciò si aggiungono le nuove minacce di Putin di reindirizzare le forniture di gas al di fuori del mercato europeo.
Sebbene l’UE abbia già ridotto in modo significativo le importazioni di gas dalla Russia e preveda di eliminarle completamente entro la fine del 2027, un eventuale taglio immediato delle forniture, in un contesto di blocco dell’offerta e di scorte europee ai minimi, eserciterebbe una forte pressione rialzista sui prezzi del TTF.
Nel mercato dei metalli preziosi, contrariamente alle previsioni di diversi analisti, i prezzi di oro e argento non sono aumentati a causa dello scoppio della guerra, al contrario, sono addirittura diminuiti: l’oro è tornato attorno ai 5100 $/oncia e l’argento agli 80 $/oncia.
Gli investitori, preoccupati da un possibile ampliamento del conflitto in Medio Oriente, hanno preferito proteggersi aumentando l’esposizione diretta alle materie prime energetiche, invece di ricorrere ai tradizionali beni rifugio come oro e argento. In particolare, molti operatori hanno ribilanciato i portafogli vendendo parte dei beni rifugio per acquistare strumenti finanziari legati alle commodity energetiche.
Nonostante i fondamentali dei metalli preziosi restino solidi e si preveda che un’escalation o una prolungata durata del conflitto possano sostenerne i prezzi, questi ultimi hanno anche risentito delle attese di politiche monetarie più restrittive da parte della Federal Reserve e della Banca Centrale Europea, oltre che dal rafforzamento settimanale del dollaro statunitense.
I prezzi dei metalli industriali sono stati anch’essi fortemente penalizzati dal rafforzamento del dollaro e dalle attese di politiche monetarie più restrittive. I prezzi dei metalli ferrosi hanno seguito un lieve aumento trainato soprattutto dai minerali di ferro Cina e dai coils, mentre quelli non ferrosi hanno interrotto la loro dinamica di crescita, registrando una lieve flessione su base settimanale. Tra i prezzi dei non ferrosi, lo stagno ha subito i maggiori ribassi, seguito dal rame, penalizzato dal forte aumento delle scorte registrato questa settimana.
Una dinamica completamente diversa ha invece caratterizzato il mercato dell’alluminio che questa settimana ha seguito importanti rialzi per via di nuovi timori sull’offerta. Circa l’8% della produzione mondiale di alluminio è concentrata nel Golfo Persico, e i timori di un possibile blocco del trasporto marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz hanno spinto i prezzi dell’alluminio al London Metal Exchange (LME) verso livelli prossimi ai 3400 $/tonnellata.
Nel comparto degli alimentari si evidenzia un importante rialzo dei prezzi dell’olio di soia, anch’esso legato allo scoppio della guerra in Medio Oriente. L’olio di soia è infatti utilizzato come input produttivo per la produzione di biodiesel e i suoi prezzi tendono quindi ad essere positivamente correlati con quelli del petrolio. Si segnala, inoltre, un aumento dei prezzi dei cereali e una ripresa di quelli del caffè.
APPENDICE NUMERICA
ENERGIA
L’indice finanziario PricePedia dei prodotti energetici registra un'impennata a seguito dello scoppio della guerra in Iran.
Indice Finanziario PricePedia dei prezzi in dollari dell'energia
L’heatmap degli energetici si colora di rosso, evidenziando forti rialzi dei prezzi del petrolio, dei suoi derivati e del gas naturale in UE e Asia.
HeatMap dei prezzi degli energetici in euro
MATERIE PLASTICHE
L'indice finanziario cinese delle materie plastiche e degli elastomeri cinesi segnala anch'esso un rialzo improvviso, seguendo la dinamica dei prezzi del petrolio.
Indici Finanziari PricePedia dei prezzi in dollari delle materie plastiche
Dall'analisi dell'heatmap si evidenzia una crescita significativa dei prezzi cinesi delle termoplastiche, soprattutto per propilene e LLDPE, a fronte di una flessione degli elastomeri.
HeatMap dei prezzi delle materie plastiche e degli elastomeri in euro
METALLI PREZIOSI
L’indice finanziario dei metalli preziosi subisce una flessione su base settimanale.
Indice Finanziario PricePedia dei prezzi in dollari dei metalli preziosi
Dall'analisi dell'heatmap emerge un calo significativo dei prezzi dei metalli preziosi, ad eccezione dell'oro che rimane maggiormente stabile.
HeatMap dei prezzi in euro dei metalli preziosi
FERROSI
I due indici finanziari dei metalli industriali registrano rialzi contenuti su base settimanale.
Indici Finanziari PricePedia dei prezzi in dollari dei metalli ferrosi
Dall'analisi dell'heatmap si segnala una crescita dei prezzi dei minerali di ferro Cina e dei coils.
HeatMap dei prezzi dei ferrosi in euro
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NON FERROSI INDUSTRIALI
I due indici finanziari dei metalli non ferrosi si stabilizzano, registrando un lieve calo su base settimanale.
Indici Finanziari PricePedia dei prezzi in dollari dei metalli non ferrosi industriali
Dall’analisi dell’heatmap dei non ferrosi si evidenzia l'aumento dei prezzi dell'alluminio e il calo di quelli dello stagno.
HeatMap dei prezzi dei non ferrosi in euro
ALIMENTARI
Tutti gli indici dei prodotti alimentari segnalano una crescita dei prezzi su base settimanale.
Indici Finanziari PricePedia dei prezzi in dollari degli alimentari
CEREALI
L'heatmap dei cereali rileva una crescita settimanale della media mobile a 3 giorni dei prezzi del riso grezzo.
HeatMap dei prezzi in euro dei cereali
TROPICALI
L'heatmap dei tropicali registra una ripresa dei prezzi del caffè.
HeatMap dei prezzi in euro degli alimentari tropicali
OLI
Dall'heatmap degli oli alimentari emerge un rialzo generalizzato dei prezzi, particolarmente intenso per l'olio di semi di soia.
HeatMap dei prezzi in euro degli oli alimentari